Giulio Lusi, l’eroe irpino degli arditi

Fu decorato con medaglia d’oro e d’argento per gli atti eroici compiuti durante la prima guerra mondiale

“I ragazzi del ‘99”, questa la famosa denominazione data alle leve che nel 1917 compivano il diciottesimo anno di età e che pertanto potevano essere impiegate sul campo di battaglia durante la prima guerra mondiale.
Giovanissimi ragazzi nati nel 1899 che combatterono valorosamente ed eroicamente in prima linea, conoscendo sulla propria pelle, o meglio nelle loro carni, cosa davvero significava la tragedia della guerra, il suo sconvolgimento sociale, le sue privazioni, le sue sofferenze.
L’apporto e il sacrificio dei ragazzi del ’99, che furono gettati nella mischia al fianco dei veterani dopo la disfatta di Caporetto, avvenuta il 24 ottobre 1917, risaldando in tal modo le file del Piave, del Grappa e del Montello, furono fondamentali per la vittoria finale, permettendo all’Italia di ribaltare le sorti del primo conflitto mondiale con la battaglia di Vittorio Veneto e la successiva firma dell’armistizio a Villa Giusti da parte dell’Austria-Ungheria.

I ragazzi del ’99, giovanissimi soldati ricordati e celebrati dalla storia come autentici eroi, spesso inconsapevoli eroi della guerra più sanguinosa mai combattuta tra nazioni fino a quel tempo. Ma proprio l’amore incondizionato per gli ideali della Patria spinse tanti ragazzi, appena diciottenni, a scegliere volutamente il fronte, a fiondarsi nelle battaglie più cruente in difesa della bandiera, quel tricolore tanto venerato, fino a spingersi, senza alcuna paura o timore, al sommo sacrificio della propria vita. E’ ciò che il destino riservò a un giovanissimo aspirante ufficiale dei bersaglieri nato in Irpinia, il sottotenente Giulio Lusi, decorato alla memoria con medaglia d’oro e medaglia d’argento, fulgido e immenso esempio di sacrificio, di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere.

Giulio Lusi, figlio di Domenico e Anna Maria Durante, nacque ad Ariano di Puglia, l’attuale Ariano Irpino, il 27 gennaio 1899, e immolò, a soli diciannove anni, la sua vita in battaglia nei pressi di Grisolera, nella zona del Basso del Piave, il 30 ottobre 1918.
Appena diciassettenne, si arruolò volontario per la guerra e fu inviato al II reparto bersaglieri. Tentò subito di raggiungere la prima linea ma tale possibilità gli fu concessa solo al compimento del diciottesimo anno d’età. Ottenuta, dopo un breve corso, la nomina a sottotenente, fu successivamente destinato al IV reparto d’assalto, rinominato poi XXVI.

Dopo la disfatta di Caporetto, la ripresa dell’offensiva italiana fu caratterizzata e resa possibile proprio dall’impiego di nuovi reparti speciali d’assalto, come il XXVI di cui faceva parte Lusi. Tali unità d’elite erano state create nei mesi precedenti lo sfondamento del fronte e si erano nel contempo fortemente organizzate dal punto di vista logistico e degli armamenti, mettendo anche a punto particolari ed efficienti tecniche offensive. Ne facevano parte volontari selezionati fra i migliori elementi, che venivano poi sottoposti a duri e specifici addestramenti militari.

Lusi, compiuti diciotto anni, fu tra i prescelti per le sue spiccate doti, divenendo così volontariamente un “ardito”, figura leggendaria ed epica della storia militare italiana di tutti i tempi. Gli arditi erano soldati addestrati all’uso delle armi in dotazione, capaci di realizzare e mettere in pratica sul campo di battaglia tattiche innovative di assalto, erano specialisti della lotta corpo a corpo con o senza armi, il tutto supportato da una continua preparazione atletica. Velocità, audacia, coraggio, estrema mobilità e spirito d’iniziativa, queste le qualità che caratterizzavano gli arditi, che si dividevano in tre gruppi: i bersaglieri come Lusi avevano assunto il nome di “fiamme cremisi” o “rosse”, chi proveniva dalla fanteria era invece inquadrato nelle “fiamme nere”, mentre gli alpini divennero le “fiamme verdi”. Il battaglione delle fiamme cremisi aveva un distintivo formato da una daga romana attorniata da fronde di quercia e d’alloro, con il motto sabaudo Fert.

