Difendiamo il pasticcere dai gay! Massimo Viglione

L’ultima di oggi 9 luglio (Corriere della Sera, p. 12, trafiletto in basso a destra): un pasticcere di Belfast rischia di essere incriminato perché si è rifiutato di preparare una torta recante il marchio di una associazione irlandese omosessualista. Accusa: discriminazione a sfondo sessuale.


È da precisare che la ditta (hanno ben sei negozi) ha specificato che il rifiuto è dovuto alle proprie convinzioni religiose: sono cattolici e sostenitori della famiglia naturale e hanno anche restituito i soldi della caparra all’associazione che aveva commissionato la torta. Ma quest’ultima ha avanzato comunque denuncia.
Diciamocelo francamente: ci sono pochi dubbi su come andrà a finire. Eppure questo è uno di quei casi su cui occorre non solo fermarsi a riflettere, ma soprattutto agire in difesa dei pasticceri.

Anzitutto la riflessione.
Di casi come questo se ne sentono sempre di più e il numero di essi andrà a crescere costantemente, perché è chiaro che siamo sotto processo di omosessualizzazione dell’intera società occidentale. L’arroganza senza freni degli omosessualisti (che non corrispondono tout court agli omosessuali, sia perché vi sono tanti omosessuali che vivono la proprio esistenza nel silenzio e in fondo senza dare fastidio a nessuno, senza avanzare “diritti”, sia soprattutto perché vi sono fra gli omosessualisti tanti che omosessuali non sono affatto, a partire dai loro sostenitori più celebri: attori vari, politici e ora anche amanti e mantenute di politici, più tanti cialtroni di vario genere) si fonda sul principio dei diritti umani. Questo è un punto nodale, dove il mondo cattolico è non solo vittima di se stesso (avendo accettato pienamente la società nata dalla Rivoluzione Francese con tutto il suo patrimonio di “diritti”), ma anche carnefice, in quanto non sembra minimamente redimersi e uscire dalla trappola in cui è caduto. E se errare è umano…

Non basta infatti teorizzare a tavolino i confini etici e morali per porre un freno alla deriva sovversiva. I discorsi a tavolino, i convegni, gli scritti in libri tanto autorevoli quanto poco letti, non producono alcun effetto pratico, come la storia degli ultimi decenni ben ci dimostra.
L’aver accettato la rivoluzione dei diritti umani ha spalancato le porte della dissoluzione della società. Infatti, chi può stabilire quali siano i confini dei diritti umani? Qual è il limite preciso fra il bene e il male, il lecito e l’illecito, una volta che ci si fonda su presunti diritti e non su divinamente manifestati doveri? Conosco bene la risposta cattolica, ovviamente: il diritto naturale. Il fatto però è che questa risposta, esatta in sé in linea di principio, produce nei fatti concreti a sua volta altri problemi di interpretazione (ne vediamo ogni giorno le conseguenze, anche all’interno dello stesso mondo cattolico più tradizionale e legato al magistero della Chiesa), creando ulteriore confusione e soprattutto non è affatto accettata da tutto il mondo laicista, che non riconosce il diritto naturale e che anzi, ormai, coerentemente con le sue intenzioni, non riconosce più nemmeno i concetti di bene e male, lecito e illecito.

La verità è che da quando la Chiesa (e quindi il mondo cattolico) ha fatto propria l’ideologia dei diritti umani (certo, con l’intenzione buona di difendere il diritto alla vita, alla libertà personale, ecc.) ha automaticamente abdicato – non in via di principio ovviamente, ma nei fatti come risultato concreto della vita vissuta quotidianamente – ai dieci comandamenti. Mi spiego: so bene che ufficialmente nella Chiesa sono sempre in vigore, anche perché, come si suole dire, corrispondono appunto al diritto naturale. Ma la verità – e la verità fa male – su cui non si è voluto riflettere, è che mentre i comandamenti di Dio si fondano sui diritti di Dio e quindi sui doveri dell’uomo, i diritti umani proclamati nel 1789 e ripresi tante volte e specialmente nel 1948 si fondano proprio sul principio illuminista e massonico che il dovere di un uomo nasce non dai comandamenti divini (a cui non si crede) ma appunto sui diritti che ciascun uomo proprio per nascita ha in sé (il famoso principio per cui i miei diritti finiscono dove cominciano quelli di un altro).

