Modernità e magia? Due gemelli siamesi!

A differenza di quanto si crede, il fascino nei confronti della magia si è sviluppato contemporaneamente al procedere della modernità. Ciò perché, come la modernità, la magia si fonda sulla pretesa di rendere l’uomo libero dalla Verità.

Lo dicono gli studiosi (ma non occorre essere specialisti per capirlo) che il fascino della magia nella società contemporanea è la conseguenza del rifiuto del concetto di “autorità” che si esprime nella cosiddetta cultura “postmoderna”. Rifiuto, però, che era già presente nella cultura “moderna”. Ricordo che la “modernità” è stata il tentativo di sostituire le certezze religiose con certezze scientifiche. La “postmodernità”, invece, sigilla il processo già iniziato nella “modernità” e nega il concetto stesso di “certezza”.

Dunque, la “modernità” già segnò questo tentativo di “liberare” l’uomo dal giudizio di una verità oggettiva. E proprio per questo, nel suo svolgersi, presentò in maniera sempre più chiara un forte fascino nei confronti del “magico”.

Iniziamo con il periodo umanistico-rinascimentale (secoli XV e XVI). Mentre nel medioevo (malgrado si affermi il contrario) il fascino verso il magico era di fatto inesistente, nei secoli successivi non fu così. I filosofi medievali erano filosofi, teologi e spesso anche scienziati (per esempio sant’Alberto Magno); invece i filosofi del ‘400 e del ‘500, oltre ad esseri filosofi, erano anche “maghi”. Certo, non maghi nel senso che praticassero la magia popolare, ma nel senso di alchimia, cabala e quant’altro.

Diciamo adesso qualcosa sul Seicento. Secolo, questo, di grandi innovazioni sul piano scientifico e sul piano soprattutto della filosofia della scienza. Ma secolo anche di una forte presenza del “magico”. Tra il 1614 e il 1616 comparvero i famosi manifesti rosacruciani, dove si parlava della possibilità di venire in possesso di un particolare segreto per conoscere l’origine comune di tutte le religioni. Finanche il “razionalista” Cartesio girò l’Europa nel tentativo di incontrare la confraternita dei Rosa-Croce.

Per non parlare del ‘700. Già nella definizione c’è ambiguità. Per secolo dei lumi si può intendere tanto filosofia dei lumi, quanto occultismo degli Illuminati. Prendiamo un Voltaire, anticlericale e mangiapreti incallito, che –sembra- credesse nello spiritismo; ovviamente non quello dei “tavoli ballerini”, che inizierà nel secolo successivo in America grazie alle sorelle Fox, ma nello spiritismo come possibilità di mettersi in contatto con le anime dei trapassati. Carlo Francovich, uno dei più noti studiosi dell’Illuminismo, ha scritto: “(…) accanto al movimento illuminista che, guidato dalla ragione, procede sulla via della scienza, c’è il movimento mistico che cerca la soluzione ai vari problemi nei culti esoterici, nella ricerca del miracolo, nella magia. E questi due movimenti non camminano parallelamente e distinti, ma si intersecano ed assai spesso vivono in una stessa persona”. Fa eco a queste parole la studiosa francese Eloise Mozzani: “Il secolo dei lumi e della Rivoluzione è considerato come il secolo dello scetticismo. Parlare di occultismo in questo tempo di razionalismo sembra, pertanto, paradossale. E invece! In piena Rivoluzione le superstizioni continuano ad influenzare i comportamenti individuali. Il diavolo e i suoi accoliti non cessano di spaventare e di sedurre; la società della fine del XVIII secolo cerca attraverso la magia e il soprannaturale un soccorso cabalistico… (…)Secolo dei lumi e tenebre delle superstizioni: formidabile paradosso della nostra storia”.

E per finire l’800. Secolo anche questo di un razionalismo solo di facciata. Cavour fu protettore di spiritisti, Massimo D’Azeglio fu addirittura spiritista. Mazzini, che pur mal sopportava la tradizione cattolica dell’Italia, credeva fermamente di essere la reincarnazione di un extraterrestre. Così scriveva: “Il viaggio dall’una all’altra esistenza si fa come intorno ad una enorme piramide di guisa che, pervenuti ad una certa altezza, cominciamo a discernere il cammino percorso. Saliti al culmine, poi, lo si vede intero. Qui nella terra siamo in continuazione di viaggio provenienti da altri astri o pianeti. Non ce ne risovveniamo perchè siamo ancora troppo in basso. Arrivati più su, ad altre stelle, ci si scoprirà la spirale corsa e, gettandovi su l’occhio, ricorderemo il passato”. Ma non solo Mazzini. Garibaldi, che volle farsi “iniziare” alla “magia egiziana”, nell’isola di Caprera arrivò a praticare la trasmissione del pensiero con animali e fiori.

E si potrebbe continuare e approfondire. Ciò che però è importante capire che è un’illusione credere che, “emancipandosi” dal cristianesimo, ci si emancipi da qualsiasi credenza. Anzi…si diventa preda delle credenze più irragionevoli e incredibili.

L’illusione di emanciparsi dalla vera autorità conduce l’uomo alla vera schiavitù, quella di esser preda di qualsiasi sciocchezza!

Corrado Gnerre

C. Gnerre

Corrado Gnerre insegna antropologia filosofica presso l'Università Europea di Roma. E' inoltre scrittore e fondatore de "Il Cammino dei Tre Sentieri".