Pensieri d’autunno . Di Massimo Viglione

Oggi, verso le 18, mi trovavo in centro, nel classico stato d’animo un po’ pensieroso e leggermente melanconico tipico delle domeniche pomeriggio d’autunno. Stavo tornando a casa, pensando a tutte le cose che devo fare, pressato dai miei ritardi, ecc., ma non mi andava. Passando davanti al Quirinale, senza voler pensare a chi vi abitava prima del 1870 e a chi vi abita adesso, l’occhio è caduto sulle scuderie, con la mostra su Memling. immediatamente mi sono detto: quanto tempo è che non vado a vedere una mostra? e mi sono reso conto che sono due anni!

Sì, i miei terribili ultimi due anni, in cui la mia vita personale è stata letteralmente sconvolta, né lo sconvolgimento tende a finire, né si vede la riva opposta del mare.
La decisione allora è stata immediata: al diavolo i miei ritardi, i miei sconvolgimenti, le pressioni e tutto il resto, e per due ore pure il dovere, e mi vado a vedere una mostra d’arte, di grande arte.

Ho capito che ne avevo bisogno e così sono entrato e per un’ora e qualcosa sono uscito da me stesso per immergermi nei dipinti di un genio non italiano ma come sempre legato all’Italia.
Opere d’arte meravigliose, di fine Quattrocento. Memling è noto però soprattutto per i suoi ritratti, che influenzarono anche i nostri più grandi geni. Come sempre accade quando osservo un ritratto, il volto, gli occhi, lo sguardo, immediatamente viene fuori la mia deformazione professionale e comincio a chiedermi cosa pensava quella persona, cosa aveva nella mente, quali problemi, quali guai, quali speranze e gioie. Cerco di leggere nello sguardo e immagino il suo mondo. Il mondo della seconda metà del XV secolo…

e allora mi è venuto in mente che quei giovani ritratti da Memling, tutti evidentemente esponenti della ricca borghesia fiamminga, non avevano nella mente cosa sia il comunismo. Né chi sia Voltaire, Rousseau, Robespierre e Napoleone. Né cosa è accaduto in Vandea, o in Messico, o in Spagna. Quel giovane non sa cosa sia la Massoneria e cosa siano i poteri forti, né conosce la parola sinarchia né il concetto di laicismo. Non sa cosa sono i gulag né i lager, né le foibe, né può immaginare paesi che hanno prodotto Mao Tse tung o Pol Pot.

Questo giovane che guarda serio, con una serietà che non conosce “cheeeese”, una serietà frutto della consapevolezza dell’importanza infinita della vita, non sa cosa siano le 7 sorelle, il petrolio, Wall Street, i robot, e non si preoccupa dello spread. E’ un giovane cui nessuno ha mai parlato di gender, di educazione sessuale, di bambini in affido a omosessuali, né di pedofilia pacifica o diritti delle bestie e di bestialità. E’ estraneo alla pornografia e non frequenta dadaisti e cialtroni contemporanei. Ed essendo della fine del XV secolo, non conosce nemmeno Lutero, le guerre di religione e nemmeno il Nuovo Mondo e l’America…

una sola cosa della nostra meravigliosa società conosce: l’islam. Quello lo conosce, e meglio di noi. Ma,in fondo, vivendo nei Paesi Bassi, non è più di tanto turbato.
E’ un giovane che, essendo già ricco, sogna l’amore e la famiglia con molti figli e spera devotamente nella vita eterna e di questo, solo di questo, ha fatto lo scopo della sua vita.
Tutto questo – e molto altro – mi è passato nella mente in meno di un istante. E il primo sentimento è stato una grande invidia per lui… beato lui…

Poi però un secondo pensiero è venuto: lui è beato in confronto a noi, ma noi, oggi, a differenza sua, conosciamo ormai, se non ancora gli eventi precisi fino alla fine, il senso di tutta la storia. Noi sappiamo, oggi, cosa vuol dire “Porrò inimicizia eterna…”.
e proprio perché lo sappiamo, la nostra vita assume un valore aggiunto.

E’ il peso della responsabilità.

Qualcuno penserà che mi sono rovinato il pomeriggio con questi pensieri. Invece no. L’aver visto e vissuto attimi sospesi nei secoli del passato camminando per la bellezza eterna di un’arte motivata dalla grazia divina, mi ha arricchito come sempre, mi ha dato forza per combattere questo mondo in cui viviamo, che questo giovane non poteva conoscere. E mi ha addolcito l’anima il pensiero del mondo in cui egli è vissuto. E siccome è esistito, l’ultimo pensiero è un pensiero di grande e ferma speranza: ciò che è esistito, pur nei mutamenti del tempo e dello spazio, può esistere ancora.

E per questa speranza noi combattiamo.

M. Viglione

Massimo Viglione e'professore di Storia presso l'Università Europea di Roma e scrittore di libri di successo e testi scolastici .