E’ proprio bello il “vuoto” taoista? di Corrado Gnerre

C’è un testo taoista che si fa risalire a Lao-Tzu, il fondatore del Taoismo. Si tratta del testo più celebre di questa religione, il Tao-teh-ching, detto anche la “Bibbia del Taoismo”. Ad un certo punto dice: “Porta il vuoto all’estremo”. Immaginate, cari lettori, se tornando a casa diceste una cosa simile, trovereste vostra moglie –o chi per lei- pronta a darvi qualche bottiglia vuota da restituire al salumiere.

A parte le battute…una frase di questo tipo dice tutto, pur essendo breve e, da un certo punto di vista, anche enigmatica. Dice tutto, perché nel Taoismo –ma non solo nel Taoismo- c’è una vera fissazione per il concetto di “vuoto”. Il vuoto è ciò che contraddittoriamente dovrebbe “riempire” la vita, il vuoto è ciò che dovrebbe dare senso a tutto. Ma perché? Perché, paradossalmente, il vuoto è nulla, è non-senso. Illogicità! qualcuno potrebbe pensare. In realtà non è così, anzi è tutto spaventosamente logico. Vi spiego perché.

In certe religioni (e il Taoismo è fra queste) l’uomo, come individualità, dà fastidio. Dà fastidio la singolarità, dà fastidio il concetto di persona come qualcosa di “altro” rispetto al tutto. L’uomo, per queste religioni, ha senso solo se riferito al tutto. Ma non solo. L’uomo deve essere considerato anche come espressione del tutto; una sorta di onda sulla superficie del mare, che ad un certo punto compare, è visibile, ma poi si dissolve nel mare stesso, cioè nella realtà da cui è momentaneamente scaturita. Partendo da questi presupposti, è del tutto logico che la vera aspirazione non può che essere la negazione dell’io, il dissolvimento del sé, la spersonalizzazione e la disindividualizzazione.

Se l’uomo non esiste come singolo ma è solo espressione di un tutto più grande, allora ogni pensiero umano, ogni creazione umana, devono indirizzarsi verso la nullificazione di se stessi. Se è nulla chi ha pensato, sarà nulla anche il suo pensiero; se è nulla chi ha desiderato, sarà nulla anche il suo desiderio.

Da qui si capisce perché nel Taoismo il concetto di “vuoto” è il concetto dominante e il criterio di tutto. Il fine è il vuoto, perché il fine è il dissolvimento di tutto. L’uomo non esiste e non esistono i suoi pensieri, i suoi progetti e i suoi affetti. Dunque, che cosa resta se non il vuoto? In un altro punto, sempre il Tao-teh-ching dice: “La via (cioè il Tao) è vuota ma, usandola, non si riempie”. Il che vuol dire: non vi preoccupate, perché, se saprete bene orientarvi a seguire il Tao, nessuno vi toglierà questa bella cosa che il vuoto!

Ma –e qui sta il nocciolo della questione- una proposta di questo tipo non riesce ad offrirsi come qualcosa di gratificante per l’uomo. Da qui vien fuori anche un’evidente contraddizione. All’uomo si chiede qualcosa (indirizzarsi verso il vuoto, aspirare al vuoto, vivere il vuoto), pur sapendo che l’uomo, di fatto, non esiste come entità singola.

Si chiede una sforzo di volontà, ma colui che deve fare questo sforzo non esiste. Questa mancanza di logica, però, non deve meravigliare; anzi, anche in questo il Taoismo cerca di essere coerente, e ci riesce facendo saltare il principio di non contraddizione e affermando che il Tao è essere ma anche non-essere. Il che vuol dire che si può dire tutto e il contrario di tutto. A questo poi si aggiunge il fatto che il Tao-teh-ching dice: “Il vero saggio esercita un insegnamento senza parole”; ma allora, verrebbe da chiedersi, perché Lao-Tzu ha scritto e ha parlato tanto?

Torniamo alla proposta taoista. A me (ma penso anche a voi, cari lettori) il vuoto ripugna. Oltre al fatto che quando si ha fame, trovare un piatto vuoto non è certo simpatico; oppure quando si ha sete, trovare un bicchiere vuoto; o ancora quando si è soli, non trovare nessuno con cui scambiare una parola … ma –dicevamo- il vuoto ripugna perché l’uomo è fatto per la pienezza, per il senso, per assaporare lo “spessore” della vita. Quanto sono belle quelle parole di Gesù allorquando dice che chi segue Lui non solo avrà la vita eterna (vita per l’eternità! non vuoto per l’eternità!), ma il centuplo (altro che il nulla!) già su questa terra.

Se ci vogliamo veramente bene, dovremmo seriamente riflettere su questa bella promessa di Gesù. Dovremmo riflettere sulla sua “convenienza”. Il Cristianesimo è la religione della vita e della pienezza e aborrisce qualsiasi ipotesi di nullificazione dell’esistente (il creato) e dell’esistenza (la vita).

Corrado Gnerre

C. Gnerre

Corrado Gnerre insegna antropologia filosofica presso l'Università Europea di Roma. E' inoltre scrittore e fondatore de "Il Cammino dei Tre Sentieri".