Porta Portese “Stava addietro un tiro di artiglieria lontana dalla moderna”

Giuseppe Vasi da Corleone, pittore, incisore ed architetto, nel suo libro “Le porte e mura di Roma” dedicato a Carlo re delle due Sicilie e pubblicato in Roma nel 1747 così scrive: “Il Gianicolo, o sia il Trastevere, che è tutto cinto di mura intorno, ora ha tre Porte.

La prima passato il Fiume, dicesi Portuense, e con tal nome la chiama anche Procopio. Stava addietro un tiro di artiglieria lontana dalla moderna; ma essendo stata l’antica gittata a terra nel 1643 in occasion, che il Trastevere fu per comandamento di Urbano Papa VIII, di nuove mura circondato nelle turbolenze di Castro, il detto Sommo Pontefice la rifece da’ fondamenti, nel luogo, dov’è al presente”.
L’arretramento subito da questa porta, probabilmente alcune centinaia di metri, non ha precedenti nella storia delle mura della nostra città.
Non vi è traccia , oggi, del luogo preciso  ove era situata la vecchia porta; non così all’epoca del Vasi se egli scrive: “Dai più sicuri vestigj, che son rimasti, quando fecesi la spianata, si riconosce il sito dell’antica Porta; sopra cui era una lunga iscrizione, della quale io argomento, che fu rifatta, con la restaurazion delle Mura, dagl’Imperadori Arcadio, ed Onorio”.

La vecchia porta era a due fornici tra due torri: simile nella struttura alle altre del perimetro aureliano che hanno conservato, più o meno, le fattezze originali.
Dello stesso Vasi  abbiamo un’incisione che riproduce la vecchia Porta Portese essendogli: “venuto fatto di ritrovare il disegno di detta Porta, prima che sotto Urbano fosse distrutta, credo di far cosa gradita al Lettore, se gli darò qui la facciata esteriore”.

Il Sacco di Roma del 1527 aveva evidenziato la mancanza di strutture difensive a ridosso del Gianicolo: infatti il Recinto Aureliano tracciava un triangolo che dalla riva del Tevere, in prossimità della porta Settimiana, s’inerpicava sul Gianicolo fino alla Porta Aurelia (S. Pancrazio) per poi ridiscendere verso il Tevere a valle del ponte Sublicio. Certamente le alture avevano agevolato le truppe lanzichenecche che attaccarono gli spalti a porta S. Spirito ed a porta Cavalleggeri.
Una prima opera di difesa, consistente in una trincea rafforzata da un terrapieno, fu approntata dal comandante dell’esercito pontificio Camillo Orsini, nel corso della guerra contro Filippo II, negli anni 1556 e 1557.
È nel 1641 che Urbano VIII nel timore che il conflitto per Castro, tra il papa e Odoardo Farnese potesse causare alla città una profanazione simile a quella subita poco più di cento anni prima, in circa due anni  dotò Roma di un  possente muro  di protezione da porta Cavalleggeri a porta Portese.
Alla morte di Urbano VIII avvenuta nel 1644  la porta Portese non era ancora ultimata; a questo provvide il suo successore, Innocenzo X (Giambattista Pamphilj), che la fece adornare di marmi e di un suo stemma.
Non è del tutto certo se il nome “Portuense” poi “Portese” sia stato da sempre il nome di detta porta né si sa con certezza il perché ebbe tale denominazione.
Due le ipotesi prevalenti: la prima, meno accreditata, è per la vicinanza di qualche tempio dedicato al dio Portumno, nume tutelare dei porti; la seconda, più probabile, che prendesse nome, come la strada che da questa parte, dal sito di Porto dove Tiberio, per ovviare alle difficoltà che le navi avevano di risalire il Tevere e di portare merci in città nel periodo invernale, fece scavare una vastissima struttura portuale.