Non tutte le religioni vogliono bene … al Bene!

Si crede, a torto, che ogni religione parli di amore e benevolenza.
Non è così. Basta vedere quanto diverse siano le concezioni del divino.

Quando si studiano le religioni, siano esse non cristiane che precristiane, spesso si cade in un errore, che è quello di partire da un dato scontato, ma che scontato non è. Si crede che tutte le religioni partano dalla convinzione che il divino sia sempre buono e amorevole nei confronti dell’uomo. Giudizio diffusissimo, anche se basterebbe ricordarsi un po’ di mitologia del mondo classico studiata a scuola per cambiare idea.

Questo succede perchè si identifica la Religione con le religiosità. Si crede che alla base di ogni esperienza religiosa vi sia la convinzione che Dio sia buono, per cui ogni esperienza religiosa non può mai invitare all’odio, alla violenza e all’egoismo. Una sorta di purezza intrinseca ad ogni cosa che faccia riferimento all’essere religioso.
Bisogna invece tener presente che una cosa è la Religione vera altro le varie religiosità. Certo, non tutte le religiosità hanno convinzioni ambigue sul tema della violenza e del male; ma è innegabile che non basta essere una religiosità per non averne.

Lo so che questi sono discorsi fuori moda, in un tempo in cui tutto spinge verso soluzioni sincretiste (di fusione delle varie religioni) e relativiste (di negazione del fatto che possa esistere una religione vera e tante religioni false); ma proprio per questo bisogna riproporre con forza questi princìpi, pena la confusione di tanti.

A proposito di quello che ho appena detto, voglio raccontare qualche mito cosmogonico, cioè qualche mito che racconta la creazione del mondo. Solo qualcuno, perché, quello dei miti, è un territorio immenso e non si finirebbe mai. Dicevo, qualche mito che ci faccia capire come in alcune religioni si parli chiaramente di un divino egoista, di un divino che crea non per amore ma per “risolvere” i suoi “problemi”. A differenza di quello che afferma con grande logica il Cristianesimo, e cioè che Dio, assoluto, non può che creare per amore non avendo, in quanto assoluto, bisogno di nulla.

Presso l’antica religiosità dei Tahitiani vi è il famoso mito del dio Ta’aroa, che crea per solo risolvere la sua solitudine. In origine Ta’aroa dormì da solo dentro un uovo cosmico finchè non fu pronto a creare. Allora ruppe il guscio ed emerse. Nonostante il dio fosse contento di essersi svegliato, il vuoto e il silenzio cominciarono a deprimerlo, così usò una parte dell’uomo per creare la Terra e un’altra per creare il Cielo. Soddisfatto del mondo, vi aggiunse altro.
Un altro mito cosmogonico, interessante per ciò che stiamo dicendo, è quello di Enki, di provenienza mesopotamica. Enki fu colui che ordinò, organizzò il mondo in ognuna delle sue parti adattandole ognuna ad un fine particolare, e fidandone i destini. Gli dèi, nati tutti per opera di Enki dopo essersi sposati e creato una famiglia, avvertirono la necessità di provvedere alla loro esistenza cominciando a scavare dei canali, ma gli dèi stessi non ne vollero sapere di stancarsi per lavorare. Allora Enki, dopo aver profondamente meditato, inventò un nuovo essere: l’uomo. Enki crea l’uomo solo per alleviare gli dèi dal fardello del lavoro.

In un mito cinese il divino Panku crea suo malgrado e in maniera del tutto casuale. Il mondo era un enorme uovo che conteneva il caos. All’interno di quest’uovo dormiva il gigante Panku. Un giorno il gigante si svegliò di soprassalto nell’oscurità e ruppe il guscio con una scure. Il contenuto più leggero dell’uovo salì in alto a formare il cielo, il più pesante scese in basso e divenne la terra. Ma Panku temeva che i due elementi potessero convergere nuovamente e allora si mise a spingere il cielo in su con la testa e a schiacciare la terra in giù con i piedi. Per migliaia di anni, Panku continuò a mantenere il cielo e la terra separati. Soltanto quando fu pienamente soddisfatto del proprio lavoro, il gigante si lasciò cadere e morì. Ma mentre stava morendo, il corpo di Panku subì una sorprendente trasformazione. Il respiro si tramutò in vento e nuvole, la voce in tuono, l’occhio sinistro divenne il sole e il destro la luna; le membra si trasformarono in montagne, le vene in strade e sentieri, la carne in terreno dei campi, la pelle in vegetazione; i capelli andarono a formare le stelle nel cielo, le ossa e i denti in minerali nascosti nella Terra; il sudore si tramutò in rugiada e pioggia. Nessuna parte del corpo del gigante rimase inutilizzata, persino le pulci che lo coprivano divennero gli antenati dei primi uomini.

Corrado Gnerre

C. Gnerre

Corrado Gnerre insegna antropologia filosofica presso l'Università Europea di Roma. E' inoltre scrittore e fondatore de "Il Cammino dei Tre Sentieri".