La falsità della differenza salariale fra uomini e donne

Le femministe lamentano che le donne verrebbero pagate di meno a parità di lavoro.

Si tratta di un ulteriore piagnisteo vittimista, totalmente falso.

Decenni prima della nascita del femminismo, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata nelle legislazioni di tutti i paesi sviluppati, ha stabilito che “ognuno ha diritto ad eguale paga per eguale lavoro senza alcuna discriminazione”. [1]

I dati mostrano che gli uomini guadagnano un poco in più delle donne: il 10-20% circa con variazioni a seconda del paese.

Se la differenza fosse dovuta a discriminazione,  sarebbe più bassa nei paesi che premiano il merito, in quanto ad un imprenditore basterebbe assumere donne per ottenere maggiori profitti.  Invece la differenza è più bassa in  paesi a bassa meritocrazia come l’Italia.  La differenza è assente nel settore pubblico italiano, in cui la meritocrazia è assente.

La differenza rispecchia quindi la valutazione oggettiva del libero mercato. I fattori alla base di questa differenza sono:

  1. Gli uomini lavorano più delle donne. Le stesse statistiche che mostrano i diversi salari medi, dicono anche che gli uomini dedicano più tempo al lavoro.  Parte della differenza nello stipendio è dovuta al diverso numero di ore lavorative annuali.  Molti uomini non hanno scelta: pur di mantenere una famiglia devono sottoporsi a lavori pesanti, rischiosi.  Ed infatti la differenza di reddito sparisce a parità di scelta di vita: già nel 1960 le donne mai sposate con più di 45 anni guadagnavano più degli uomini mai sposati con più di 45 anni. [2]
  2. Gli uomini accettano i lavori pesanti.  Le donne sono quasi totalmente assenti nei 25 lavori classificati come peggiori. Le miniere, le acciaierie hanno una cosa in comune: quasi il 100% dei lavoratori sono uomini e mai una femminista è venuta a pretendere una quota rosa.  Le professioni a stragrande maggioranza femminile tendono invece ad avere queste queste caratteristiche: sicurezza fisica, basso coinvolgimento, stabilità, indoor, vicino a casa, orario desiderabile o flessibile, a contatto con le persone. [3]
  3. Gli uomini accettano i lavori rischiosi.  Le donne sono quasi totalmente assenti nei lavori classificati come più a rischio di vita:  pompiere (99% uomini), boscaiolo (98%), camionista (98%), operaio edile (98%), minatore (97%), etc. [4]. Le donne dominano nelle occupazioni classificate come a minore rischio: segretarie (99% donne), receptionist (97%), etc, per le quali i governi finanziano assurde misure di sicurezza (denunce per esposizione a video-terminale, denunce per sexual harassment…).  Anche quando uomini e donne lavorano assieme si dividono i compiti in maniera che è più probabile che sia lui a rimanere ucciso: ad esempio è 24 volte più probabile in una fattoria [3].  La stessa tendenza vale per rischi minori, ad esempio il licenziamento.  Le donne preferiscono lavori stabili: ad esempio in Svezia, nel settore pubblico lavorano circa 2 donne per ogni uomo; nel settore privato lavorano circa 2 uomini per ogni donna. Una delle leggi dell’economia è che le attività a maggior rischio portano ad un rendimento medio maggiore.
  4. Gli uomini accettano le difficoltà.    Alcune donne cadute nell’ideologia femminista pretendono la pappa pronta e le quote rosa, tendono a vedere discriminazioni inesistenti in tutto, alla prima difficoltà iniziano a recriminare contro tutto e tutti, avvitandosi in una spirale che le porta ad auto-emarginarsi.  I datori di lavoro, al momento di assumere una donna, conoscono il rischio ed il costo di assumere una femminista che per un nonulla può attaccare con una falsa accuse di discriminazione o di molestie.
  5. Gli uomini preferiscono materie scientifiche, le donne preferiscono materie umanistiche.  Da sempre le donne laureate in materie scientifiche vengono pagate quanto e più dei loro colleghi [5].   Ma al momento della scelta della facoltà, molte studentesse si orientano verso studi umanistico-letterari destinati a condurle verso professioni peggio retribuite.  Il rapporto fra ragazzi e ragazze è di circa 3 a 1 in facoltà come medicina, ingegneria, economia, matematica e di circa 1 a 3 in facoltà come scienze dell’educazione, scienze umanistiche, architettura e design [6].    Questa differenza è maggiore nei paesi dove le donne sono più libere di scegliere (Svezia…) e minore nei paesi con maggiori condizionamenti (Unione Sovietica, Iran…).  Addirittura esistono “facoltà di studi femministi” che sul mercato del lavoro hanno valore pari alla laurea in Albania del Trota.
  6. Gli uomini hanno migliori prestazioni fisiche.  Una analisi dei record mondiali mostra che in atletica gli uomini hanno prestazioni del 10-20% superiori alle donne.  Se un muratore porta più mattoni di una muratora, è giusto che vengano pagati eguale?
  7. Il genio creativo è maschile.  Questo punto è non politicamente corretto, ma assolutamente reale.  Qualunque cosa sia il genio creativo, si osserva che è una prerogativa di poche persone, quasi tutti uomini,  spesso giovani.  Una differenza quasi totale: il 98% del progresso umano è dovuto a uomini [7].  Per citare un esempio recente e rilevante a livello economico:  le aziende e le iniziative create dal nulla che hanno contribuito al boom dell’informatica sono iniziativa di giovani uomini: Apple, Microsoft, Google, Facebook, Wikipedia, Linux…

