L’ esempio di Sparta. La lotta contro i banchieri

SPARTA, di tutte le città-stato greche, fu quella che fece più resistenza alle prevaricazioni della confraternita internazionale di banchieri e alla circolazione di metalli preziosi come mezzo di scambio.

Sappiamo per certo che nel 736 a.C. il re Teopompus di Sparta era sotto il controllo dei banchieri internazionali, dei cui ragionamenti erano impregnati i suoi discorsi.

Nel giro di qualche decennio, però, Sparta, arrivò a comprendere le distruttive forze esercitate dai controllori dei metalli preziosi e dai mercanti internazionali, ed il loro reale significato e attività verso la distruzione di qualsiasi volontà ed autonomia (soprattutto sulla questione dell’emissione monetaria). Sparta così si liberò della tirannia del re.

Licurgo era consapevole che uno stato che basasse il proprio sistema monetario sui metalli preziosi si mettesse alla mercé di forze organizzate di stranieri (tanto più se uno stato non aveva miniere sue), in quanto dietro le quinte questa confraternita regolava sia il prezzo che i volumi disponibili di tale metalli, potendo dunque affermare la sua avida legge o anche stritolare qualunque economia a suo piacimento.

le famose leggi , con le quali Licurgo adotta dei provvedimenti per prevenire il tentativo dei banchieri internazionali e del suo sistema monetario di entrare in Sparta, sono descritte da Plutarco:

“Licurgo stabilì che il ferro dovesse essere la sola forma di valuta in uso, una piccola somma di denaro la quale aveva una grossa mole e peso. Parliamo di monete di 30 o 40 chili di ferro il chè richiedeva un armadio alquanto grande, e per spostarlo non si sarebbe potuto evitare di andare a prendere i buoi. Questi “pelanor” servivano solo come accumulo di ricchezza e come base per lettere di pagamento, cioè ricevute che generalmente consistevano in note di cuoio. Sparta era di certo fortunata a possedere giacimenti di ferro molto ricchi. Perciò era indipendente sia per il suo denaro che per le sue armi, e da questi punti di vista la sua autonomia dall’estero era assoluta.

Licurgo fu senza dubbio ispirato nello scrivere le sue leggi dalla limpida comprensione degli infernali effetti dei sistemi monetari basati sull’argento e oro. Soprattutto egli sapeva che le monete di argento erano una valuta la cui totale circolazione lo stato NON POTEVA CONTROLLARE, a causa della domanda internazionale, della desiderabilità del suo materiale e delle decisioni arbitrarie della confraternita internazionale.

Il denaro che era stato istituito a Sparta costituiva valore solo per gli spartani, l’oro e l’argento non erano usati internamente: i metalli preziosi ricavati dalle vendite o dai bottini di guerra erano depositati presso il Consiglio dell’Arcadia, e parte di questi era usato, secondo Augustus Boeckh, per costruire navi o per rifornirsi di merci dall’estero.

L’uso di questa valuta nazionale fu la forza che diede a Sparta, nonostante l’EMBARGO INTERNAZIONALE, la leadership del mondo ellenico fino al termine delle guerre del Peloponneso. Il cosiddetto “modo di vivere spartano” derivava dalla necessità di questa città-stato di essere sempre pronta contro una guerra totale dall’esterno, che era scatenata contro di loro dalla stessa elite di banchieri internazionali che da essi era stata messa alla porta con l’editto di Licurgo.

Nella città di Sparta c’era stato un altro ostacolo, oltre alle leggi di Licurgo, all’attecchimento del potere dei banchieri, cioè l’Eforato (la cui istituzione anch’essa è dovuta a Licurgo), che era inteso a difendere l’indipendenza nazionale del sistema monetario. Sugli Efori possiamo dire che i loro obiettivi principali erano il mantenimento della difesa domestica ed il controllo delle attività del re, attraverso di cui di solito si insinuava mediante corruzione l’elite internazionale di banchieri.

Sparta visse questa condizione di autonomia per circa 300 anni.

Ma entro il 360 a.C. il sistema monetario di Licurgo era niente più che un ricordo, come testimoniato dagli scritti di Alexander de Mar. La guerra del Peloponneso si era trascinata dal 431 al 404 a.C. Il prestito di 5000 talenti di argento che Sparta ricevette nel 412 a.C. dalla Persia per la costruzione di navi ci dice che, in una Sparta stremata dall’esterno e logorata dall’interno, gli emissari dei banchieri erano già riusciti ad infiltrarsi e ad ottenere in una certa misura il controllo. A questo punto era conveniente per i banchieri finanziare sia lo sforzo bellico spartano che quello ateniese, perchè sostenendo entrambe le forze distruttive che si fronteggiavano si arrivava al massimo del risultato, a livello di dipendenza economica e perdita di autonomia di entrambi. L’elite dei banchieri internazionali sapeva che anche una Sparta vincente sarebbe stata loro fedele e la nuova classe dirigente che essi avevano selezionato per lei già avevano iniziato a rimuovere ogni ostacolo al loro insediamento. I discorsi del 428 a.C. di Archidamos, re di Sparta rivelano proprio questo, cioè la corruzione e l’ipocrisia tipica di un politico controllato dalla confraternita internazionale di banchieri.

Anonimo Pontino