Turchia, Isis e petrolio:Il segreto di Pulcinella

Isis, Putin mostra le prove: Erdogan e la sua famiglia in affari col Califfato

Il ministero della Difesa russo ha accusato senza mezzi termini il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua famiglia di essere coinvolti nel traffico di petrolio organizzato dall’Isis. “Il principale consumatore del petrolio rubato dal legittimi proprietari, Siria e Iraq, è la Turchia, il presidente Erdogan e la sua famiglia sono coinvolti in questa attività criminale” ha detto il vice ministro Anatoly Antonov. Il premier turco Erdogan: “Nessuno può lanciare calunnie”

Nuova escalation della tensione fra Russia e Turchia. Dopo il mancato incrocio dei rispettivi leader al vertice del clima di Parigi, Mosca ribadisce infatti le accuse contro il presidente turco Recep Tayyip Erdogan di essere coinvolto direttamente assieme alla sua famiglia nel contrabbando di petrolio con i militanti dello Stato islamico. Dopo le denunce dei giorni scorsi arrivate dal presidente Vladimir Putin, cui Erdogan aveva risposto chiedendo di provare le accuse, dicendosi pronto a dimettersi laddove provate, il ministero della Difesa di Mosca ha rincarato le dose. “Oggi – ha detto in un briefing con i giornalisti il vice ministro della Difesa Anatoly Antonov – presentiamo solo alcuni dei fatti che confermano che un team di banditi ed elite turche che ruba il petrolio dai loro vicini opera nella regione”.

“Secondo le nostre informazioni – ha aggiunto Antonov, che ha parlato di “enormi quantità di petrolio” che entrano in territorio turco attraverso migliaia di camion – la massima leadership politica del Paese, il presidente e la sua famiglia, è coinvolta in questo business criminale”. Il ministero ha poi sottolineato come dall’inizio dei raid russi in Siria, il 30 settembre scorso, si siano però significativamente ridotte per lo Stato islamico le entrate provenienti dal contrabbando di petrolio. Il generale Sergey Rudskoy ha rivelato che fino a due mesi fa “le entrate per questa organizzazione terroristica erano di tre milioni di dollari al giorno, oggi sono di circa 1,5 milioni”.

Nel corso del briefing sono state diffuse foto dei camion carichi di petrolio che attraversano la frontiera tra la Siria e la Turchia, video dei raid aerei contro i depositi dell’Is e mappe con i movimenti dettagliati del contrabbando. Rudskoy ha precisato che altre prove saranno pubblicate nei prossimi giorni sul sito del ministero. Dopo l’abbattimento, il 24 novembre scorso, di un caccia russo da parte delle Forze aeree turche con l’accusa di avere violato lo spazio aereo, Putin aveva accusato Ankara di averlo fatto perché il Sukhoi stava raccogliendo prove sul contrabbando.

Dalle tre vie individuate dalla Difesa russa, lungo la quali viene convogliato verso la Turchia il petrolio rubato in Siria e Iraq dall’Is, passano 200mila barili al giorno, un quantitativo dal quale i jihadisti ricavano due miliardi di dollari l’anno. “Difficile non accorgersene”, hanno sottolineato i rappresentanti del ministero, commentando i filmati. In senso contrario, dalla Turchia alla Siria, passano le armi destinate ai jihadisti e i combattenti che ingrossano el fila dell’Is: solo nell’ultima settimana sono passati “duemila militanti, oltre 120 tonnellate di munizioni e circa 250 mezzi di trasporto”, ha poi spiegato il capo del Centro nazionale russo per la gestione della Difesa, Mikhail Mizintsev.

Al briefing hanno partecipato anche gli addetti militari delle ambasciate di tutto il mondo presenti a Mosca, compresi rappresentanti italiani. Particolarmente impressionanti sono state considerate le riprese risalenti al 14 novembre scorso nella zona di Silopi, che mostrerebbero un enorme parcheggio di autocontainer (intorno ai 3.200) pronti a partire per partecipare al traffico di oro nero del sedicente Stato Islamico. In un altro filmato del 18 ottobre si vedono invece 1.722 autocontainer incolonnati: “I terroristi hanno costruito delle vere e proprie isole petrolifere”, hanno spiegato.
In base a quanto spiegato le direzioni che il petrolio dell’Is prenderebbe oltre il confine turco-siriano sarebbero tre. Una verso Ovest che avrebbe uno sbocco sul mare attraverso i porti di Iskenderun e Reikhandly. “Un’altra quella settentrionale, termina a Batman, a cento chilometri dal confine siriano”, hanno spiegato i militari russi. E poco distante anche dal confine con l’Iraq, altra cortina particolarmente permeabile. La terza sarebbe quella orientale.
Immediata, la replica del premier turco che dimostra come la situazione può degenerare da un momento all’altro. “Nessuno può lanciare calunnie contro la Turchia sull’acquisto di petrolio dall’organizzazione terroristica Daesh”, cioè l’Isis, ha attaccato infatti Erdogan. “Nel momento in cui potranno provarlo mi dimetterò, come dovrebbero fare quelli che non possono provare le loro accuse”, ha aggiunto.

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