L’importante è che non vinca l’Argentina Danilo Quinto

«Stasera sarà una guerra», avrebbe detto il Papa rivolgendosi alle guardie svizzere qualche ora prima della sfida tra Argentina e Svizzera.

Usiamo il condizionale, per non essere ripresi da chi sostiene che sono i giornali a distorcere le parole del Pontefice, da chi ritiene che sono stati i cronisti ad inventarsi la frase «Chi sono io per giudicare?» o l’altra – grandiosa e, nello stesso tempo, terribile – «Ognuno è libero, con la coscienza, di crearsi il bene o il male».

Concediamo, quindi, il beneficio d’inventario. D’altra parte, chi oserebbe pensare che un Papa abbia usato il termine “guerra” per richiamare l’attenzione su un gioco in cui ventidue persone rincorrono una palla e decine di migliaia di altre schiamazzano, lanciano urla e improperi, come i cittadini romani nel Colosseo?

Qualcuno potrebbe davvero credere che il Papa sia così sbarazzino?  L’avrà fatto scherzando, si dirà. Ma, certo. Non dubitiamo. Il Papa non può non sapere che attualmente si consumano centinaia di guerre nel mondo. E’ evidente che il Papa ha usato il termine “guerra” come metafora, non ha voluto minimamente offendere le decine di milioni di morti delle guerre vere, fatti anche in nome delle religioni. Per queste, in nome della pace e del dialogo, si celebrerà perfino una partita di calcio il primo settembre a Roma. La sta organizzando l’ex capitano dell’Inter, Javier Zanetti.

A nome di chi? Del Papa, naturalmente. L’ecumenismo d’accatto, che mette sullo stesso piano l’unica religione Vera – quella del Dio che si è fatto Uomo ed è venuto a vivere in mezzo a noi, consegnandoci con la Sua passione, la Sua morte e la Sua resurrezione, l’unica certa speranza di salvezza – con altro tipo di credenze religiose, troverà su un campo di calcio il suo trionfo e la sua epopea!

Siamo figli di quest’epoca ormai putrefatta, dove un mondo cattolico che non esiste nella sua unità – perché è rimasto privo dei principi di ordine morale – accetta ed elogia un Papa “giocherellone”, che scherza con le guardie svizzere o che chiama al telefono Marco Pannella per dirgli che gli sarà “vicino nella sua battaglia”. Non lo chiama per convertirlo, rendendo così inautentica la sua persona e la sua missione. I benpensanti – tiepidi e ammaliati da tanta bontà – a questo punto, diranno che nessuno si può permettere di offendere il Papa. Li preveniamo e diciamo loro che neanche il Papa può offendere, in alcun modo, la libertà e la verità dei figli di Dio.

di Danilo Quinto