I solstizi dell’anima |Massimo Viglione

Il 21 giugno è il giorno del solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, quello con più luce.
Da sempre è stato sentito come un giorno speciale, da dedicare a riti religiosi pagani, sia nei tempi precristiani, sia nei postcristiani: pochi lo sanno, ma nei decenni scorsi molti “cavalieri fra le rovine” di evoliana educazione andavano a fare riti strani in questa notte (a Roma addirittura si entrava di “straforo” nei fori imperiali, tanto per usare un gioco di parole) e forse qualche irriducibile c’è ancora da qualche parte.

Ne ho conosciuti di questi “pagani” d’accatto. Mi ricordo che qualche volta che parlavo con loro, mentre vomitavano ironie contro Cristo, mi divertivo sempre a porre loro questa domanda: “senti, se ti faccio una domanda, mi rispondi sinceramente?” “Sì, certo”. “Parola di pagano?” “parola”. “Parola di cavaliere fra le rovine”, di “cavalcatore di tigre”? “Parola, certo”. “Bene, e allora dimmi: se domani diventi cieco… insceni un fescennino a Giove Capitolino, fai un bel rito sacrificale a Odino oppure ti scaraventi a quattro di bastone sotto il crocifisso?”.
E qui… le reazioni erano le più disparate, dall’ira fino all’estrema sincerità, ma la risposta era sempre chiara, sia che lo ammettevano sia che non lo ammettevano a parole.
Ma, a parte i pagani postcristiani, la mia riflessione voleva essere un’altra.
Mi ha sempre colpito il fatto che proprio nel giorno più lungo dell’anno iniziano ad accorciarsi le giornate. Lo sappiamo: la luce del 22 giugno è di un minuto circa più breve del 21. Così come, naturalmente, il 22 dicembre ha una luce di un minuto circa più lunga di quella del 21.
Questo mi ha sempre affascinato (e anche un po’ inquietato). È chiara dimostrazione del fatto che su questa terra, in questa vita, la perfezione non può esistere mai: proprio mentre si arriva a tanta luce, inizia infallibilmente ad avanzare la tenebra. E il contrario, ovviamente. Il 22 dicembre, mentre fa notte appena dopo le 16, inizia ad avanzare la luce astronomica.
Chi crede in Dio e comprende che il caso non esiste, non può non trarne qualche insegnamento, sia a livello personale che generale e storico. Quando ci esaltiamo perché sembra che tutto vada bene, siamo stolti, perché in realtà le tenebre, senza che neanche ce ne accorgiamo, stanno già iniziando ad avanzare nella nostra vita, perché nessuno, ma proprio nessuno, può pensare di trascorrere un’intera esistenza… “al 21 giugno”…
D’altro canto, però, l’autunno ci toglie progressivamente la luce, e si arriva all’inverno nella maggiore quantità di buio. Ma proprio mentre la luce primaverile ed estiva sembra un ricordo, proprio mentre siamo avvolti dalle tenebre, in realtà, Chi muove l’universo intero sta già operando per far tornare la luce nella nostra vita.
Stolto è colui che il 21 giugno si scorda di Dio per un’ubriacatura di “luce”. E ancor più stolto è colui che il 21 dicembre si scorda di Dio, cadendo nel pessimismo e nella disperazione. Nel primo caso si pecca contro l’umiltà e la sapienza, nel secondo caso contro la virtù teologale della speranza.
Quando tutto va bene è il momento di temere e prepararsi al buio futuro. Ma quando tutto va male, paradossalmente è il momento di trovare una nuova forza interiore, che nasce proprio da una vigoria spirituale e morale che dona Dio a coloro che sperano in Lui e che sanno che sta arrivando la luce.
Ciò vale anche nella storia.
Il secolo con più luce della storia umana è stato senz’altro il XIII: è il secolo di Francesco e Domenico, Antonio e Tommaso, il secolo di Dante e Giotto, di Re santi come Luigi IX e Ferdinando III, di un’Europa che si riempie di castelli e cattedrali meravigliose, che crede, pensa e agisce come una società cristiana unita nella più disparata diversità, è il secolo della ricchezza spirituale e culturale ma anche materiale ed economica, con i Comuni e le prime signorie. E’ il secolo della Chiesa, per antonomasia, che si chiude con il trionfo inaspettato e incredibile del primo giubileo della storia. Eppure, appena terminato questo 21 giugno della Cristianità, arriva il 22 giugno (ovvero il 1303, lo schiaffo di Anagni, la rivolta dello Stato contro la Chiesa, la rivolta del pensiero laico di giuristi senza scrupoli al servizio di un re traditore contro la Christianitas) e di lì a poco la Chiesa ad Avignone, poi il Grande Scisma, nel frattempo la Guerra dei Cento Anni, la Peste nera, e tutta una serie di eventi che nel corso di questi sette secoli ci hanno condotto al 21 dicembre di oggi. Un 21 dicembre talmente oscuro che occorre pensare di essere al Polo Nord.
Eppure, proprio perché siamo nella più sconvolgente oscurità della nostra civiltà, occorre non essere stolti, e non dimenticare che raggiunto lo Zenit del buio inizia il cammino verso la luce.
Oggi una scintilla si comincia a intravedere: non nella situazione religiosa, politica o economica in sé (buio totale), ma nella comprensione che tanta gente inizia ad avere di questo buio. Nella coscienza sempre più diffusa che oggi siamo nell’errore più perverso. Perché chi prende coscienza di questo, chi smette di fare lo struzzo per vigliaccheria, chi smette di anteporre se stesso e i propri ridicoli piani di ambizione personale alla tragedia che stiamo vivendo, sta già – consapevolmente o meno – lavorando per un mondo che si avvia verso la primavera dopo secoli di autunno e inverno.
Quando è così buio, i buoni, le persone in buona fede, iniziano a cercare la luce per vedere. E questo è l’inizio del riscatto. Oggi, ogni giorno, conosco sempre più persone che non ne possono più del buio, e cercano la luce. Ma non li trovo fra i sapienti e i saggi di questo mondo. Li trovo solo fra chi ha messo Dio prima di se stesso e questo lo fanno solo gli umili.
Ma sono questi umili che costituiscono il 22 dicembre della speranza. L’importante, è l’unione di tutti per favorire quanto possibile l’arrivo della primavera. Ma per raggiungere l’unione occorre la pratica eroica, costante, della virtù eccelsa dell’umiltà, condizione imprescindibile di ogni cammino verso la luce. Ancor più quando si è immersi nelle tenebre. L’umiltà apre la mente alla sapienza e il cuore alla carità. In tal maniera, diventa possibile, perfino facile, vivere nella virtù della speranza e combattere le tenebre con coraggio e costanza, ogni giorno, si tutti i fronti, come un’acies ordinata, fino al ritorno del sole di giustizia e carità.
Il 21 giugno la Chiesa ricorda anche san Luigi Gonzaga, che ha dato la vita per la Chiesa e per il suo prossimo. Siamo pronti a combattere le tenebre e preparare il cammino alla Luce?

Massimo Viglione

M. Viglione

Massimo Viglione e'professore di Storia presso l'Università Europea di Roma e scrittore di libri di successo e testi scolastici .