Sterminare il popolo palestinese non è reato

E’ ormai un genocidio nel significato letterale del termine. Nessuno difende più i palestinesi. Pian piano li hanno stritolati.

Anche se non si conoscono i retroscena basta guardarsi il finale del film “Monaco” di Spielberg per capire come è successo. Giocando al gatto con il topo, gli israeliani, forti di complicità ovunque, hanno attaccato le autorità palestinesi dal di dentro, armando schegge estremistiche e inconcludenti che hanno costantemente permesso loro di dimostrare che gli altri erano pericolosi. E’ lo schema da cui sarebbe poi nato Hamas. Un razzo palestinese giustifica trecento missili israeliani, anche se sparati prima.

Il serpente nella testa
Se poi si va un po’ più a fondo si scopre anche come. Le frange avventuriste, quelle che misero sempre in difficoltà Arafat, vennero armate in Francia inizialmente da Henri Curiel, il regista della tela logistica del terrorismo internazionale, con la copertura e il sostegno manifesto di uno dei fondatori della Banda terroristica ebraica Stern, attaché all’ambasciata israeliana di Parigi, Yalin-Mor. Una volta Curiel giustiziato da un commando, la rete passerà all’organizzazione CRISE, legata alla solita scuola di lingue Hypérion. Per il logistico adopererà gli aerei della compagnia Young Cargo, israeliana, con sede a Bruxelles. Per attentati almeno formalmente anti-israeliani…..

Fin quando la concorrenza interna rimase affidata ai marxisti, Arafat resse comunque. Non più allorquando l’integralismo islamico venne favorito in una corrispondenza di amorosi sensi tra Tel Aviv e Hamas.
Pian piano i sostegni internazionali alla Palestina andarono scemando. La morte di Arafat e la successione di Chirac ad opera del loro amico Sarkozy, permisero agli israeliani d’incrinare il sostegno francese alla Palestina.
E questo immediatamente dopo che l’Iraq, forse l’unico Paese (oltre alla Siria, ma, di fatto ben di più) seriamente impegnato nel sostegno alla causa palestinese, era stato occupato, devastato e messo fuori gioco.

Tra l’incudine e il martello
L’Anp ridotta in condizioni di semplice rappresentanza tra l’incudine e il martello, Teheran e il Qatar da allora hanno aumentato notevolmente la loro influenza sulle frange esasperate, spostando però la loro mobilitazione da quella della causa nazionale agli interessi delle potenze manovratrici in una logica di guerra di religione, principalmente inter-musulmana.
Infine, a novembre scorso, si è registrato il voltafaccia russo, con il Cremlino che ha affiancato tutto l’occidente nella linea sionista e anti-palestinese e ha contribuito a che oggi questi bambini, queste donne, questi vecchi vengano sterminati come i pellerossa in America. Resta loro soltanto una timida sponda diplomatica cinese.

Il dopo-Ratzinger pare averli privati anche di quello della Chiesa Cattolica. Ora muoiono come mosche. Schiacciati dai carri, schiantati dai missili e di proiettili, arsi vivi, sepolti vivi.
Infine, in queste ore, quando tra le macerie i soldati occupanti si sono trovati a far fronte allo scontro ravvicinato, hanno iniziato a pagare qualcosa anche loro. Deboli, soli, diseredati, disperati, gli uomini si battono comunque e le belve ferite prima di morire sono pericolose per i cacciatori.

Coincidenze
Non ce la possono fare i palestinesi, non senza una mediazione internazionale.
Ma tutti i potenti della terra, compreso l’Onu, sono distratti dall’abbattimento del boeing 777 tra Russia e Ucraìna. Un missile o un attentato? Non si può dire con certezza. Quel che è sicuro è che non è possibile che sia stato abbattuto per caso o per errore. E’ poi singolare che questo “incidente” internazionale sia avvenuto esattamente nel momento in cui gli israeliani lanciavano l’assalto genocida a Gaza.

Le fonti ufficiali insistono sul missile terra-aria. Noi nutriamo non pochi dubbi in merito, ma non possiamo non notare una coincidenza sorprendente. Le prime ricostruzioni parlano di un missile sparato dai separatisti filorussi d’Ucraìna. Esattamente dal luogo ove, meno di tre settimane prima, era giunto loro in soccorso un battaglione speciale israeliano formato di ebrei russi: il battaglione Alya. Forse è una coincidenza, e magari non si è trattato di un missile ma di una bomba messa a bordo ad Amsterdam. Ma se non è zuppa è pan bagnato.

E se invece l’effetto di non abbassare la tensione in est Europa era l’obiettivo, così caro a Londra e a Soros, questo si assomma tranquillamente a quello e quadra il cerchio.

di Gabriele Adinolfi

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