Sulla medicina omeopatica…(II parte)

Un po’ di storia

Si chiamava Christian Samuel Friedrich Hahnemann. Nacque a Meissen in Sassonia l’undici aprile del 1755, fu colui che per primo concepì l’omeopatia.

Fu un vero genio: a dodici anni era in grado di sostituire il suo professore di greco e, durante la sua vita, oltre al tedesco, l’italiano, il latino, il francese e lo spagnolo imparò a leggere e a interpretare l’arabo, l’assiro, l’ebraico e il caldeo. Si laureò in medicina nel 1779.

Grande chimico e medico eminente rinnovatore della tradizione ippocratica.

Fu definito da qualcuno “l’uomo della quarta dimensione”, per i suoi studi sulle diluizioni infinitesimali.

Si trovò in un mondo dove barbieri chirurghi, reduci dalle guerre napoleoniche, tagliavano, amputavano e salassavano in un delirio terapeutico.

Esercitò la professione di medico per un periodo di dieci anni. Fece parte della società economica di Lipsia e dell’Accademia delle scienze di Magonza. Era un uomo, come si usa dire, di successo, ma tutto questo non lo incantò.

Fu sempre deluso da come veniva praticata la medicina.

Un giorno, in preda ad una crisi di coscienza, cacciò via dal suo studio gremito di pazienti gridando: “Fuori di qui! Io non sono in grado di curarvi, rubo soltanto i vostri soldi!” Fu così che Hahnemann, per vivere, si impegnò a tradurre testi di medicina.

Durante una traduzione della materia medica di Cullen, famoso trattato di farmacologia dell’epoca, egli venne colpito dalla similitudine tra i sintomi della malaria e quelli degli operai che lavoravano la corteccia della china.

Da qui decise di sperimentare si di se gli effetti della china. Per cinque giorni assunse due grammi di china e annotò scrupolosamente tutti i sintomi che si manifestavano.

Meraviglia! Tutti i giorni alla stessa ora, era preso da febbri intermittenti; infatti, la china produceva le febbri che curava. Cominciò così a balenargli un’idea. Vuoi vedere che la Provvidenza nascondeva nei veleni le sostanze che erano in grado di curare? All’epoca i medici avevano la tendenza ad usare i farmaci in dosi troppo alte, causando conseguenze le quali venivano imputate alla malattia stessa (oggi non è molto diverso).

Di fronte a questo scempio, Hahnemann ebbe l’idea di diluire le sostanze da lui sperimentate e di agitarle a lungo (dinamizzazione) per favorirne una buona dispersione, dissociando sempre di più l’azione tossica dall’azione terapeutica. Così scoprì che le sostanze diluite e agitate, non affievolivano la loro capacità curativa, anzi l’aumentavano.

Questa scoperta la si può presentare come un fenomeno noto in farmacologia sotto il nome do legge “Arnt-Schultz”, così descritta: “L’azione fisiologica di una cellula viene aumentata o diminuita in rapporto all’intensità della stimolazione. Le stimolazioni deboli aumentano la capacità vitale, le forti la frenano, le esagerate l’aboliscono”

Ippocrate aveva già intuito a suo tempo con la sua teoria sui temperamenti, la terapia dei simili, ma Hahnemann la mise in pratica: “Similia similibus curentur”. Così sentenziò la sua scoperta; con il simile si cura il simile, cioè: ogni sostanza medicinale diluita e dinamizzata provoca nell’uomo sano quei sintomi che cura nella persona malata.

Per quarant’anni, sperimentò su di se, sui suoi allievi e sui suoi figli, 61 rimedi come ad esempio: la Belladonna, la Digitale, l’Oppio, il Mercurio, l’Oro, il Petrolio e tanti altri. Annotò diligentemente tutti i fenomeni peculiari che producevano le sostanze e la risposta era sempre la stessa: esse provocavano gli stessi sintomi che potevano curare. Sostanze che in seguito le chiamò omeopatiche dal greco “homoios”, simile e “pathos” sofferenza, dolore.

A lui, tutto sommato, si dovrebbe dare l’intuizione, in tempi non sospetti, della psicosomatica e della vaccinoterapia, anche se i dosaggi di quest’ultima si differenziano in quanto di gran lunga molto più alti delle dosi infinitesimali omeopatiche.

Il rimedio omeopatico

Si possono definire omeopatici i rimedi diluiti, dinamizzati e sperimentati sull’uomo sano, tenendo presente, comunque, che gli sperimentatori non sviluppano una patologia, in quanto la comparsa dei sintomi è da ritenersi transitoria.

La raccolta di questi sintomi è contenuta in trattati sotto il nome di “Materia Medica”.

La farmacologia omeopatica consta di circa tremila rimedi. Seguendo il metodo hahnemanniano essi si ottengono sottoponendo ciascuna delle diluizioni della sostanza base ad un processo detto di “dinamizzazione”, cioè costituito da un numero determinato di succussioni.

In pratica, si prepara una qualsiasi sostanza base chiamata TM “tintura madre” (macerazione in alcool di un elemento vegetale, animale o minerale). Da essa se ne prende una goccia e la si scioglie con 99 gocce di un solvente (acqua o alcool), la si scuote per cento volte ottenendo così una diluizione in misura di una centesimale, ossia: 1/100=10 alla -2.

Si prende quindi una goccia da questa ottenuta e la si diluisce in altrettante 99 gocce di solvente scuotendo di nuovo per cento volte. Si ha così la seconda centesimale 1/100 – 1/100= 10 alla -4

Così, via via procedendo fino alla diluizione desiderata. Basti pensare che di solito si usano rimedi che vanno dalla 4^ alla 100.000^ CH (centesimale hahnemanniana) e oltre.

Questa sostanze così ottenute fisicamente sono rintracciabili con il contatore Geiger fino alla 10 alla-18, corrispondente alla 9^centesimale. oltre la quale fisicamente non ci sono strumenti che evidenziano tracce molecolare della sostanza.

L’effetto è così evidente che da profano mi chiedo se un giorno sarà possibile dimostrare la trasformazione in energia di queste sostanze ultramolecolari. E’ evidente che la contestazione più accanita sulla quale la medicina ufficiale si basa è sulla assenza molecolare delle sostanze così trattate. Per loro si tratta solo di “acqua fresca”, o meglio di effetto placebo. Però mi piacerebbe sapere, se di effetto placebo si tratta, quale meccanismo così complesso si è messo in moto nel curare con successo i miei figli fin da piccoli. Non hanno mai preso antipiretici per le febbri (40°), tanto meno antibiotici (non ho avuto mai il tempo di dargliene). Inoltre non ho avuto mai bisogno di usare cortisonici per le crisi asmatiche.

Continuando a descrivere i rimedi, si può aggiungere, che con la tecnica sopradescritta, qualsiasi sostanza può diventare un rimedio omeopatico. Ci sono rimedi che la medicina ufficiale non sospetta neppure minimamente: il “Natrium Muriaticum” cos’è se non il sale da cucina; la “Calcarea Carbonica” altro non è che il mantello intermedio dell’ostrica; “Sepia”, il succo di seppia; il Platino, l’Argentum, l’Allium Cepa, altri non è che la cipolla; l’Alluminio; la Nux Vomica dalla quale si estrae la stricinina…

Ma niente paura, tutti questi rimedi ed altri, anche se sono altamente tossici, così diluiti non recano nessun danno, neanche se un bambino dovesse deglutirne un tubetto intero.

Continua

Sagittarius

1ma parte

3a parte