Il caso Galilei

L’argomento “Galileo Galilei” è sempre presente quando si parla degli “errori” della Chiesa. Ci si chiede: perché fu condannato? Che colpa ebbe, se non quella di dire la verità e cioè che è la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa? E’ mai possibile che la Chiesa sia arrivata a tanto oscurantismo da condannare l’evidenza della scienza? Le accuse sono molte e così gravi e “convincenti” che ogni studente le fa sue. Eppure queste accuse nascono da confusione e da disinformazione. Resta il rammarico che i nostri figli si ritrovano senza difese e accettano come “oro colato” tesi precostituite e faziose che dominano nelle aule scolastiche.

Mi rivolgo soprattutto ai papà e alle mamme. Io mi sforzerò di scrivere quanto più semplicemente ma loro facciano tutto il possibile per trasmettere questi contenuti ai figli, e non soltanto a quelli che frequentano gli istituti superiori; già alle elementari e alle medie inferiori si dicono cose che condizionano talmente la mentalità dei ragazzi che poi è molto difficile liberarsene.

La prima cosa che va detta a chiare lettere è che Galilei non ebbe i suoi problemi da parte dell’Inquisizione perché volle appoggiare la concezione eliocentrica (cioè che è la Terra a girare intorno al Sole). Lo so che questo può sembrare nuovo, ma è così. Un po’ di pazienza nella lettura…e lo capirete.

Galileo Galilei nacque a Pisa il 15 febbraio del 1564. Fu matematico, fisico, astronomo e filosofo. Fece importanti ricerche sui gravi e scoprì le leggi dell’isocronismo del pendolo, cioè la durata uguale delle oscillazioni del pendolo o del movimento di un cronometro. Perfezionò il cannocchiale e scoprì i satelliti di Giove, le fasi di Venere, i mari della Luna e le macchie solari…e non è poco, direbbe qualcuno.

Ma adesso torniamo da dove siamo partiti. Galilei, a differenza di quanto si dice e si crede, non ebbe i suoi problemi perché sostenitore della teoria eliocentrica (la Terra gira e il Sole sta fermo). E per un motivo molto semplice: perché questa teoria non faceva paura alla Chiesa! Ai tempi di Galilei la concezione tolemaica era quella dominante, la concezione cioè che affermava la rotazione del Sole intorno alla Terra.

In realtà già prima di Tolomeo, Aristarco di Samo, intuendo bene, affermò che è la Terra a girare intorno al Sole, ma non ebbe successo perché la sua convinzione contraddiceva tanto il pensiero di Aristotele quanto il senso comune che fa sembrare la Terra ferma e il Sole girare. Anche ai tempi di Galilei il senso comune non era cambiato e faceva sembrare giusta la concezione tolemaica. A questo poi si aggiungeva un passo della Bibbia in cui si affermerebbe (l’uso del condizionale è d’obbligo) che è il Sole a girare intorno alla Terra. Il passo è nel Libro di Giosuè (10, 12-13). “(Nella battaglia di Gàbaon contro gli Amorrei) Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: ‘Sole, fermati in Gabàaon,/e tu, Luna, sulla valle di Aialon’./Si fermò il Sole/ e la Luna rimase immobile,/ finché il popolo non si vendicò dei nemici./ (…)”. Dunque Giosuè fermò il Sole per completare la disfatta dei nemici. In realtà si tratta di un’espressione di senso comune e non scientifica. Ancora oggi noi diciamo “il Sole sorge e tramonta” ben sapendo che è la terra a muoversi intorno al Sole.

Diamo adesso qualche notizia interessante sul fatto che la Chiesa non aveva affatto paura della teoria eliocentrica. Già quattro secoli prima di Galilei, san Tommaso d’Aquino disse che la concezione tolemaica, proprio perché non suffragata da prove, non poteva considerarsi definitiva. Copernico, astronomo polacco e perfino sacerdote cattolico, morto ventuno anni prima di Galilei, sosteneva la concezione eliocentrica; e molti contemporanei, perfino esponenti della gerarchia ecclesiastica (tra questi anche pontefici come Leone X e Clemente VII) si mostrarono aperti alle sue tesi. Il domenicano Niccolò Schomberg, arcivescovo di Capua, condivise l’ipotesi copernicana e questa sua convinzione non gli fece saltare la nomina (anzi!) a cardinale da parte di papa Paolo III.

Nella lettera di presentazione figura addirittura il merito per aver incoraggiato Copernico. E non finisce qui. Paolo di Middelburgh, vescovo di Fossombrone, incoraggiò pubblicamente Copernico. Il gesuita Pazmany, poi cardinale e primate di Ungheria, disse che riguardo alla teoria copernicana non si poteva obiettare nulla in base alla Bibbia. E nella celebre Università di Salamanca, proprio negli anni di Galilei, si studiava e si insegnava anche la concezione copernicana. Lo stesso Galilei era a conoscenza del fatto che la Chiesa non aveva nulla da ridire sull’ipotesi di Copernico. Così scrisse a Cristina di Lorena: “(Il trattato di Copernico) è stato ricevuto dalla santa Chiesa, letto e studiato per tutto il mondo, senza che mai si sia presa ombra di scrupolo nella sua dottrina (…)”.

Qualcuno però potrebbe obiettare: ma se la teoria copernicana non faceva paura, perché Copernico decise di far pubblicare la sua opera, La rotazione di corpi celesti, solo alla sua morte, e cioè nell’anno 1543? La risposta è molto semplice. Non fu per paura dell’Inquisizione, ma per paura di essere deriso dagli scienziati del tempo, tutti convintissimi della concezione tolemaica. Tanto è vero quello che sto dicendo che quest’opera fu pubblicata grazie alla volontà dei suoi superiori, tutti canonici. E sapete a chi Copernico dedicò il suo studio? A papa Paolo III in persona, che ne accettò la dedica. Da Copernico fino alla condanna di Galilei si ebbero ben undici papi e tutti incoraggiarono la teoria copernicana. Galilei stesso, che difendeva questa teoria, fu accolto trionfalmente a Roma e fu nominato membro dell’Accademia Pontificia.

Il fatto poi che il 5 marzo del 1616 il S.Uffizio proibì la lettura de La rotazione dei corpi celesti di Copernico non è in contraddizione con quello che sto dicendo. Fu, infatti, dovuto a due motivi che non riguardavano l’ipotesi eliocentrica. Primo: si temeva che in quest’opera si evidenziasse poco che Copernico parlasse solo per ipotesi. Secondo: l’opera di Copernico era stata strumentalizzata dal frate e filosofo eretico Giordano Bruno, che credeva di poter trovare nell’ipotesi copernicana una prova della sua convinzione dell’infinità dell’universo come identificazione dell’universo con Dio e di Dio con l’universo (panteismo). Infatti, quando vi furono le prove, La Chiesa soppresse il decreto del Sant’Uffizio. Avvenne nel 1757 con papa Benedetto XIV.

Piuttosto era nel mondo protestante che l’eliocentrismo faceva paura. Riferendosi a Copernico, Martin Lutero scrisse: “Cadde un giorno il discorso sopra un astrologo moderno il quale voleva dimostrare che la Terra si muove e non già il cielo o il firmamento col Sole e con la Luna, (…) Ma le cose adesso vanno così: chi vuole apparire savio e dotto non deve approvare quello che fanno gli altri, ma deve fare alcunché di singolare e tale che a suo credere nessun altro sia capace di fare. Il pazzo vuole rovesciare tutta l’arte astronomica.”