Nostradamus ed anagrammi

Molti anni fa, mi sono trovato a dipanare quello che considero uno dei miei più interessanti anagrammi. Si tratta di una frase scaturita niente meno che dall’anagramma di un’epigrafe piuttosto famosa nell’ambiente, diciamo così per dire, profetico-enigmatico.

Si tratta di un’epigrafe incisa su una lapide, lasciata a ricordo del passaggio in suolo italico, e precisamente a Torino, di uno dei più famosi astrologi del seicento il cui nome risponde a Michel de Notre-Dame, alias “Nostradamus”, più famoso come profeta che come validissimo ed eroico medico.

In quel tempo, essendo un cultore delle profezie in genere, comprai un libro sulle sue famose “Centurie”(4) che, confesso, trovai incomprensibili ed astruse. Ciò che colpì la mia curiosità, non furono le famose centurie, bensì una foto della lapide suddetta: un’immagine, scadente ma comprensibile, che l’autore stesso aveva trovato in un archivio di Torino.

lapide-domus-morozzo

Nell’incisione, chiara ed esplicita, appariva una frase a ricordo del soggiorno del noto personaggio che fu ospite in una cascina (non più esistente)della “Domus Morozzo” chiamata Vittoria. Questo edificio era situato vicino ad alcuni terreni detti “Purgatorio ed Inferno”, nominati poi nel testo della lapide insieme al nome Vittoria. Pur avendo solo una conoscenza scolastica del francese, la mia attenzione fu attratta da alcuni errori e spazi evidentemente non accidentali ma voluti. Ma ciò che mi attrasse maggiormente fu il modo in cui era stato inciso l’anno del passaggio: 1556 era diventato “ISS6”.

NOSTRE DAMUS ALOGE ICI

ON IL  IIA LE PARADIS LENFER

LE PVRGATOIRE IE MA PELLE

LA VIC TOIRE QVI MHONORE

AVRALA GLOIRE QVI ME

MEPRISE OVRA LA

RVINE HNTIERE

Imbeccato dall’autore, il quale affermava di essere arrivato all’interpretazione e al riordino delle Centurie attraverso l’enigmatica lapide, 1′ “anagrammomania” che era in me scattò come una sfida. Non so! Non mi ricordo quante ore  passarono. So soltanto che all’improvviso ne compresi il meccanismo. Era l’anno posto in alto al centro della lapide il codice d’entrata. Così come era inciso permetteva di estrapolare le lettere e gli spazi in maniera ritmata e cadenzata. Personalmente non mi sono mai chiesto, e non lo saprò mai, se anche l’autore del libro fosse arrivato alla stessa soluzione. Fatto sta che uscirono un insieme di lettere apparentemente confuse e incomprensibili: era un lungo anagramma di senso compiuto ma con un significato oscuro.

Ecco il testo:

“ESAMINA PRESTO RIMA CHIUSA NELL’ISOLA DEL DRAGO, COLLIRIO, GERLE, PERGAMENA”.

Non nascosi il mio stupore, nel credere di essere arrivato anch’io alla soluzione di uno dei più inaccessibili enigmi della storia delle profezie. Cercai freneticamente sui libri di geografia e sugli atlanti questa fantomatica isola, è inutile dire che non trovai nulla. Con il tempo lasciai perdere la ricerca, anche perché cominciavo a prendere le distanze da questo genere di argomenti. Ci fu solo una breve parentesi, quando qualcuno di mia conoscenza, il compianto amico Cesare Ramotti, ipotizzò che l’isola del Drago potesse essere identificata con l’isola Tiberina situata sul Tevere nel centro di Roma.

Una leggenda dell’antica Roma narra che durante la pestilenza del 293 a.C. i romani inviarono in Grecia una delegazione ad interpellare il dio greco della medicina Esculapio. Quando la trireme, di ritorno dal Peloponneso, approdò sulla riva del Tevere presso Campo Marzio, il serpente, sacro ad Esculapio, che la delegazione aveva riportato su consiglio della divinità, si gettò in acqua e raggiunse l’Isola Tiberina dove si stabilì(5). A seguito di quello che fu interpretato come un fausto presagio, per riconoscenza, fu costruito sull’isola sia un tempio a quel dio come luogo di culto, sia un ospedale. L’identificazione dell’isola Tiberina con l’isola del Drago potrebbe essere quindi giustificata in quanto un “grosso serpente” si traduce in latino con il termine draco e dalla relazione che, secondo la leggenda, questo animale ha con detta isola.

Ci sono altre coincidenze, ma non sono andato oltre, ed è tutto morto lì. Mi ero divertito… ma avevo perso tanto,tanto tempo dietro… al nulla!

Un’ultima cosa non meno importante da rilevare è che la lapide, come si evince era scritta in antica lingua francese, ma l’anagramma che ne scaturì era in perfetto italiano (!?). Quale è il significato di tutto questo non ne ho la più pallida idea. Come è possibile questo gioco di lettere che incastrandosi perfettamente l’una nell’altra danno più significati? Chi ha questa intelligenza fuori dal comune e a quale scopo?