LE ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE

Spesso ci si imbatte nella sigla “ONG” (“Organizzazioni non governative”). Essa può significare molte cose assai diverse tra di loro. Organizzazioni del tutto lecite e benefiche (per la ricerca scientifica…) oppure delle Organizzazioni non pubbliche, anzi quasi segrete, che, non volendo né potendo svelare la loro identità e il loro scopo, si celano dietro la sigla “ONG”. Infatti non necessariamente “non governativo” significa “segreto, occulto, illegale” e siccome le suddette Organizzazioni non devono essere ricondotte ad un determinato governo che le aiuta allora le si chiama “non governative” senza specificare in cosa consistano.

La giornalista Sonia Baker, in un interessante articolo (Tunisie Secret) apparso su Algérie Patriotique il 14 giugno del 2014, cita un Documento (U. S. State Departement Document Confirms Regime Change Agenda in Middle East) rilasciato dalla lobby statunitense MEB (Middle East Briefing), la quale si basa su un Rapporto ufficiale del Dipartimento di Stato degli Usa del 22 ottobre del 2010 intitolato Middle East Partnership Initiative: Panoramica (MEPI), che ha potuto consultare tramite il Freedom Information Act.

In tale Documento il Dipartimento di Stato statunitense spiegava, già nel 2010, come le “Primavere arabe” non sono movimenti spontanei, ma sono avvenimenti non fortuiti, organizzati e preparati dall’Amministrazione nordamericana, la quale si è servita della società civile controllata e diretta delle “Organizzazioni non governative” (locali e nordamericane) per abbattere i regimi dei Paesi “mirati” (Egitto, Libia, Tunisia, Siria).

L’Amministrazione statunitense mediante il lavoro d’intelligence sfrutta e manipola le ONG locali (per esempio mediorientali) allineandole alla sua politica estera.
È lo stesso piano seguìto in passato dagli Usa in America latina e in Europa ove i neoconservatori statunitensi, mediante ONG locali neo e teoconservatrici, hanno fatto passare le loro idee, e soprattutto i loro piani politici, dietro laute sovvenzioni.

Il progetto dei neoconservatori nordamericani, grazie alle ONG latino-americane ed europee, è penetrato nelle menti dei cittadini dei due suddetti Continenti ed è stato calato in pratica da Partiti politici ed organi governativi, diretti ed ispirati più o meno apertamente da “serbatoi di cervelli” o “think tank” appartenenti ad ONG più o meno pubbliche.

Le ONG in Medio Oriente e in Africa mediterranea cercano di rafforzare l’opposizione ai governi locali mediante la fondazione di organizzazioni di tendenza pluralista, liberale, dotate di una certa prosperità finanziaria e di una capacità di “entrismo” socio/politico notevole.
Il MEPI fu messo in piedi subito dopo l’11 settembre del 2001 per due scopi: 1°) sensibilizzare l’opinione pubblica locale in senso filo-americano; 2°) creare una mentalità americanista e libertaria in loco che diventi egemonica (tramite una rete di organizzazioni e pensatori riformisti, che si conoscano e si aiutino a vicenda) per far cadere, così, i governi autoritari e illiberali o meglio, in termini più diplomatici, “favorendo il cambiamento nella regione interessata”.

Dopo le “rivoluzioni primaverili arabe” del 2011 si è spontaneamente accesa un’altra rivoluzione democratica e anti-autoritaria in Ucraina nel maggio del 2014 ed infine l’ultima rivoluzione spontanea pilotata dagli anarco-capitalisti degli Usa, è scoppiata in Iraq dove l’ISIS (“Islamico Stato di Iraq e Siria”), dopo aver lasciato, momentaneamente, la Siria, si è spostata ed ha conquistato la metà del Paese costituendo un Califfato che applica integralmente la sharia.

Christof Lehman (Nsnbc, 15 giugno 2014) spiega che dietro l’ISIS c’è la famiglia Saud e la Cia, che già avevano foraggiato i qaedisti antisiriani. Le legioni di mercenari dell’ISIS furono create, spiega Tony Cartalucci (New Oriental Outlook, 13 giugno 2014), dalla Cia e dall’Arabia Saudita assieme al Pakistan per combattere i sovietici in Afghanistan addirittura negli anni Ottanta.
Questa recente fuga dalle mani degli Usa da parte dell’ISIS servirebbe a creare un pretesto per poter invadere di nuovo l’Iraq, che, confinando con la Siria orientale, consentirebbe di dare la spallata definitiva alla Siria, che ha resistito sino ad ora. La Russia si trova impegnata con l’Ucraina e non potrebbe, perciò, avere la stessa efficacia di ieri nell’aiutare la Siria.

Le esternazioni del Califfo capo del nuovo Stato islamista dell’Iraq, Abu Bakr Baghdadi, che ha ingiunto ai qaedisti di occupare la Libia e quindi a dirigersi a Roma non possono essere non prese in considerazione poiché la Libia è nel caos più totale e il flusso migratorio dalle sue coste verso l’Italia è incessante e viene aiutato dal governo stesso italiano, che ogni giorno porta nella Penisola circa 2 mila emigranti tra i quali vi sono non pochi islamisti qaedisti.
Come non pensare al “sogno” di don Bosco, che vide “i cosacchi abbeverare i loro cavalli nelle fontane del Vaticano”?

d. Curzio Nitoglia
12 luglio 2014