Cosa furono veramente le Crociate?

Non passa mai di moda parlare delle Crociate. E’ sempre servito per attaccare il passato della Chiesa cattolica, e serve ancora adesso per attaccare l’intolleranza di un cristianesimo che non rinuncerebbe alla volontà di convertire con l’uso della forza.

Quasi tutti, infatti, sono convinti che le Crociate furono il tentativo di convertire i musulmani con la forza. E dopo l’11 settembre, dopo tutti i dibattiti sulla jihad islamica, molti hanno detto che i cristiani non hanno alcun diritto ad accusare, perché, proprio loro, in passato non avrebbero disdegnato di usare la forza per conquistare il mondo e per diffondere la loro fede.

Ebbene, queste convinzioni sono completamente sbagliate.

Prima però di vedere cosa furono veramente le Crociate, vediamo come andarono i fatti. Verso il 1085 i Turchi, guidati dal loro capo Selgiuk, giunsero ai confini delle terre dell’Islam, provenienti dalle steppe e dai deserti dell’Asia centrale.

Convertitisi alla religione musulmana, penetrarono nelle regioni allora poste sotto il controllo del Califfo di Baghdad e si impadronirono del potere. Poi, dopo aver sconfitto i Bizantini, occuparono l’Anatolia ed estesero il loro potere sulla Siria e sulla Palestina, e quindi anche su Gerusalemme. Gli Arabi, che stanziavano a Gerusalemme, erano sempre stati tolleranti nei riguardi dei pellegrini occidentali; i Turchi, invece, intolleranti ed ostili verso qualunque altra religione che non fosse quella islamica, ostacolarono i pellegrini con atti di violenza e persecuzione.

Fu così che si arrivò al 1095, quando, nel Concilio di Clermont Ferrand, papa Urbano II disse che i cavalieri cristiani, piuttosto che combattere fra loro, avrebbero fatto bene ad accorrere in Palestina per aiutare la Chiesa d’Oriente che da tempo chiedeva aiuti all’Occidente. In realtà, il clima già era caldo. Dalla Francia orientale era già partita la cosiddetta crociata dei pezzenti, guidata da Pietro l’Eremita e formata anche da donne, vecchi e bambini.

Le crociate furono in tutto otto, ma c’è da dire che solo la prima ebbe successo con la provvisoria conquista di Gerusalemme nel 1099.

Da un punto di vista storiografico le interpretazioni più diffuse, cioè più presenti nei manuali scolastici, sono due: quella cosiddetta marxista e quella che si potrebbe definire anticattolica. La marxista afferma che le crociate furono causate da motivazioni prevalentemente economiche. La seconda, quella anticattolica, afferma che furono il tentativo di diffondere il Cristianesimo con le armi. Ma queste due interpretazioni, anche se diffusissime, fanno acqua da tutte le parti e, con un po’ di logica e buona conoscenza storica, si possono far sciogliere come neve al sole.

Per quanto riguarda l’interpretazione marxista, c’è da dire che fu proprio il contrario: i motivi economici non solo non causarono le Crociate, ma addirittura consigliavano di starsene a casa. A quei tempi, andare in Palestina non era come adesso: si prende un aereo o una nave e si arriva dopo poco.

No, allora era ben altro. Il viaggio era pieno di pericoli e durava anche anni. Si andava a combattere coperti di ferraglia a quaranta gradi all’ombra e con una buona dose di possibilità di non tornare vivi o di tornare sì, ma di trovare il proprio regno sotto sopra. Federico Barbarossa cercò di non andarci e lo fece solo perché costretto (e ci morì annegato), Riccardo Cuor di Leone si ritrovò con il trono usurpato dal fratello Giovanni Senza Terra. San Luigi IX, lui sì ci andò con convinzione, ma ci morì di peste (o di colera, non si sa precisamente).

Certo, le Crociate ebbero anche una strumentalizzazione economica (specialmente la quarta con il doge Enrico Dandolo che invece di Gerusalemme, puntò su Costantinopoli), ma questo è cosa ben diversa dal dire che mossero principalmente da motivi economici.
Riguardo all’interpretazione anticattolica, vi è da dire che anche questa fa acqua. Fin quando Gerusalemme, pur bizantina, fu controllata dagli Arabi, i Cristiani potettero fare i loro pellegrinaggi senza problemi e mai a nessuno venne l’idea di partire con le armi a far conquista. Le cose cambiarono quando arrivarono i Turchi, perché essi impedirono l’accesso ai luoghi santi e i cristiani si sentirono defraudati di quello che ritenevano un loro sacrosanto diritto. Si decise di partire ugualmente, ma questa volta con le armi.

Ma se queste due interpretazioni sono errate, qual è dunque quella vera? E’ presto detto. Le crociate vanno giudicate nel loro contesto. Avremo modo qualche altra volta di parlare più ampiamente del Medioevo, adesso però ci limitiamo a dire che quella medievale era una mentalità molto concreta, che rifiutava l’astrazione. Da qui il grande valore del segno, cioè del simbolo. L’uomo medievale non ragionava tanto per concetti, quanto per simboli; tutta la mentalità medievale era simbolica determinando una forte accentuazione della carnalità del Cristianesimo.

San Bernardo di Chiaravalle scrisse: “Poiché siamo carnali, Dio fa che il nostro desiderio e il nostro amore comincino dalla carne.” Ed ecco perché si dava grande importanza alle reliquie, ed ecco perché si dava anche grande importanza anche all’esperienza del pellegrinaggio, soprattutto a Santiago de Compostela e a Gerusalemme. Per noi cristiani del XXI secolo andare in Terra Santa è senz’altro una bella cosa ma non lo riteniamo indispensabile. L’uomo medievale non ragionava così, per lui non era possibile che l’esperienza cristiana si potesse privare di andare a “toccare con mano” i luoghi in cui il Verbo si era incarnato. Non è un caso che la tradizione di rendere plastica la nascita di Gesù, cioè il presepe, sia nata proprio nel Medioevo.

Ma torniamo alle Crociate. Dunque, quando l’uomo medievale fu privato di questa possibilità, si senti defraudato di un diritto (da lui considerato quasi un dovere) e così nacque l’esigenza di andare a liberare i luoghi santi non per offendere gli altri ma per difendere un diritto.

San Francesco d’Assisi decise di andare dal sultano Malil-Al-Kamil non per condannare le Crociate ma per convertirlo, a dimostrazione del fatto che in quei tempi tutti erano convinti (anche il santo di Assisi) che le crociate non servissero a convertire ma a difendere un diritto. Frate Illuminato, testimone di quell’incontro, così racconta: “Il Sultano sottopose a Francesco un’altra questione: ‘Il vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male (…) quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre!’ Rispose il beato Francesco: ‘Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo.

Altrove, infatti, è detto: ‘Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono.”

C. Gnerre

Corrado Gnerre insegna antropologia filosofica presso l'Università Europea di Roma. E' inoltre scrittore e fondatore de "Il Cammino dei Tre Sentieri".