Piazzale Loreto all’insegna della pietà e della riconciliazione

Nell’ultimo libro di Luciano Garibaldi, scritto a quattro mani con Emma Moriconi, una straordinaria collezione di foto, in gran parte inedite, arricchisce una puntuale ricostruzione del truce episodio con cui si concluse a Milano la parabola del fascismo. Da un prete e da un vescovo vennero gli unici gesti di pietà che attenuarono la inumana ferocia.

di Paolo Deotto

Da un prete e da un vescovo vennero gli unici gesti di pietà che attenuarono la inumana ferocia con cui si concluse, in piazzale Loreto, a Milano, la parabola del fascismo. Il prete si chiamava don Giuseppe Pollarolo e fu lui a richiudere, con uno spillo, la gonna di Claretta Petacci, l’amante di Mussolini, che i partigiani avevano appesa per i piedi al distributore di benzina, lasciando che si vedessero le sue nudità: dopo essere stata assassinata, era stata infatti privata delle mutandine. Quanto al vescovo, il riferimento è al cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, che intervenne ripetutamente, ancorché in un primo tempo senza successo, sui responsabili dell’ordine pubblico, per far cessare quell’obbrobrio, finché riuscì a convincere le forze alleate in arrivo a Milano a cancellare quella che uno dei capi stessi della Resistenza, Ferruccio Parri, definirà «macelleria messicana». Incontrando, peraltro, la  critica di un grande giornalista, Indro Montanelli, che, in una trasmissione televisiva, dirà: «Non fu una “macelleria messicana”, come ebbe a definirla Ferruccio Parri, fu una classica giustizia di piazza italiana: orrenda! Io l’ho vista, l’esposizione dei cadaveri a piazzale Loreto, e ancora  mi vergogno di appartenere a gente capace di simili infamie. Gente che sputava, che orinava sui cadaveri… Io, se fossi messicano, mi offenderei per quella definizione».

Questi soltanto alcuni dei molti episodi, spesso inediti, contenuti nel nuovo libro che lo scrittore e storico Luciano Garibaldi, grande amico e collaboratore di «Riscossa Cristiana», ha scritto assieme alla giornalista e scrittrice Emma Moriconi. Il libro s’intitola «Mussolini. Sangue a piazzale Loreto» (200 pagine, 18 euro), è pubblicato da Herald Editore (www.heraldeditore.it) ed è arricchito da una straordinaria – e in gran parte inedita – collezione di fotografie scattate in quella drammatica giornata di domenica 29 aprile 1945 nella piazza di Milano, destinata a restare nella storia d’Italia come una delle pagine che sarebbero da dimenticare.

Il libro si divide in due parti, che gli autori hanno intitolato «I martiri» e «I contromartiri». I «martiri», raccontati da Luciano Garibaldi, sono i quindici partigiani fucilati in piazzale Loreto il 10 agosto 1944 da un plotone dello squadrone fascista “Muti” per rappresaglia in seguito all’attentato compiuto due giorni prima ai danni di un camioncino dal quale un anziano maresciallo tedesco, detto “el Carlùn”, distribuiva alla popolazione latte, farina e altri alimenti. Era troppo benvoluto dalla gente, per cui andava eliminato. Purtroppo, la bomba collocata sul suo furgone fece parecchie vittime, per cui il comandante della Gestapo di Milano, colonnello Theodor Saewecke, pretese una rappresaglia “dieci a uno” (come a Roma, alle Fosse Ardeatine, dove, per vendicare 33 soldati tedeschi uccisi con una bomba collocata in un cassone della spazzatura, furono fucilati 330 italiani). Avrebbe voluto fucilare 150 prigionieri antifascisti, ma fu grazie ai ripetuti interventi di Mussolini direttamente su Hitler se il numero venne ridotto a quindici.

Ciò spiega perché il comando della Resistenza (CLNAI, Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) ordinò al “colonnello Valerio”, dopo la cattura della colonna Mussolini a Dongo, di fucilare quindici gerarchi, più ovviamente il Duce. Ma il conto non tornò perché a Mussolini e ai quindici (molti dei quali non solo non erano gerarchi, ma non c’entravano niente: un caso per tutti, il capitano dell’Aeronautica Pietro Calistri, che aveva chiesto un passaggio), si aggiunsero altri tre cadaveri non previsti: Claretta Petacci, suo fratello Marcello e l’ex gerarca, da molti anni ormai in pensione, Achille Starace.

Questa ragguardevole, e troppo spesso emarginata, pagina di storia è ricostruita, nel libro di Luciano Garibaldi ed Emma Moriconi, con attento scrupolo e completata con un auspicio di indubbia valenza morale, contenuto nel manifesto con cui un conoscente degli autori, Ferruccio Rapetti, ha voluto ricordare nella sua città, Castiglione delle Stiviere, la recente ricorrenza del 25 aprile. Ecco il testo del manifesto, riprodotto in apertura del libro: «Onore ai Caduti della Resistenza e della Repubblica Sociale Italiana nello spirito della vera e necessaria riconciliazione nazionale».

Fonte: Rscossacristiana.it