San Bernardo da Chiaravalle

Il 20 agosto la chiesa ricorda colui che è stato definito come la congiunzione della patristica con la scolastica, l’ultimo dei Padri e il primo dei Dottori. Ecco alcune sue perle di sapienza immortale:

– Il giudizio dell’uomo su di sé deve essere severo, indulgente rispetto al prossimo, puro rispetto a Dio – Se brami la virtù dell’umiltà, non devi sfuggire alla via dell’umiliazione.
 – La verginità è una virtù degna di lode, ma l’umiltà è più necessaria
 – Tu senti parlare di una vergine e di una umile: se non puoi imitare la verginità dell’umile, imita l’umiltà della vergine.
– La considerazione è una regola di vita: rende illuminati, prudenti, forti. – La considerazione sta al principio di un buon comportamento
 – Il cristiano sia nella gioia. Colui che non è disceso dal patibolo è uscito dal sepolcro sigillato.
– Il tuo zelo sia fervido, sia cauto, sia invincibile
 – Il tuo zelo sia infiammato dalla carità, plasmato dalla scienza, sostenuto dalla costanza – Impara ad amare con dolcezza, ad amare con prudenza, ad amare con fortezza
 – La preghiera fedele, umile e fervente, penetra senza dubbio il cielo, da cui è certo che non può tornare vuota
 – Là dove verità e misericordia si corrispondono, anche la giustizia di Dio e la pace sono insieme
 – O beata solitudo, sola beatitudo
 – Ho liberato la mia anima.
 San Bernardo di Chiaravalle, Dottore della Chiesa sua la celeberrima preghiera del Memorare: Memorare, piissima Virgo Maria,non esse auditum a saeculo quemquam ad tua currentem praesidia,tua implorantem auxilia,tua petentem suffragia esse derelictum.Ego, tali animatus confidentia,ad te, Virgo virginum Mater, curro; ad te venio, coram te gemens, peccator, assisto.Noli, Mater Verbi, verba mea despicere,sed audi propitia et exaudi. Amen.
E’ autore infine del De Laude Novae Militiae, la Regola dell’Ordine monastico-cavalleresco dei Templari, fra cui troviamo scritto: “I Cavalieri di Cristo, al contrario, combattono sicuri la guerra del loro Signore, non temendo in alcun modo né peccato per l’uccisione dei nemici né pericolo se cadono in combattimento. La morte per Cristo, infatti, sia che venga subita sia che venga data, non ha nulla di peccaminoso ed è degna di altissima gloria. Infatti nel primo caso si guadagna [ vittoria] per Cristo, nel secondo si guadagna il Cristo stesso.
Egli accetta certamente di buon grado la morte del nemico come castigo, ma ancor più volentieri offre se stesso al combattente come conforto. Affermo dunque che il Cavaliere di Cristo con sicurezza dà la morte ma con sicurezza ancora maggiore cade. Morendo vince per se stesso, dando la morte vince per Cristo. Non è infatti senza ragione che porta la spada: è ministro di Dio per la punizione dei malvagi e la lode dei giusti. (Rm, 13,4; I Pt, 2, 14). Quando uccide un malfattore giustamente non viene considerato un omicida, ma, oserei dire, un «malicida» e vendicatore da parte di Cristo nei confronti di coloro che operano il male, difensore del popolo cristiano
E quando invece viene ucciso si sa che non perisce ma perviene [ al suo scopo]”. Un’altra epoca, un altro mondo, altri uomini, altri santi.
Era la Res Publica Christiana.
Massimo Viglione