DAVID WAINWRIGHT EVANS :LA SUA DENUNCIA SULLA “MORTE CEREBRALE”

David Wainwright Evans il cardiologo che si dimise dal Papworth Hospital di Cambridge per coerenza contro la definizione di “morte cerebrale” dichiarata a cuore battente, ci ha lasciato anni di riflessioni e di lotte in comune che ora lasciano il posto, al di là dei libri, alle sue dichiarazioni e messaggi.
In questo primo anniversario della sua dipartita (22.11.2014) vogliamo che gli italiani sappiano che questo cardiologo inglese, un grande dell’opposizione internazionale, si è adoperato per fermare la legiferazione mortifera del parlamento italiano.
La Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi, in occasione del Seminario sulla definizione/ridefinizione di morte programmato dalla Commissione Affari Sociali della Camera il 05 aprile 1989, aveva chiesto la partecipazione del Dr. D. Evans per rappresentare il pensiero critico, ma gli fu negata. La Commissione aveva invece concesso solo al Dr. D. Lamb di presentare la propria tesi a favore.
Una Commissione palesemente orientata a soddisfare la lobby trapiantistica in piena espansione, che di questa ridefinizione di morte in termini di “morte cerebrale”, aveva estremo bisogno per tranquillizzare i chirurghi che temevano di rischiare la galera per omicidio.
Il satanismo sanitario argomentava così: si può forse uccidere un morto? No certo. Quindi bastava
trasformare con legge il concetto di morte, dichiarando morto col criterio neurologico un vivo in coma.
David Evans non si diede per vinto, da Cambridge ci fece pervenire alcune Osservazioni critiche al testo di D. Lamb, scritte di suo pugno, per i deputati e i senatori che puntualmente la Lega Antipredazione inoltrò a tutti i 952 membri del parlamento italiano*.
David Evans tornerà in Italia per l’Audizione del 29 ottobre 1992 insieme a David Hill Anestesista-rianimatore per sostenere le tesi oppositive alla “morte cerebrale” del Dr. Massimo Bondì, Patologo e chirurgo generale, presidente del Comitato medico-scientifico della Lega Antipredazione, ed altri.
Trovarono una Commissione sguarnita, cieca, sorda e muta, sotto la cupola De Lorenzo e della partitocrazia corrotta, che aveva già l’obiettivo di una votazione legislativa in Commissione Affari Sociali ed approvò la legge il 6 Luglio ’93, conclusa al Senato il 16 dicembre 1993. Così fu imposta in Italia per legge la morte cerebrale su tutti.
Nonostante questo faticoso travaglio di decenni, l’ultimo scritto di David Evans del 28.10.’14 termina con queste parole che sono vitalità pura: “Don’t worry Nerina. All will come right in the end …We may well see “brain death” exposed as the fraudulent neurological version of death… Truth and good science ultimately prevail – David”.
Thank you David!
*DI SEGUITO IL TESTO DI DAVID W. EVANS AI MEMBRI DEL PARLAMENTO – 1989
TESTO DI DAVID W. EVANS DEL 1989 AFFIDATO ALLA LEGA ANTIPREDAZIONE PER I PARLAMENTARI ITALIANI
* Osservazioni sulla relazione del Dr. D. Lamb presentata alla Camera dei Deputati in data 5 Aprile 1989
  1. Il Dr. Lamb afferma che è “necessario formulare una definizione di morte” e che si tratta di un compito prettamente filosofico. Non sono d’accordo. A mio avviso, la morte è un fatto naturale. Non è uno stato positivo, ma l’assenza permanente di vita in qualcuno che prima era vivo. E’ la conclusione del processo di estinzione della vita. La persistenza delle funzioni vitali – in particolare della respirazione e della circolazione del sangue – nega evidentemente la diagnosi di morte.
  2. Mentre non è (secondo me) necessario cercare di definire la morte stessa, è necessario invece ai fini pratici della famiglia e della società definire a quale stadio del processo di estinzione della vita è giusto affermare che non si ha più a che fare con un essere umano, bensì con un cadavere. A questo stadio la “morte” viene attestata dai medici per poter sospendere le cure, traslare la salma alla camera mortuaria o altro luogo in attesa delle esequie e consentire ai familiari di procedere alle formalità di rito.
    Alcuni aspetti del processo di estinzione della vita proseguono dopo questo attestato medico di “morte”. In particolare, per qualche tempo dopo l’arresto definitivo della circolazione di sangue nel cervello, in parti del cervello stesso può continuare a svolgersi l’attività chimica. Poiché non conosciamo la significanza di tale attività – anzi, non sappiamo neppure granché su come funzioni il nostro cervello – sarebbe il caso di lasciar passare un po’ di tempo dalla cessazione definitiva della circolazione, prima di attestare l’avvenuta “morte”.
    E sarebbe il caso di trattare il corpo con rispetto anche dopo. Dato che il cervello è di primaria importanza, non esiste giustificazione scientifica per dichiarare “morta” una persona in un qualsiasi momento prima della cessazione definitiva del flusso sanguigno attraverso ogni parte del cervello.
  3. Il Dr. Lamb riconosce il fatto che “non è mai possibile accertare” la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’intero cervello, cioè in qualsiasi momento prima dell’arresto definito della circolazione. Attendere quest’ultimo evento significherebbe, naturalmente, la fine dei trapianti di cuore, polmoni e fegato – a meno che (o finché) la società non ammetta il prelievo di organi vitali da chi è riconosciuto moribondo, ma non ancora morto. Così allo scopo di proteggere tale attività di trapianto (giacché, almeno nel Regno Unito, non esistono altri scopi), il Dr. Lamb abbraccia il concetto di “morte del tronco cerebrale”, concetto che non tiene in alcuna considerazione l’attività cerebrale superiore dimostrabile. Detto concetto ha suscitato sorpresa nei medici che operano nell’ambito delle specializzazioni di base e non è stato accettato dal 95% degli intervistati in una recente indagine americana (1). Senza entrare nel merito, il concetto non ha alcun valore pratico, dato che le prove cliniche adottate non accertano la perdita totale e permanente di tutte le funzioni del tronco cerebrale nei donatori di organi a cuore battente. (2).
  4. Il Dr. Lamb riconosce (punto 1) la difficoltà -direi l’impossibilità- di definire un “momento di morte”, ma conclude la sua relazione proprio con quelle parole.
    La confusione (3) ingenerata dai tentativi di definire o ridefinire la morte in termini di “morte cerebrale” nelle sue varie versioni, mi sembra per certi aspetti un segno della natura essenzialmente fasulla di questi sforzi”.
10.07.1989
David Wainwright Evans
Cambridge, Inghilterra
Bibliografia:
(1) Youngner et al. (1989), JAMA 261, 2205.
(2) Evans e Hill (1989), Catholic Medical Quarterly.
(3) Wikler e Weisbard (1989), JAMA 261, 2246.
Inoltrato ai 952 deputati e senatori del parlamento italiano il 16.10.89 da Lega Antipredazione

COMUNICATO STAMPA

ANNO XXXI n. 20
19 Novembre 2015
LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
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