Sul “Preludio Op.28 N°15 “La goutte d’eau” di F. Chopin

di Faliero Bonciani

George Sand nell’ “Histoire de ma vie” rievoca l’episodio che diede origine al titolo di questo Preludio chopiniano: La goutte d’eau. Scrive la romanziera che dovendo recarsi a Palma da Valldemosa, alle Baleari, dove era in vacanza con i figli Solange, Maurice e Chopin, il tempo d’improvviso mutò; diluviò più che non piovve. La Sand aveva lasciato Chopin solo nella Certosa dove soggiornavano per non farlo affaticare con un viaggio per approvvigionamenti.

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La situazione obbligò la scrittrice e i figli che l’accompagnavano, ad una lunga sosta. Non rientrarono che in piena notte preoccupati dell’ansia che il musicista doveva provare per un’assenza così prolungata e con un tempo simile. Infatti il polacco era disperato pensando alle difficoltà che dovevano incontrare la Sand e i figli con il buio e le strade che all’epoca erano impraticabili. Quando la Sand e i figli arrivarono, Chopin era in “trance”, curvo sulla tastiera, esaltato dall’impegno musicale, inquieto e sfinito per la lunga attesa. Ripresosi, Chopin narrò di quanto avesse lavorato e di come fosse stato preda di un incubo: si vedeva annegare in un lago ghiacciato e pesanti gocce d’acqua gli trafiggevano il petto. Poi, più calmo suonò quanto aveva composto durante la lunga e tormentata aspettazione.

Fra questi brani, ne affiorò uno molto strano, fantasioso, enigmatico. All’inizio era sereno, dopo diveniva ossessivo e nella seconda idea impressionante per la ripetitività intensamente emotiva che scaturiva dalla perpetua ribattuta della stessa nota imitante gocce d’acqua che cadono con penosa dolorosità. Oltre il senso pauroso dell’acqua che cade inesorabilmente, si può immaginare lo strascicare funereo dei vecchi monaci oranti che l’esaltazione psichica di Chopin gli faceva apparire nei tetri corridoi della Certosa. La Sand a proposito di questi brani scrisse: “A Valldemosa, Cnopin malato da morire, ha scritto una musica di Paradiso”.

Va ricordato che la Sand interpellata da Liszt e da altri ammiratori del polacco, tutti desideravano sapere quali Preludi Chopin avesse suonato quella memorabile sera del temporale, ma la Sand ammetteva di non ricordarsene: forse Cnopin suonò il numero 4, o il 6, o il 15, o il 17. Liszt pensava che il “Preludio della goccia d’acqua” fosse il N°8 (?). Ma il N°15 è oggi considerato quello giusto.

Bisogna anche tener in considerazione che George Sand la sera del temporale a Valldemosa fece osservare a Chopin come si sentisse il rumore di gocce d’acqua che cadevano ritmicamente dal tetto della Certosa e che questo avesse indotto il polacco ad una ispirazione analogica. Chopin s’indignò per quel richiamo ad una stesura imitativa a cui non aveva mai pensato, e s’infuriò protestando vivamente contro la puerilità di tali “ragioni onomatopeiche”.

Però non si può disconoscere che il Preludio N° 15 con la sua stranezza della nota continuamente ribattuta, invita proprio a pensare ad un senso imitativo naturale.

Faliero Bonciani