Donazione organi :Il garante della privacy ed il decreto che minaccia i cittadini

La propaganda di Stato insiste affinché il cittadino dichiari il “SI’” o il “NO” alla donazione di organi presso l’anagrafe al momento della richiesta o rinnovo della Carta d’identità con facoltà di far apporre tale volontà sul documento stesso. Sottolinea che rappresenta una facoltà e non un obbligo con ciò scaricando sul cittadino le conseguenze dell’illecito percorso.
In nome della libertà, senza obbligo quindi, con decreto contro-legge specifica (L. 91/99 art.5), il governo sollecita i sindaci ad utilizzare le anagrafi per catturare la dichiarazione di volontà favorevole o contraria alla donazione degli organi; in nome della libertà, senza obbligo quindi, i cittadini vengono indotti a scrivere sì o no alla macellazione del proprio corpo presso l’anagrafe. Una libertà falsa e velenosa che ha il sapore del ricatto e sfrutta perfino le paure del cittadino oppositore pur di fagocitare e comprimere l’intera comunità dentro il Sistema Informativo Trapianti (SIT), confidando che le masse si adeguino a tale insistente pressione. Sembra libertà ma è schiavitù: operazione di furbizia di uno Stato che nasconde ai suoi cittadini che l’espianto di organi per trapianto si pratica su un vivo che ha perso la coscienza, dichiarato d’autorità in cosiddetta “morte cerebrale” a cuore battente.
Nasconde anche che la legge specifica sul silenzio-assenso non è stata abrogata ma è in stand-by verosimilmente per calcolo opportunistico.
In luogo di effettuare la registrazione delle dichiarazioni di volontà sulla base di criteri uniformi su tutto il territorio nazionale, come prevede la L. 91/99 art.5 che impone la dichiarazione solo presso le Asl, in nome della “falsa libertà” la lobby trapiantistica governativa avalla anche un groviglio di artifici mascherati da legalità: tesserino blu della Bindi, moduli predisposti dal Ministero per Asl/ambulatori di medici di base/centri regionali trapianti, tesserini delle associazioni dei malati e di settore (Aido…), qualunque dichiarazione scritta su carta libera falsificabile alla bisogna, tessera on-line con sì telematico, ecc…. ovvero i “mille trucchi” che si sono sviluppati con l’illecito Decreto temporaneo ministeriale 8/4/2000 (Bindi) da cui è scaturito il Decreto “milleproroghe” surrogato da subalterni decreti indifferenti al conflitto di interessi e al rispetto della privacy. Tutti i “SI”e i “NO” veri o falsi confluiscono al SIT, data-base del Centro Nazionale Trapianti, che è il “luogo dove si amministra la destinazione dei nostri corpi a pezzi e relativi profitti”, cloaca massima dell’abiezione umana.
A seguito delle nostre reiterate denunce pubbliche di abuso dell’autorità governativa sia verso i sindaci che verso i cittadini (vedi nostro sito www.antipredazione.org sezione “comunicati stampa”: 01.04.2008, 26.05.2009, 01.04.2010, 10.05.2011, 01.04.2012, 30.01.2014, 02.10.2014, 17.03.2015) il Ministero della Salute ha chiesto il parere (l’appoggio) al Garante della privacy affinché desse il benestare e con ciò tacitasse la Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi che ha diffidato 8.000 sindaci dall’attuare l’illecita manfrina.
Appoggio concesso dal cd. Garante nonostante la dichiarazione di volontà presso l’anagrafe palesemente contrasti il diritto alla privacy, infatti espone il cittadino a possibili discriminazioni da parte di pubblici ufficiali, o di chiunque sia autorizzato a controllare il documento di identità, se ideologicamente o per interesse privato si trovasse su posizioni opposte. Pratica che appare anche estorsiva, per l’impossibilità di modificare tempestivamente una precedente dichiarazione.
Il Garante della privacy abusa della propria autorità assecondando le linee guida contro-legge del Ministero e aggrava la realtà con la propria decisione di ridurre le informazioni trasmesse, tra le quali i dati personali dell’operatore comunale che raccoglie la dichiarazione, favorendone di fatto l’anonimato, pur consapevole che non può garantire la neutralità dello stesso se ne vieta l’identificazione.
Senza controllo c’è pregiudizio per il cittadino, perché “La vulnerabilità dei dati è vulnerabilità delle nostre persone”. Infatti se l’operatore è fortemente motivato alla donazione di organi (per interesse personale o familiare) potrebbe impunemente modificare a livello di trasmissione telematica al SIT e al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) la volontà di “non donazione” in “donazione” del cittadino, oltre al possibile semplice errore.
Con la dichiarazione all’anagrafe il legislatore va a confermare un illecito costituito dal fatto che a distanza di 16 anni conferma un regolamento ministeriale temporaneo e di fatto rinvia nel tempo il Decreto Attuativo (art. 5) che deve costituire la norma definitiva ed essenziale.
Gli italiani svegli non compileranno il modulo all’anagrafe, così non saranno schedati dal sistema, invece compileranno una personale opposizione scritta che potrà essere fatta valere all’occorrenza da amici e familiari, quest’ultimi inoltre manterranno il diritto d’opposizione (non di donazione) stabilito dalla legge.
Questa realtà è una “Babele” funzionale alla lobby trapiantistica e affaristica istituzionale: il trionfo della furbizia e della menzogna.
CONSIGLIO DIRETTIVO
Presidente
Nerina Negrello