Mostra Antologica di GIANNI TESTA al Vittoriano in Roma

Il Complesso del Vittoriano ospita nella Sala del Giubileo, Via San Pietro in Carcere –Roma, la mostra Antologica del pittore Gianni Testa.

L’esposizione, ad ingresso libero, in programma dal 12 settembre al 12 ottobre è stata patrocinata dalla Regione Lazio, da Roma Capitale e dal Comune di Francavilla Fontana ed offre, ad ingresso gratuito con apertura tutti i giorni con orario 9,30 – 19,30 , la possibilità al grande pubblico di ammirare da vicino i lavori di un artista che ha raggiunto ormai da tempo un ruolo di primo piano nell’arte contemporanea italiana e internazionale. La mostra a cura di Claudio Strinati è organizzata da Comunicare Organizzando.

L’artista
“Gianni Testa ha una carriera ampia e multiforme ma la sua figura di pittore appare oggi chiara, nitida e personalissima esprimendo una coerenza e una continuità di pensiero che fanno di lui un sensibile e appassionato testimone della nostra epoca – come scrive il curatore Claudio Strinati – in apparenza, però, i temi, gli argomenti, i nuclei figurativi formulati dal maestro si direbbero remoti dagli eventi e dalle esigenze culturali e spirituali dell’epoca in cui ci troviamo a vivere.

Testa è piuttosto un cultore della Divina Commedia, è coinvolto con la grande poesia di un passato glorioso, attinge le sue immagini dalla sfera del Mito (come nelle sue predilette quasi oniriche visioni dei cavalli), dalla osservazione delle cose naturali e dalla memoria della pittura antica.
Il percorso formativo dell’artista, dopo un iniziale interesse per l’architettura, avviene nel campo del restauro, sullo studio della conservazione del patrimonio culturale e conseguentemente tutte le sue conoscenze le ha riversate tutte nella sua attività creativa “che, però, non è mai stata improntata all’imitazione dell’Antico ……. ma ha basato tutto il suo lavoro sull’insegnamento fondamentale che si può ricevere dalla conoscenza del passato artistico del nostro Paese.

E tale insegnamento risiede proprio nel fatto che l’artista che più e meglio di ogni altro sa vivere il suo tempo è sovente quello che non ne parla quasi mai direttamente ma trae dal proprio tempo l’alimento autentico del suo fervore, della sua voglia di fare indirizzandola a rispondere alle esigenze che l’artista avverte fiorire intorno a sé e che la maggioranza delle persone sue contemporanee avverte per lo più oscuramente senza riuscire a individuarne il senso profondo. Quello è il compito dell’ artista che considera la sua attività come quella di una fiamma che riscalda gli animi, rischiara le menti e, attraverso di sé, desta curiosità, sgomento, ammirazione, gioia, timore e rispetto.” (Claudio Strinati)

La mostra
L’esposizione racconta il cammino creativo di questo grande artista attraverso un’ampia raccolta di opere, circa 40 oli che sono il risultato del lavoro pittorico svolto negli anni da Gianni Testa e rappresentano l’espressione della sua preziosa produzione che spazia attraverso un’infinità di temi quali la Divina Commedia, il Sacro, i Cavalli, i Paesaggi, le Nature morte, i Ritratti e Figure , temi che lo hanno proiettato da tempo nel panorama italiano e internazionale.
Il segno guizzante e la cromaticità caratterizzano le opere del maestro, come scrive Giosuè Allegrini ”ecco dunque apparire, come per incanto, le opere tratte dalla Divina Commedia: dal rosso-fuoco carnale dell’Inferno, all’azzurro cinerino nel quale si percepiscono i tenui bagliori di luce del Purgatorio, al celeste declinato in tutte le sue molteplici espressioni stiche e coinvolgenti del Paradiso. “I Cavalli –afferma Gianni Testa – riproducono la singolarità dell’indole umana, e ognuno è diverso dall’altro perché rappresenta l’attimo fuggente che sottende ogni variazione delle emozioni personali”.

L’Arte del Maestro Gianni Testa “ è una pittura –scrive Raffaele Nigro – che non concede nulla all’analisi, che tende a celare, a fare immaginare ma non a definire. Un espressionismo furioso e possente

Biografia dell’artista
Gianni Testa è nato a Roma il 23 ottobre 1936, città dove tutt’ora vive ed opera, in una casa adiacente alla celebre e celebrata Fontana di Trevi. Conclusi gli studi superiori, egli si iscrive ai corsi di Architettura presso l’Università La Sapienza di Roma che, nonostante superi a pieni voti il primo biennio, decide però di lasciare per dedicarsi completamente alla fiamma passionale della pittura che sempre più forte arde in lui. Frequentati i corsi della scuola di restauro presso la Galleria Borghese, sotto la guida della Prof.ssa Della Pergola, studia ed approfondisce le tecniche usate nelle varie epoche dagli artisti per interpretare attraverso la raffigurazione della realtà, quei sentimenti, ed emozioni, che non poco lo affascinano, tanto che per altri dieci anni egli si dedica quasi completamente al restauro, dal quale vien fuori profondamente motivato per le sue nuove necessità espressive. Lascia ormai maturo lo studio di questa tecnica per dedicarsi agli studi di scultura sotto l’egida del Maestro Bartolini.

In quel periodo conosce e frequenta gli artisti Quaglia, Mazzacurati, Levi, Guttuso, Calabria e più tardi Pericle Fazzini con i quali diventa amico. E’ proprio Levi che vedendo già nelle sue prime opere quell’autentico talento, per il quale si distingue l’artista dal pittore, nel 1962, lo sollecita a partecipare ed esporre in collettiva insieme con Quaglia, Guttuso, Mazzacurati e Domenico Purificato. L’interesse con il quale la critica nazionale accoglie i suoi primi dipinti, oltre che le sue sculture, lo stimola a proseguire con caparbia tenacia la strada intrapresa, che si rivelerà nel corso degli anni, piena di sacrifici e rinunce, ma anche colma di successi all’unisono riconosciutigli e di traguardi brillantemente superati. Molti sono stati infatti i premi fin qui conseguiti, le rassegne collettive d’arte cui ha partecipato, dalla Biennale Romana (sin dal 1968) alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma (sin dal 1975), solo per citarne alcune, e altrettanti i concorsi nazionali vinti, partendo dal 1° Premio al Concorso “Brandy Italiano” del lontano 1970, fino al recente Premio alla Carriera consegnatogli dal critico d’arte Vittorio Sgarbi.