In seguito alla pesante sconfitta di Caporetto, l’esercito italiano si attestò strategicamente sulla sponda occidentale del Piave, e in quello scenario furono proprio gli arditi a condurre con successo le prime azioni offensive contro le truppe austriache.
Il XXVI reparto d’assalto degli arditi fiamme cremisi, formato da bersaglieri, fu costituito nel luglio del 1917. Al suo comando, fino alla vittoria del 4 novembre 1918, fu nominato il leggendario capitano Aminto Caretto, piemontese, che aveva già formato una compagnia di arditi reggimentali e che aveva anche comandato eroicamente la LXX compagnia bersaglieri.

Concluso un periodo di dura e intensa preparazione militare e fisica, il XXVI reparto d’assalto fu inviato in prima linea, dove iniziò la propria attività di guerra con ricognizioni, appostamenti e pattuglie. L’azione degli arditi non fu preziosa e determinante per le sorti del conflitto soltanto sul Piave, ma in molti altri punti nevralgici e strategici del fronte, dove le truppe dell’esercito italiano erano state chiamate a sostenere e presidiare dopo il repentino e travolgente avanzare delle armate austro-ungariche. A tal proposito, la storia ci ha narrato le vicende belliche avvenute nelle zone del Grappa, dell’altopiano di Asiago, sul Montello e in tutta la zona collinare circostante, dove i reparti e le compagnie degli arditi furono risolutori di molte e decisive situazioni. Infatti, il protrarsi della guerra e l’aggravarsi della situazione dopo Caporetto, come già accennato, avevano costretto il Ministero e lo Stato Maggiore a chiamare alle armi anche l’ultima classe disponibile, appunto i ragazzi del ’99, che fecero la loro apparizione in prima linea, poco più che diciottenni. In molti chiesero volontariamente di far parte delle formazioni di arditi. E fu il caso del sottotenente Giulio Lusi, unitosi al XXVI reparto d’assalto fiamme cremisi proprio nei giorni di Caporetto, distinguendosi subito per coraggio, audacia e spirito d’iniziativa.

Proprio nei giorni della grave disfatta subita dalle truppe italiane a Caporetto, l’aspirante ufficiale nativo di Ariano, nei pressi della testata del Natisone, a Luico, durante la ritirata, vedendo che alcuni pezzi d’artiglieria erano rimasti in mano agli austriaci, chiamò con sé due commilitoni della propria compagnia, per poi spingersi verso la zona presidiata dalle truppe nemiche con lo scopo di togliere l’otturatore ai cannoni per renderli almeno inservibili.

I tre arditi riuscirono nell’impresa, ma Lusi tornò indietro con una larga ferita a una spalla. Per questo atto, dove Lusi mostrò un incommensurabile coraggio, gli fu conferita la medaglia d’argento (dopo aver ottenuto sempre alla memoria la medaglia d’oro nel 1921, come riportato di seguito), con Regio Decreto del 20 dicembre 1923. Giulio Lusi, quindi, fu decorato con medaglia d’argento al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
“Primo sempre in ogni audace impresa, si spingeva, con pochi animosi, in condizioni difficilissime per terreno e per il fuoco delle mitragliatrici, attraverso i posti nemici, rientrando nelle nostre linee ferito e con gli otturatori di due pezzi d’artiglieria caduti in mano dell’avversario.
Luico, 25-25 ottobre 1917”.

Dopo questa azione eroica, pur gravemente ferito, il giovanissimo sottotenente irpino decise di ripassare le linee. La lunga degenza dovuta alle conseguenze fisiche subite in seguito all’ardita incursione di cui fu valoroso protagonista, non gli fece dimenticare i compagni che combattevano in prima linea, dai quali, contro il parere medico, si ripresentò negli ultimi giorni di guerra. Ma il destino gli riservò un’atroce sorte e il 30 ottobre 1918, non ancora ventenne, trovò la morte in combattimento nel passaggio del Piave a Grisolera, dove, colpito dal fuoco nemico, pur cadendo al suolo, continuò a sventolare il tricolore per incitare i suoi bersaglieri all’assalto, attirando ancora su di sé le rabbiose raffiche dei mitraglieri austriaci.
In ricordo del suo sacrificio, con Regio Decreto del 2 giugno 1921, gli fu conferita la medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione:

“Giulio Lusi, Sottotenente (Bersaglieri, 26° reparto d’assalto “Fiamme cremisi”, 1a compagnia).
Costante, mirabile esempio slancio, coraggio, e puro amor patrio, volontario di guerra, benché inabile alle fatiche per grave ferita riportata in combattimento, volle dare tutto se stesso alla Patria, ritornando alla fronte. Passato un fiume tra i primi, si slanciò alla testa del suo reparto coraggiosamente contro un caposaldo accanitamente difeso. Colpito a pochi passi da mitragliatrici avversarie, benché morente, fece sventolare il tricolore in faccia al nemico e spirò inneggiando alla Patria.
Grisolera (Basso Piave), 30 ottobre 1918”.