Questa affermazione non è un sofisma o una prospettiva relativista dei diritti umani: questo è il portato costitutivo dei diritti umani intesi come ideologia illuminista e rivoluzionaria, l’unico modo però universalmente accettato di intendere i diritti umani. Voglio dire che mentre il mondo cattolico si affatica in libri, dizionari, convegni ecc. ecc. per trovare la formula esatta per esprimere il confine tra il lecito e l’illecito uno volta accettata – come è stata accettata – l’ideologia dei diritti umani, tutto il resto del mondo (ovvero chi comanda e conduce oggi la storia e dirige la società) se ne strafrega altamente (ci si passi il termine volgare) dei libri e dei convegni, delle università e dei discorsi papali o meno e porta avanti senza sosta alcuna e senza limite alcuno la dissoluzione quotidiana della società civile, ormai di fatto orfana dei dieci comandamenti e quindi del bene inteso come guida divina della convivenza civile.

L’immensa trappola in cui è caduto il pensiero cristiano odierno è proprio quella di voler far finta a tutti i costi di credere che il mondo del laicismo rivoluzionario abbia, come dire, “buone intenzioni”. Tutti in fondo al cuore sanno che non è così, ma tutti fanno finta che sia così (per le più svariate ragioni, dalla poca intelligenza personale alla furbizia carrieristica, dall’incapacità alla reazione virile alla paura condizionante, ecc.) e che sia solo questione di farsi comprendere bene. Ecco allora le encicliche dei papi su questo argomento (per carità, valide in sé), ecco i grandi convegni di intellettuali ed esperti di buona volontà, ecco i libri, ecco perfino le università… tutto molto bello ed edificante: peccato che rimane carta straccia per tutta la società laicista e rivoluzionaria, il cui unico scopo è la sovversione del mondo come Dio lo ha creato.

Ma l’errore di cui stiamo parlando non produce solo l’inutilità degli sforzi dei “buoni”: l’errore ha prodotto e produrrà anche il vantaggio dei cattivi, perché è proprio in nome dei diritti umani che gli omosessualisti non solo avanzano diritti inaccettabili e incivili, come quello di adottare bambini togliendoli ai genitori naturali, ma agiscono, con tutto l’appoggio dei media e oggi anche dei politici non solo di sinistra ma anche di “destra”, per la conquista dell’intera legislazione in modo che, con una magistratura complice, possano imporre il loro punto di vista per legge. Insomma, in nome dei diritti dell’uomo, il pasticcere di Belfast non ha diritto e quindi non ha la libertà di rifiutarsi di fare una torta. Il che, tradotto, vuol dire che in nome dei diritti dell’uomo non v’è più il diritto fondamentale alla libertà, quello peraltro in nome del quale si sono fatte le rivoluzioni americana e francese e si è scritta la dichiarazione universale del 1948.

È la logica conseguenza, in realtà. Gli omosessualisti, come gli animalisti et similia, sono assolutamente coerenti. Sanno bene che la storia è dominata dal più forte, che la natura stessa è dominata dal più forte, come il loro maestro (troppo spesso dimenticato) ha insegnato, tale Baruch d’Espinosa, meglio conosciuto come Spinoza, maestro indiscusso del panteismo materialista e teorizzatore della legge di natura come le legge del più forte (sebbene egli proponesse, come rimedio alla guerra di tutti contro tutti di hobbesiana memoria, l’uso della razionalità umana); e, pertanto, una volta data per accettata universalmente la società fondata sui diritti, quando si scontrano diritti degli uni contro diritti degli altri (perché questo scontro è inevitabile, ciò che i cattolici fanno finta di non capire), vincono quelli che hanno più forza di far valere i loro diritti. Vale a dire: si torna un’altra volta alla legge del più forte, proprio ciò che in teoria la società dei diritti avrebbe dovuto evitare.

Insomma, avendo preferito di anteporre i diritti umani ai doveri del decalogo (magari presentandoli come tutt’uno…), si è precipitati nell’anarchia morale e quindi nel più spaventoso totalitarismo politico e giudiziario.

Detto quindi semplicemente: il pasticcere perderà, perché è cattolico (e quindi non è difeso da nessuno, anzitutto dai cattolici stessi, i quali si preoccupano solo di non disturbare il conducente, come insegnano oggi perfino le più alte gerarchie della Chiesa) mentre gli omosessualisti vinceranno, e con loro perderà l’uomo e la civiltà.

E se anche per caso, in questa specifica situazione, ciò non avvenisse, possiamo essere certi che avverrà altrove, e ciò farà da esempio e costituirà precedente per il futuro, finché il Moloch che ci siamo costruiti in questi due secoli imporrà a tutti per legge – come se fosse cosa giusta in sé – la volontà degli omosessualisti, come quella degli animalisti o altro a tutti coloro che invece vorrebbero vivere come l’umanità ha sempre vissuto. E questo, ovviamente, in nome della libertà umana, esattamente come in nome della fraternità durante la Rivoluzione Francese furono massacrate 500.000 persone e in nome della libertà Robespierre instaurò la prima mostruosa tirannide della modernità.

