Urge la riscoperta dell’apologetica. Di Corrado Gnerre

Inizio questa rubrica che tratta di apologetica nella maniera più ovvia e più doverosa, parlando di apologetica. Spiegando cosa è e perché è necessaria, oggi più di ieri.

L’apologetica

L’apologetica è la dimostrazione e la difesa razionale e storica delle verità della fede cristiana. Per il suo carattere universale si distingue dall’apologia che è la difesa particolare delle singole verità.

Riguardo agli interessi dell’apologetica si può dire che essa si divide in due parti: una, più specificamente filosofica; ed un’altra, più specificamente storico-teologica.

La parte più specificamente filosofica comprende: l’esistenza di un Dio personale ed unico, la credibilità della Rivelazione, la valutazione della Rivelazione (soprattutto attraverso i miracoli). La parte più specificamente storico-teologica comprende: Gesù Cristo come Verbo incarnato, la storicità dei Vangeli, la fondazione della Chiesa e la Chiesa nel suo itinerario storico.

Il metodo

L’apologetica tratta tutto questo con il lume naturale della ragione per disporre l’animo al dono divino della fede, attraverso la dimostrazione razionale dei motivi di credibilità. Il Concilio Vaticano I afferma: “La retta ragione dimostra i fondamenti della fede”. Dunque, l’apologetica si distingue dalla teologia, la quale si muove nella sfera della fede e con il lume soprannaturale della fede stessa.

Per capire l’apologetica bisogna tener presente una differenza importante, quella tra dimostrabilità e credibilità. La prima è la possibilità di dimostrare razionalmente; infatti nel Cattolicesimo c’è una serie di affermazioni la cui veridicità è possibile dimostrare con la ragione (esistenza, unicità, bontà di Dio…). La seconda (la credibilità) è quando, pur non avendo la possibilità di dimostrare, la ragione può comunque intervenire per valutare la credibilità di ciò che viene affermato. Ebbene, nel Cattolicesimo tutte quelle verità che non sono dimostrabili, sono pur sempre credibili. Nel Cattolicesimo possono esserci e ci sono verità al di sopra della ragione, ma non contro la ragione, cioè irragionevoli.

L’oblio dell’apologetica

Negli ultimi tempi l’apologetica ha subito una vera e propria congiura di occultamento. E’ stata ripetutamente attaccata e si è cercata di demolirla completamente. Si possono individuare almeno tre cause alla base di ciò che è avvenuto.

1.La “protestantizzazione” del Cattolicesimo. Vi è, infatti, una profonda differenza tra il concetto di fede del Cattolicesimo e quello del Protestantesimo. Per il Cattolicesimo la fede è assenso dell’intelletto alle verità rivelate da Dio; il che vuol dire che la ragione, anche nei casi in cui non può dimostrare, è sempre chiamata in causa per valutare la ragionevolezza delle verità rivelate (è la differenza tra dimostrabilità e credibilità di cui abbiamo parlato prima). Lutero, invece, estromise la ragione (arrivò di fatto a demonizzarla) e ridusse la fede ad un esclusivo sentimento di fiducia nell’onnipotenza e nella misericordia di Dio.

2.L’influenza del ‘modernismo’. Il modernismo (complesso di eresie sorte in seno alla Chiesa al principio del XX secolo sotto l’influsso della filosofia e della critica moderne) adottò il motivo luterano della fede-sentimento, facendo del dogma un’espressione provvisoria del senso religioso che eromperebbe dal subconscio. Il Magistero della Chiesa ha condannato questa teoria. E’ scritto infatti nel giuramento antimodernistico di san Pio X: “Ritengo certissimamente e sinceramente professo che la fede non è un cieco sentimento religioso, che scaturisce dal fondo del sub-coscienza sotto la pressione del cuore e dell’inclinazione della volontà…ma un vero assenso dell’intelletto alla verità ricevuta dal di fuori.” Concetto questo ribadito anche da Pio XII nell’Humani generis. Il modernismo, malgrado solennemente condannato, si è mostrato come una sorta di ‘fiume carsico’, è sembrato andare sottoterra (cioè sparire) per poi riemergere e venire nuovamente alla luce. E’ fuor di dubbio che una significativa parte della teologia contemporanea risenta, in misura maggiore o minore, di influenze modernistiche.

3.Influenza del ‘personalismo’ cristiano. Vi è una differenza tra il tradizionale concetto di persona e quello personalista. Il concetto tradizionale dice che la persona è sostanza individuale di natura razionale (secondo la celebre definizione di Boezio). Il personalismo, invece, ritiene che la persona non si possa definire ontologicamente, anzi sarebbe di fatto indefinibile. La persona non sarebbe altro che un concetto “fluido” di emanazioni e manifestazioni psicologiche, laddove l’elemento emotivo-sentimentale avrebbe la prevalenza su quello razionale. Ed ecco perché oggi si riscontra una forte sentimentalizzazione della Fede: non è più la verità che giudica l’esperienza, ma l’esperienza che pretende giudicare la verità. Siamo molto lontani, pertanto, dall’impostazione autenticamente cattolica, laddove l’incontro con Cristo costituisce sì il criterio di giudizio del proprio essere cristiani (è il cosiddetto “primato della volontà libera” di cui parla anche san Tommaso d’Aquino), ma –e lo si dimentica molto spesso- la volontà deve sempre seguire logicamente l’adesione intellettuale al vero. Non si può infatti amare, se prima non si conosce.

Corrado Gnerre

C. Gnerre

Corrado Gnerre insegna antropologia filosofica presso l'Università Europea di Roma. E' inoltre scrittore e fondatore de "Il Cammino dei Tre Sentieri".