I crimini degli alleati durante la 2a Guerra Mondiale

Documentazione raccolta da Anonimo Pontino

Gli storici calcolano che 2 milioni di donne tedesche sono state stuprate dopo che le forze alleate e sovietiche hanno sconfitto l’esercito di Hitler.

Una testimonianza di ciò che avvenne nella Prussia Orientale è fornita dall’inviato speciale del ‘Courrier’ di Ginevra nella seguente corrispondenza pubblicata nel numero del 7 novembre 1944 del quotidiano svizzero: ‘La guerra che in Prussia Orientale si svolge nel triangolo Gumbinnen-Goldap-Ebenrode, da quando Goldap é stata ripresa dai tedeschi, è al centro degli avvenimenti.

La situazione non è solo caratterizzata dagli aspri combattimenti delle truppe regolari, ma, purtroppo, pure dai troppo noti metodi di conduzione della guerra: mutilazioni e impiccagione dei prigionieri ed il quasi TOTALE STERMINIO DELLA POPOLAZIONE CONTADINA TEDESCA rimasta sui luoghi nel tardo pomeriggio del 20 ottobre…

La popolazione civile è, per così dire, scomparsa dalla zona di combattimento poiché la maggior parte dei contadini è fuggita con la propria famiglia. Tutto è stato annientato dall’Armata Rossa. Trenta uomini, venti donne, quindici bambini sono caduti nelle mani dei russi a Nemmersdorf ed uccisi. A Brauersdorf ho visto di persona due lavoratori agricoli d’origine francese, ex prigionieri di guerra, fucilati. Uno lo si è potuto identificare. Non lontano da loro trenta prigionieri tedeschi avevano subito la stessa sorte. Vi risparmio la descrizione delle mutilazioni e della orribile vista dei cadaveri sui campi. Sono impressioni che superano perfino la più accesa fantasia. (da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.21)

Da Mosca arrivavano la ‘Krasnaja Zveda’, l’organo delle forze armate, la ‘Pravda’ e le ‘Isvestija’ con articoli del propagandista Ilya Grigoryevich Ehrenburg (nato a Kiev in una famiglia ebrea) e dei suoi collaboratori, e nelle riunioni si cominciò a leggerne e a commentarne, con martellante insistenza, i passi più salienti: ‘I tedeschi non sono esseri umani. D’ora in avanti il termine ‘tedesco’ é per noi tutti la maledizione più orribile. D’ora in avanti il termine ‘tedesco’ ci spinge a scaricare un’arma. Noi non parleremo. Noi non ci commuoveremo. Noi uccideremo. Se nel corso di una giornata non hai ucciso nemmeno un tedesco, allora per te é stata una giornata perduta. Se tu credi che il tedesco invece che da te sarà ucciso dal tuo vicino, allora tu non hai capito il pericolo. Se tu non uccidi il tedesco, sarà il tedesco ad uccidere te. Egli arresterà i tuoi e li torturerà nella sua dannata Germania.

Se tu non sei in grado di uccidere con una pallottola il tedesco, allora uccidilo con la baionetta. Se nel tuo settore vi é tregua e non é in corso una battaglia, allora uccidi il tedesco prima della battaglia. Se tu lasci in vita il tedesco, il tedesco impiccherà l’uomo russo e disonorerà la donna russa. Se tu hai ucciso un tedesco, allora uccidine un secondo. Per noi non c’è nulla di più piacevole dei cadaveri tedeschi. Non contare i giorni, i chilometri, conta solo una cosa: i tedeschi che hai ucciso. Uccidi i tedeschi! Questo implora la tua vecchia madre. Uccidi i tedeschi! Questo implorano i tuoi figli. Uccidi i tedeschi!

Così grida la nostra madre terra. Non perdere occasione! Non sbagliarti! Uccidi!’ […] ‘I tedeschi’ sentivano dire con un crescendo, ‘malediranno l’ora in cui calpestarono la nostra terra. Le donne tedesche malediranno l’ora in cui partorirono i loro feroci figli. Noi non infamiamo. Noi non malediamo. Noi siamo sordi. Noi ammazziamo’. (da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.32)

I militari sovietici che cercavano di soccorrere la popolazione civile tedesca si rendevano colpevoli di uno dei reati contro la sicurezza dello Stato previsti dall’art.58 del codice penale sovietico e puniti con la reclusione non inferiore a mesi sei e, nei casi più gravi, con la fucilazione.

Lo scrittore Leo Kopelev, per aver reagito a Neidenburg e ad Allenstein alle brutalità perpetrate dai suoi commilitoni, fu accusato di ‘umanitarismo borghese’ e, nonostante fosse un comunista convinto e maggiore del servizio di propaganda, addetto in particolare all’istruzione e all’impiego al fronte dei militari tedeschi che erano passati al servizio dell’Armata Rossa dopo Stalingrado, fu condannato in base al citato articolo e deportato per anni. (da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.62)

Testimoni, sopravvissuti di Metgethen, riferirono che cadaveri di donne erano stati appesi agli alberi dei giardini pubblici; che donne in stato interessante erano state sventrate e gettate in fosse nella foresta di Schönfliess. (da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.79)

Allied War Crimes of World War II

[…]Era notte quando un reparto sovietico, al comando di un capitano, giunse alla fattoria di Peter Haupt. Peter Haupt e i suoi non ebbero il tempo di rendersi conto di cosa stesse accadendo che già si trovarono tirati giù dai letti e sospinti, in camicia, tremanti per il freddo ed il terrore, nello stanzone che occupava buona parte del piano terreno e schierati, faccia al muro, contro una parete. […]