Il giornale “Il Mezzogiorno” di Napoli, nell’edizione del 6 dicembre 1918, pubblicò un toccante articolo sulle gesta militari del giovane ed eroico aspirante ufficiale irpino, che trovò la morte difendendo tra le mani il tricolore e incitando i propri soldati alla difesa della Patria.
Di seguito, il testo apparso sulle colonne dell’importante testata giornalistica del tempo:
“Giulio Lusi, Tenente negli Arditi, volontario di guerra è morto… a diciannove anni. Egli era un giovane, un fanciullo, e niente altro; ma del giovine fu la più perfetta immagine. Del fanciullo aveva i grandi occhi in cui passava come il tremito di un’ala, del giovine il fermo cuore. Fu un eroe… a Griso, Monte Maio, Carsano, Golobi, Luico, Grisolera.

A Luico nei tragici giorni di Caporetto il IV reparto d’assalto, il suo, e la IV brigata bersaglieri ebbero il compito di arginare, di arrestare, per quanto più era possibile l’invasore che dalle falde di Tolmino e di Plezzo, dilagava…
Il Sottotenente Lusi con il suo plotone e le pistole mitragliatrici sbarrava la strada che dalla valle di Caporetto mena giù a quella del Natisone. Di lì i nemici non passarono. Vi si accanirono per 12 ore, non passarono. E la notte scese, un’improvvisa notte di guerra, tragica. Ma nella notte Lusi e pochi suoi arditi compirono una cosa impossibile. Agili ombre guizzarono ratte tra morti nella via in cui infuriava la stridula rabbia delle mitragliatrici. Quando tornarono tra i compagni portarono qualcosa di pesante. Erano gli otturatori dei cannoni abbandonati il giorno prima. Ed alla mattina riprese più rabbioso, più violento il combattimento. Gli arditi e i bersaglieri decimati, sanguinosi, isolati, resistettero ebri di ardimento. Era un migliaio di uomini che impediva il passo ad intere divisioni.

E poi si slanciarono fuori degl’improvvisati ripari al contro attacco magnifico, eroico, disperato. In una pausa del combattimento Giulio Lusi aveva con il suo plotone accerchiato un nucleo di nemici e li aveva fatti prigionieri. Tra essi vi era un ferito. Lusi ordinò venisse una barella. Il bel leoncello di guerra si curvò sul vinto, pietoso fanciullo. E il nemico lo ferì con un’arma ritrovata a terra. In seguito degente in Ospedale, non guarito smaniava di partire – era la battaglia del Piave – raggiunse la fronte e lo rimandarono indietro. Tornò ad insistere ed ottenne di ritornare ai suoi compagni, agli Arditi del suo Reparto, che era il XXVI, alla sua guerra. Il 30 ottobre 1918, dopo un mese, a Grisolera sul Basso Piave, Giulio Lusi moriva”.
La sua eccelsa figura di eroe fu esaltata anche da Gabriele d’Annunzio in una delle sue orazioni, nella quale ricordò il prodigioso valore del giovane ufficiale irpino e del suo reparto.

Tra i riconoscimenti ottenuti, a testimonianza della sua eroica morte in battaglia sacrificio e per l’altissimo valore morale e militare espresso da Lusi durante la guerra, il re dell’epoca, Vittorio Emanuele III, accordò un’udienza al fratello Luigi, anch’egli ufficiale dell’esercito e precisamente tenente di cavalleria. Il sovrano rievocò la memoria del sottotenente Giulio Lusi con commosse parole, inviando il suo grato pensiero alla madre Anna Maria.
Con l’avvento del fascismo, poi, furono intitolate a Napoli al suo nome la Sezione Arditi d’Italia, una Centuria e una Squadra d’Azione.
Dopo numerose delibere del consiglio comunale di Ariano Irpino e del consiglio d’istituto, nonché dopo innumerevoli richieste da parte di cittadini e associazioni, finalmente nell’ottobre del 2012 il Ministero dell’Istruzione decise di emanare il decreto di intitolazione alla memoria di Giulio Lusi, medaglia d’oro e d’argento al valor militare, dell’istituto scolastico comprensivo con sede nella città del Tricolle in rione Martiri.