Lo “scandalo” dell’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa.

L’Indice dei libri proibiti fu oscurantismo e bieca censura, come dice la cultura progressista,
o qualcos’altro che non può certo essere licenziato con un giudizio sommario?

Un altro argomento di scandalo della storia della Chiesa per la cultura cosiddetta “laica” è l’Indice dei libri proibiti.
Esso era l’elenco dei libri che la Santa Sede indicava come pericolosi per la dottrina e la morale. Libri quindi che i fedeli non potevano né leggere né tantomeno conservare, a meno che non avessero ricevuto un particolare permesso.

La Chiesa cattolica ha sempre condannato i libri pericolosi. Prima del secolo XV si limitava ad imporre di consegnare o di bruciare gli scritti pericolosi; ma dopo l’invenzione della stampa, e soprattutto dopo la Riforma, questi libri si diffusero talmente che la Chiesa cattolica decise di fare un catalogo di quegli esemplari che non potevano essere letti né studiati.

Censura e oscurantismo, secondo la cultura progressista. Eppure non è così. Ragioniamoci.

Primo. La Chiesa ha il dovere di guidare i fedeli e quando afferma che un determinato libro può far perdere la fede o corrompere il cuore, compie un atto di bontà e di attenzione alla salvezza dei propri figli. Soprattutto dei più semplici che più facilmente possono essere manipolati e afferrati dalla menzogna.

Secondo. La vera libertà non è sapere tutto, ma avere la libertà di realizzarsi e salvarsi. Quando il medico prescrive al diabetico di non poter mangiare dolci, certamente proibisce, ma chi si sognerebbe di dire che è una proibizione sbagliata o un’ingiusta privazione di libertà?

Terzo. Quando si dice che l’Indice sarebbe stato un ostacolo alla diffusione della cultura letteraria e scientifica perché avrebbe chiuso l’accesso a numerosi capolavori e ad opere di valore scientifico, si dice un falso. Pochissimi furono i capolavori colpiti dall’Indice: le opere dell’Antichità furono scartate dalla legge dell’Indice “propter pulchritudinem formae”, cioè “per la bellezza letteraria”.

Quarto. Coloro i quali arrivavano a frequentare studi superiori o avevano una cultura alta da renderli capaci di controllare, discernere e capire il contenuto di un libro, ottenevano tutti i permessi possibili.

Certo, anche l’Indice, come tante altre cose del passato, va contestualizzato, soprattutto va capito inserendolo in un contesto culturale che aveva paura del pluralismo culturale e religioso, soprattutto in conseguenza dello scoppio della Riforma e di tutte le guerre religiose che, a causa della Riforma, seguirono.

Detto questo, va aggiunta anche un’importante considerazione; e cioè che la cultura letteraria e scientifica non possono diventare i fini della vita, perché, come l’arte, devono essere sempre sottoposti al giudizio delle leggi superiori della morale. La verità non è vera perché è bella; è la bellezza che è bella perché è vera, cioè perché è in sintonia con la verità.

E poi –siamo seri- la Chiesa cattolica che cosa deve ancora fare per dimostrare quanto ami e abbia amato l’arte? Tutto quello che oggi possiamo ancora ammirare è per la stragrande maggioranza frutto del suo messaggio e della sua opera evangelizzatrice.

Piuttosto va detto che la Chiesa se avesse la possibilità di scegliere, certamente sceglierebbe un atto di carità che non tutti i libri di questo mondo. Perché? Perché il suo ideale è il “santo”, non l’uomo che studia per il solo amore dello studio!

C. Gnerre

Corrado Gnerre insegna antropologia filosofica presso l'Università Europea di Roma. E' inoltre scrittore e fondatore de "Il Cammino dei Tre Sentieri".