Un singolare autore di Sciarade

Per chi non lo sapesse la sciarada è un giuoco in cui, come recita il mio “stagionato” Zingarelli edizione 1956, “sì da ad indovinare una parola dividendola in varie parti e designando ciascuna ed il totale con una particolare nota da indovinare, p.e. indo-vino, │il primo, il secondo, il tutto, intero, totale della ─, │ in versi, │ a pompa, │soluzione della ─.”.

Chiaro?: forse non troppo!

Quindi per non scoraggiare l’eventuale neofita – od il curioso –, se questi non ha già gettato la spugna, chiediamo ausilio ad un altro testo in mio possesso: il ben più datato “Come posso divertirmi” di J. Gelli ed Ulderico Hoepli, 1901.

Dal testo estrapoliamo quanto segue: “La parola scelta e i vocaboli derivanti da quella vengono considerati come tanti enummi e come tali nascosti, nello svolgimento, con le parole convenzionali:

Uno,primo, primiero; due, altro, secondo; terzo; quarto; finale, ultimo, tutto, intiero, totale.

Dato il vocabolo: consentaneo, si potrebbe spezzare in modo da trarne le voci: CON-SENTA-NEO; oppure: CON-SEN-TANE-O; ed anche: CONSENTA-NEO. Con queste divisioni si potrebbero, quindi, creare tre sciarade differenti, nelle quali, secondo il primo esempio: CON sarebbe il primo, SENTA il secondo, NEO il terzo; mentre nel secondo caso: CON resterebbe il primo, SEN secondo, TANE terzo, ed O finale; ma nel terzo esempio: CONSENTA primo, NEO secondo, altro o finale.”

Ora va un po’ meglio, o almeno lo spero.

Attualmente la sciarada trova ospitalità esclusivamente in riviste o testi d’enigmistica, ma qualche tempo addietro, fino alla prima metà del secolo scorso (il ‘900 per intenderci), la si poteva proporre, improvvisando od in modo più o meno elaborato, in versi rimati o sciolti, quale passatempo evoluto nei salotti o, per sfoggiare il proprio estro inventivo, quale tenzone con amici.

Ricordo con affetto e nostalgia la mia nonna materna la quale era solita proporre, durante le soste nel parco pubblico, a me bambinetto semplici, a volte ingenue sciarade le cui soluzioni, sempre suggerite mi lasciavano divertito quanto sbalordito.

Questo prolisso ma, mi auguro, non inutile preambolo doveva servire a presentare un singolare autore di sciarade: Vincenzo Gioacchino Pecci poi Leone XIII (Carpineto, 1810 – Roma, 1903).

Mi auguro, in un prossimo futuro, di poter approfondire, su queste pagine, altri aspetti peculiari di questo insigne e dottissimo personaggio: in particolare la figura del poeta.

Ma torniamo alle sciarade.

Ho trovato, nella biografia “L’infanzia e la giovinezza di un Papa – Leone XIII e gli albori del Risorgimento italiano (1810-1838) – tipografia italo-orientale «S.Nilo» 1914”, tra i documenti raccolti alla fine del volume, alcune sciarade inedite, composte da Gioacchino Pecci, tratte da un quaderno scritto di suo pugno che contiene anche sciarade di Eroli e di Bartolini, conservato nell’archivio Pecci.

Propongo, inizialmente, al fine di preparare il lettore allo stile ed al linguaggio dell’autore, tre sciarade risolte; per poi offrire alla bravura d’ognuno quelle la cui soluzione rimane oscura.

I

A. D. BARTOLINI

Senza il mio primo, o Bartolini amabile

Indarno speri prolungar tua vita,

Con onda scorre fuggitiva e labile

Il mio secondo, immagine della vita,

Il tutto ebbe alma fiera ed indomabile,

Sprezzator de regnanti, e della vita.

Il tutto avverti è un nome, ma il cognome

Facil trovi se trovasti il nome.

Soluzione: VITTO il primo, RIO il secondo.

Quindi: VITTORIO (Vittorio Alfieri naturalmente).

II

Usa del mio primier, se in poesia

La luce esprimi che vampeggia e brilla

La sorte all’altro, ahi troppo infausta e ria,

Converse il regno in cenere e favilla,

Fa di sé bella mostra il mio totale

Nei tempî, ne teatri e nelle sale.

Soluzione: LAMPA il primo, DARIO il secondo (Dario, re alchemenide dipersia).

Quindi: LAMPADARIO.

III

Quanta gente il primo accoglie

Quante donne e cavalier!!

L’un la voce al canto scioglie,

L’un qui suda al tavolier.

Se il secondo arde e balena,

S’ode altissimo fragor;

Già la via di stragi e piena,

Tutto è morto intorno è orror.

Presso l’ultimo con gloria

Valorosi un dì pugnar,

E diè fama la vittoria

Ad un’isola e ad un mar.

Soluzione: SALA il primo, MINA il secondo.

Quindi: SALA-MINA, Salamina (isola greca teatro della vittoria della flotta greca su quella di Serse).

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È il momento d’aguzzare l’ingegno!

Le quattro sciarade che seguono attendono una soluzione:

A sostentar la vita

Il bisogno ed il piacere

Quante donne e cavalier!!

Dolcemente al primier spesso ne invita.

Se per la via ne andrai

Che ti segna il secondo

Al tuo destin più presto giungerai.

Vuoi tu sembrar sapiente?

Affè al mio totale,

Dotto ti crederà la sciocca gente.

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Come Maron cantò, di gran valore

Fè il primiero in naval pugna la prova.

Nell’altro d’ogni vezzo ingannatore

Riporta la virtùVener ritrova.

Fa che lo perda; o che lo stral d’amore

La lusing, il piacer che più le giova?

Fu vago giovinetto, or non so come

È l’intiero un bel fiore ed un bel nome.

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Mai più nemica al vero

Più strania cosa udissi

Che fosse il mio primiero

Del Ciel, de cupi abissi

Del procelloso oceano

Del mondo abitator.

Niun più ribaldo e tristo

Fu del secondo: ei stolto

La sposa osò di Cristo

Turbar: ma vinto e colto

Giacque dall’ira vindice

D’un nume punitore:

Il tutto mio vivace

Qual non mi dà diletto?

Tanto più ognor mi piace

Quanto più semplicetto;

Ei scherza, e poi festevole

Gioisce al mio gioir.

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A GIOVANNI EROLI

Arde già l’ora, e pronto è il sacrifizio

V’arde il primiero, in devot’atto, e pio.

Cadde il mio tutto nel più infame vizio,

Onde a ragion mertò l’ira di Dio,

Ebbe però tal senno, e tal giudizio,

Che se parte in te fosse, Eroli mio,

Ben di te potrei dire il mio secondo,

Talchè niun fora a te simile al mondo.