Non ci si illuda che la questione valga solo per gli omosessualisti: tra poco vegani e animalisti ci denunceranno per maltrattamenti agli animali quando mangeremo un panino con la mortadella o il pollo arrosto. Dapprima il giudice di turno sarà in imbarazzo, ma poi un altro emanerà la condanna e a quel punto farà scuola. In più, sorgeranno ovunque attrici, giornalisti, deputate e amanti varie a portare avanti la “campagna di sensibilizzazione” generale, con spot “pubblicità e progresso”, con Corriere della Sera, Repubblica e giornali vari, e, soprattutto, con l’intellettuale di turno di “destra” (il Feltri della situazione) e l’ecclesiastico benedicente pronti a fare la loro parte di traditori illuminati.

E cosa accadrà? Semplice: che chi mangerà o venderà (capito l’antifona signori proprietari di macellerie?) carne finirà in galera, come chi scriverà per difendere la vendita e il diritto di mangiare carne. Come esattamente sta capitando con l’omosessualismo. Capiterà, ad esempio, che lo Stato deciderà di togliere i figli ai genitori per crescerli e educarli secondo il nuovo mondo che si vuole costruire e chi si opporrà finirà in galera. Capiterà che chi oppone resistenza ad avances omosessuali sarà un omofobo, e apparirà come un fungo il prelato di turno che dirà che la Chiesa deve adattarsi. O magari vi sarà l’ecclesiastico che dirà che il problema dei nostri giorni è la disoccupazione e i vecchietti abbandonati e quindi non bisogna avere l’incubo di porre sempre e fastidiosamente i problemi morali…

Cosa fare allora?

Occorre difendere pubblicamente il pasticcere, non v’è altro da fare. Se qualcuno ora pensa che in fondo costui sta a Belfast e quindi la cosa ci riguarda relativamente, questi non ha capito un tubo del mondo in cui viviamo: è lo stupido per antonomasia. Non ha capito che quanto capita oggi a Belfast accadrà infallibilmente domani da noi. Venti o trenta anni fa qualcuno denunciò il pericolo incombente dinanzi alle prime pretese omosessualiste: fu subito bollato – dagli stupidi e dai furbastri di turno – come pessimista e fanatico. Ne vediamo, anzi, iniziamo appena a vederne, le conseguenze.
Nell’ormai ridicolissimo e anche pericoloso partito di Berlusconi oggi dominano animaliste e omosessualiste, guidate da giornalisti senza scrupolo e pudore alcuno, che hanno anche il coraggio di definirsi di destra, e sono al contrario più sovversivi e moralmente corrotti di qualsiasi esponente di sinistra. Si è arrivati a questo non solo perché il grande capo del Centro-Destra italiano è, per usare un eufemismo, “invecchiato” in mano a donne senza scrupoli, ma anche perché la gente di “destra”, cattolici in primis, non si preoccupano di denunciare e combattere queste derive, divenendo di fatto complici.

Occorre difendere il pasticcere, così come occorre difendere la madre a cui viene sottratto il figlio da giudici ideologizzati, così come occorre difendere quel padre che andando a prendere a scuola all’asilo la sua bambina si sente raccontare dalla figlioletta che la maestra li ha fatti giocare a fidanzarsi con bambini dello stesso sesso anziché dell’altro, e, essendo andato a protestare, si è dovuto subire la minaccia della querela per “omofobia”. Così come occorre difendere i nostri poveri e disoccupati, che si vedono togliere i sussidi statali a favore degli immigrati. E si potrebbe continuare a lungo.

Occorre difendere il pasticcere. Come? Beh, su questo si accettano idee e proposte (raccolta firme? Petizioni? Campagna mediatica?).
Ma la verità è che c’è un solo modo vero, il resto sono solo chiacchiere e convegni, libri e princìpi astratti: unendosi politicamente e creando quel movimento cattolico di reazione naturale che oggi manca come il pane in Italia. E non è più tempo di scontri personalistici, di snobismo intellettualistico, di ottimismo traditore. Occorre coalizzarsi in un’entità politica e culturale cattolica tradizionale. Se iniziamo a farlo, si scoprirà che siamo più numerosi e meno deboli di quanto si creda.
Occorre reagire e difendere gli altri, prime vittime del mondo che ci aspetta, oggi più che mai, perché, come diceva una nota canzone degli anni Ottanta, “prima o poi, gli altri siamo noi”.

Difendiamo il pasticcere.

M. Viglione

Massimo Viglione e'professore di Storia presso l'Università Europea di Roma e scrittore di libri di successo e testi scolastici .