Conclusione: la piccola differenza nei salari fra uomini e donne  è dovuta a libere scelte delle persone ed a libere scelte del mercato. Le leggi garantiscono eguali opportunità e parità davanti alle legge. Le femministe pretendono discriminazioni contro gli uomini per ottenere eguali esiti.

Anzi: eguali esiti solo quando torna comodo.

Nessuna femminista lamenta che il 92% dei morti sul lavoro sono uomini [8], che la spesa sanitaria per donne è fino a 2-3 volte maggiore circa di quella per gli uomini [9], che il 70-80% delle tasse è pagato da uomini, che le donne vanno in pensione prima e vivono circa 6 anni di più.

Viceversa le lobby femministe USA e EU pretendono azi

che sia ridotto lo stipendio agli uomini: usando istituzioni femministe raccomandano che “eguale paga per eguale lavoro” significhi che i lavori pesanti e rischiosi siano equiparati come stipendio ai lavori meno pagati ma più sicuri e leggeri preferiti dalle donne [10].   Unendo al sessismo il dirigismo di stampo sovietico, le femministe pretendono che le aziende siano soggette ad una nuova burocrazia che impedisca di pagare stipendi diversi per mansioni diverse, e che gli stipendi vengano regolamentati dagli stati in base a tabelle che equiparano l’“empatia di una segretaria” al rischiare la vita lavorando in condizioni disagiate.

[1] UN Universal Declaration of Human Rights (UDHR), articolo 23, paragrafo 2.

[2] US Department of Commerce, Bureau of the Census, 1960: Marital Status, tabelle 4-6.

[3] Warren Farrell, “The Myth of Male Power”, capitolo 4, «“The Death Professions: “My Body, Not My Choice”»  (Il mito del potere maschile, I lavori mortali: il corpo è mio ma non lo gestisco io).

[4] Warren Farrell ibid. L’autore va oltre alle aride statistiche e descrive la vita di questi uomini che ogni giorno fingiamo di non vedere:  spazzini che senza mai ricevere un sorriso per una paga misera raccolgono materiali che possono nascondere insidie pericolose: acidi, esplosivi, veleni.  Uomini che pur di mantenere una famiglia accettano di esporsi a questi rischi. Pompieri 4 volte più a rischio di cancro degli altri lavoratori a causa dei veleni emessi negli incendi dai materiali plastici, mentre le femministe denunciano come sessista il nome della loro professione:  “firemen” invece di “fireperson”.

[5] Ad esempio Engineering Manpower Commission’s Women in Engineering, Bulletin  99 (1989) tabella 5.

[6] G. Peri et al., “Il gap salariale nella transizione tra scuola e lavoro”, Fondazione Rodolfo Debenedetti.  Le femministe pretendono misure discriminatorie contro il maggior numero di ragazzi laureati in materie scientifiche, mentre invece accettano il maggior numero di ragazze laureate in materie umanistiche.

[7] C. Murray, “Human Accomplishment: The Pursuit of Excellence in the Arts and Sciences, 800 BC to 1950”.

[8] Italia, dati INAIL. Simili percentuali si registrano in tutti i paesi.

[9] Dati USA: The Libertarian, “Obamacare’s Gender Discrimination Against Men is Bad Economics”.

[10] EU, Committee on Women’s Rights and Gender Equality, raccomandazione 3 2011/2285.

Fonte

http://it.avoiceformen.com