Poi si rivolse a Peter Haupt ed ai suoi familiari. Obbligò l’uomo ed i suoi tre figli di 16, 14 e 4 anni ad inginocchiarsi e, fatte avanzare la moglie e le sue due figlie di 18 e 12 anni, le denudò e le costrinse a distendersi sul freddo pavimento e violentò la moglie. La donna gemeva e si divincolava sotto la stretta morsa che la tratteneva e invocava aiuto. Peter Haupt non resistette. Con un balzo, urlando di furore, si lanciò in avanti, afferrò l’ufficiale in procinto di avvicinarsi alla figlia diciottenne e lo tirò con forza per le gambe, facendolo cadere a terra. […] Peter Haupt fu colpito più volte, ma non mortalmente, e così ferito e sanguinante, ad un ordine del capitano, fu trascinato fuori, sull’aia. Nello stanzone moglie e figli osservavano terrorizzati la scena, senza osare li benché minimo movimento.

Trascorsero così lunghi attimi di profondo silenzio: il capitano al centro della stanza, le donne distese per terra, i ragazzi inginocchiati al muro. Sembravano statue. In quel silenzio all’improvviso rintronò un urlo lacerante cui fecero eco le grida della moglie di Peter Haupt. La donna non vide il marito che, in un ultimo sussulto di energie, con le mani irrigidite sulle viscere, si trascinava nella neve. Fece pochi metri, poi cadde e la sua voce si spense in un rantolo. I soldati gli avevano schiacciato, con pietre, i testicoli. […] Fuori della fattoria, nel villaggio di Peter Haupt e nei villaggi a nord-est di Cracovia, ovunque erano giunti i soldati dell’Armata Rossa, quella notte fu una notte di spavento, di violenza, di morte. (da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.35-36)

[…]Pesanti passi, violenti colpi alle porte, urla cominciarono a rintronare per tutto il palazzo. Al primo piano la signora König fu una delle prime prede: l’afferrarono, sgombrarono il letto, gettando a terra la madre settantottenne che vi giaceva agonizzante, e la violentarono. Quindi toccò alla ragazza della porta accanto: aveva vent’anni e venti bruti si buttarono su di lei, a turno. Nel corridoio videro uno sfollato di Goldap e lo abbatterono. Dall’appartamento del dottor Grünwald giungevano assordanti rumori e risa: i vincitori vi si erano installati, bevevano acquavite e spaccavano mobili. (da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.69)

[…]’Il 13 febbraio’ gli riferì la donna, ‘giorno dell’ingresso dei sovietici, restammo in cantina sino alle 20, indisturbate. Poi sentimmo dei passi e tanto era il terrore che ci prese, che non osavamo neppure respirare. Comparvero quattro soldati che dapprima si comportarono sopportabilmente; presto però divennero un po’ troppo intraprendenti verso di me e verso la giovane signora Keil e all’improvviso fu: ‘Frau komm’. Non risposi. Al terzo ordine, spazientito, il soldato mi afferrò per un braccio, mi sollevò e mi diede un calcio tale che volai sino alla porta della cantina. Un altro malmenò la signora Keil e poi se la trascinò dietro, costringendola a portare con sé la figlia Traudl. Anche sua mamma e sua sorella dovettero andare.

Cosa poi ci capitò, non occorre che glielo descriva: andò avanti tutta la notte sino al mattino; bestiale! Io tornai per prima nella cantina e lì trovai i due anziani coniugi della nostra casa uccisi e con gli occhi enucleati: si erano opposti, come mi raccontò la signora Tindel, a lasciar andare con loro la cognata ed il nipotino. Verso le 10, ci fu un po’ di tranquillità e tutte ci recammo nell’appartamento della signora Keil, la cui figlia undicenne era stata pure violentata.

Lì ci cucinammo qualcosa da mangiare e in quel mentre udimmo di nuovo passi e si ricominciò daccapo. Urlavamo, li pregavamo di lasciarci in pace, ma non avevano pietà. Ci accordammo allora di impiccarci, ma ne sopraggiunsero altri. Quando finalmente anche costoro se ne andarono eravamo pronte. Ognuna di noi si era procurata un coltello ed anche un lenzuolo era pronto. La signora Polowski s’impiccò per prima. La signora Keil impiccò dapprima la sua Traudl e poi se stessa, lo stesso la sua cara mamma fece con sua sorella. Restammo solo noi due, sua mamma ed io.

La pregai di farmi il cappio, poiché, per l’eccitazione, non ci riuscivo; lo fece, ci abbracciammo ancora una volta, e spingemmo via coi piedi il bauletto sul quale stavamo. Mi accorsi di toccare terra con la punta dei piedi: sua mamma mi aveva fatto la corda troppo lunga. Provai ancora e ancora, perché volevo morire, ma senza riuscirvi; guardai e destra e a sinistra: eravamo appese tutte su una fila e loro si trovavano bene, poiché erano morte. A me non restò che liberarmi dal cappio, cosa che mi riuscì dopo molti tentativi. Ero sola e fuggii disperata. (da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.91)

Così, fra discorsi ed applausi, se ne partì l’Armata Rossa. Aveva avuto il tempo di infierire, stuprare, deportare, ridurre allo stremo la popolazione tedesca e, soprattutto, di spogliare il paese dei macchinari e delle apparecchiature industriali, dei beni agricoli e del patrimonio zootecnico. Si portò via i mezzi di trasporto, le attrezzature scolastiche, municipali, alberghiere, ospedaliere e, singolarmente, si arricchì di ogni possibile bene privato, senza trascurare le biciclette, un mezzo che molti dell’Armata Rossa non avevano mai usato.(da ‘E malediranno l’ora in cui partorirono’, pag.176)

Anonimo pontino