Sulla medicina omeopatica (IV parte)

 

LA VISITA MEDICA

 Visti i motivi che mi hanno spinto ad uscire dall’indolenza e, come modesto conoscitore, a separare la vera medicina hanemanniana unicista da quella pluralista (utilizzo di più rimedi per volta) e da altre terapie dove integrano farmaci allopatici con quelli omeopatici, vorrei anche entrare per un momento, in uno studio medico omeopatico, per soddisfare la curiosità di chiunque avesse l’interesse a farlo.

Non è certamente l’antro di uno stregone! Se cercate di visualizzare pendolini, alambicchi, storte o mappe astrologiche; oppure se pensate di essere inebriati da aromi di erbe miscelate, probabilmente, anzi sicuramente, avete bisogno…di qualcos’altro! Invece troverete uno studio medico normalissimo, sobrio ed essenziale nel suo arredo.

Il nostro medico non ha una bacchetta magica ne porta un cappello a punta. Sulla scrivania, poggiato su di un leggio, un testo della “Materia Medica”, a fianco uno sfigmomanometro, uno stetoscopio e la vostra cartella per l’anamnesi.

In un angolo è posto un lettino per le visite con un paravento, e nell’angolo opposto una libreria contenente libri di medicina. Ah!…Dimenticavo! Appeso al muro, esposto in bella vista, il suo classico bel giuramento di Ippocrate con la relativa laurea in medicina e chirurgia, non che l’attestato all’abilitazione della professione medica.

Durante la visita egli annoterà, scrupolosamente sula vostra cartella personale il modo in cui si sono sviluppate le vostre sofferenze. Tutti i sintomi, I più particolari e contraddittori, le vostre fobie, traumi, gli stati d’animo, i vostri desideri e tolleranze alimentari, dolori fisici, ansie e preoccupazioni.

Insomma, tutto ciò che potrà aiutare il medico ad individuare il soggetto, cioè il…simillimum, più chiaramente, il simile…più simile.

Al termine, non vi aspettate però che vi dica da quale malattia siete afflitto, in omeopatia non esistono le malattie, ma solo persone malate.

La diagnosi sarà il rimedio stesso.

Il rimedio, badate bene, che sarà uno solo! “Nel corso di qualsiasi trattamento mirante alla guarigione, non è in alcun caso necessario, ed anzi addirittura inammissibile, servirsi per un malato, più di una sostanza per volta” (Hahnemann).

Unico rimedio dunque! Uno per volta, man mano che il quadro dei sintomi cambia e verificato nelle visite successive.

Purtroppo però, nonostante il monito di Hahnemann, c’è una pratica arbitraria, molto diffusa da parte di molti medici i quali creano ulteriore confusione, e sono i cosiddetti “pluralisti“. Essi non essendosi distaccati del tutto dalla visione organicista, somministrano più rimedi per volta; uno per ogni sintomo.

E non solo! Dove non hanno un riscontro positivo, ed è prevedibile, non esitano a somministrare anche farmaci allopatici…Che disastro!

PER CONCLUDERE

Per concludere, vorrei soprattutto non creare eccessive illusioni.

La medicina omeopatica non è la panacea. Confesso, infatti, di essere stato testimone anche di insuccessi, come d’altronde ne ha anche la medicina allopatica. Solo che gli insuccessi della medicina allopatica rientrano nella normalità, ma se invece è la medicina omeopatica a non risolvere, allora il giudizio è la gogna, perché essa non si può permettere di sbagliare.

Detto ciò, comunque, l’omeopatia cura tutto ciò che l’uomo fino ad oggi riesce a curare, facendolo in maniera dolce e duratura.

Se riesce con successo là dove la medicina ufficiale fallisce, non è perché fa miracoli, ma perché  il principio scientifico della medicina ufficiale è letteralmente opposto, cioè “allopatico” (allos, contrario a pathos, sofferenza).

La medicina omeopatica non si sostituisce alla natura, ma l’aiuta stimolando la “dinamys”, cioè la forza vitale curatrice che ognuno di noi ha.

Un ultima cosa, che reputo di una certa importanza, è la non condivisione di una attribuzione che si da all’omeopatia, quando per un eccessivo coinvolgimento la si definisce la “medicina dell’anima“. Senza addentrarmi in un campo che non mi compete, da credente, ho una definizione dell’anima piuttosto precisa, che è quella della sua immaterialità.

Credo che esista una linea sottilissima di confine, che divide l’infinitamente piccolo, benché  trasformata in energia, dalla soprannaturalità dell’anima. Io non credo che da questa nostra dimensione si possa varcare questa linea apparentemente immateriale, senza una previa trasformazione sostanziale della materia. E’ un limite invalicabile! E’ pura illusione!

Lo spirito appartiene a tutt’altra natura, origine e causa della nostra esistenza.

Sembrerebbe quasi che si voglia spiritualizzare la materia, senza rendersi conto di commettere un atto di gravissima presunzione e di orgoglio, molto vicino alla filosofia gnostica; antico e rinnovato pensiero molto caro al mondo scientifico.

Prima che altre considerazioni allunghino troppo questo mio sfogo, vorrei, come chiusura citare qualche pensiero estrapolato qua e là dalla “Bibbia”  degli omeopati: L’Organon dell’Arte di guarire” di S.Hahnemann (Cothen, 1810)

“Quando ci si occupa di un’arte il cui scopo è salvare la vita, rifiutarsi di apprenderla è un delitto”.

“E’ opportuno insistere fin dall’inizio sull’indolenza, la negligenza e l’ostinazione, tre gravi difetti la cui presenza esclude qualsiasi possibilità di porsi al sacro servizio della verità!

“Il maestro di una tale arte, aiutando le creature dell’Onnipotente a mantenerli in salute e in vita sconfina quasi nel Divino, avvicinandosi così al Creatore Supremo, la cui benedizione, compiuto il proprio dovere, rende il suo cuore trabocchevole di felicità”.

Sagittarius

1a parte

 

Bibliografia:
S.Hahnemann "Organon l'arte di guarire" Ed. Edium
J.T.Kente "Lezioni di omeopatia" Ed. Edium
R.Dujani "Omeopatia" Ed. L'altra Medicina
R. Larnaudie "Vita sovrumana di S.Hahnemann" Ed.F.lli Bocca
Rivista medica: "Il medico omeopata" n.30-dic.2005

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