Come Israele mette a tacere il dissenso

MAIRAV ZONSZEIN
26 settembre 2014

Jaffa, Israele – Il 12 luglio, quattro giorni dopo l’inizio della guerra a Gaza , centinaia di israeliani riuniti nel centro di Tel Aviv hanno protestato contro l’uccisione di civili da entrambe le parti chiedendo la fine dell’assedio di Gaza e l’occupazione israeliana della Cisgiordania. Hanno cantato insieme “ebrei e arabi rifiutano di essere nemici.”

Hamas aveva avvertito che avrebbe sparato una raffica di razzi contro Israele dopo le 9 di sera, e lo ha fatto.

Ma le lesioni subite a Tel Aviv quella notte non derivavano dal lancio di razzi, ma da un attacco premeditato di un gruppo di estremisti ebrei israeliani che urlavano “Morte agli arabi” ed hanno attaccato i manifestanti alcuni dei quali sono stati picchiati e sono ricorsi all’assistenza medica.La polizia non ha fatto nessun arresto.

La stessa cosa e’ accaduta durante un’altra protesta contro la guerra in Haifa una settimana dopo. Il primo ministro Benjamin Netanyahu non ha fatto alcuna dichiarazione di condanna della violenza, anche se in precedenza aveva dichiarato che la sua preoccupazione principale era la sicurezza dei cittadini israeliani.

La denigrazione dei pochi israeliani che non sottoscrivono la dottrina della destra del parlamento non è nuova e simili atti di incitamento alla violenza erano gia’ in atto prima l’assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin nel 1995, ma ora si sono moltiplicati.

Il 10 luglio, l’attrice israeliana Gila Almagor ha rinunciato ad esibirsi al Teatro Habima di Tel Aviv in quanto era stata minacciata di venire uccisa sul palco dato che in un intervista al quotidiano israeliano Yediot Aharonot pochi giorni prima, aveva espresso la sensazione di vergogna dopo che un ragazzo di 16 anni, palestinese, Muhammad Abu Khdeir, era stato rapito e bruciato vivo da estremisti ebrei.

In un’intervista durante la guerra di Gaza, il popolare comico Orna Banai aveva espresso il suo ribrezzo per le donne e bambini palestinesi che sono stati uccisi ed è stato successivamente licenziato dal suo incarico di portavoce per una nave da crociera israeliana. Ed il quotidiano Haaretz ha assunto guardie del corpo per il suo editorialista Gideon Levy dopo aver scritto un articolo che criticava i piloti dell’aeronautica israeliana.

Il silenziamento aggressivo di chi esprime disapprovazione delle politiche israeliane o esprime empatia con i palestinesi è l’ultima manifestazione di una mentalità “noi-contro-loro” che è stata latente per decenni. Si basa sulla narrazione che i palestinesi sono i nemici che minacciano la sovranità ebraica e che sono colpevoli esclusivamente del mancato raggiungimento della pace.

Il partito della pace israeliano , che rimane fermo sul fermare l’espansione degli insediamenti e sostiene la soluzione dei due stati, è stato finora incapace di mettere in discussione questa mentalità.

La società israeliana non sembra pronta a superare un nazionalismo etnico-religioso esclusivista che privilegi cittadini ebrei , una corrente rappresentata politicamente dal movimento dei coloni religiosi che rivendicano il diritto secolare sempre più conservatore.

Le forze progressiste liberali israeliane rimangono pero’ deboli di fronte ad un’economia solida che beneficia di occupazione . Nel loro tentativo di destreggiarsi nell’ essere sia ebraico e democratico, la maggior parte degli israeliani stanno scegliendo il primo a spese di quest’ultimo.

Israele non ha mai, per esempio, realmente affrontato il fatto che gli arabi non ebrei sono circa il 20 per cento della popolazione (ciò esclude i circa tre milioni di palestinesi che vivono sotto il controllo di Israele a Gerusalemme Est e in Cisgiordania). Israele non ha mai definito chiaramente i suoi confini, preferendo tenerli vaghi . ,Né ha definito che cosa significa essere “israeliani”, a differenza di essere “ebreo”, lasciando un vuoto che è stato riempito da ideologi nazionalisti e religiosi.

Ciò ha permesso la mentalità del ” noi-contro-loro” che insanguina la società ebraica israeliana. ,”Noi” non si riferisce a qualsiasi cittadino ebreo, e “loro” a qualsiasi palestinese.

Ora, “noi” significa tutti coloro che difendono lo status quo di occupazione e l’espansione degli insediamenti, tra cui molti cristiani evangelici e repubblicani in America. ,E “loro” le persone che cercano di contestare tale status quo, sia esso un rabbino, un soldato israeliano dissenziente o il presidente degli Stati Uniti.

Per la maggior parte dell’esistenza di Israele la maggior parte degli israeliani hanno permesso allo Stato, in nome della sovranità e della sicurezza ebraica, di violare i diritti umani fondamentali dei palestinesi -, tra cui l’accesso all’acqua e la libertà di movimento e di riunione.

Lo Stato ha ucciso manifestanti disarmati e poi omesso di svolgere indagini, ha permesso coloni e soldati di agire impunemente ed ha sistematicamente discriminato i cittadini non ebrei. Ora i pochi ebrei israeliani che parlano il linguaggio dei diritti umani vengono bollati come nemici.

Zeev Sternhell, uno scienziato politico ed un esperto di fascismo, ritiene che “il nazionalismo radicale” è “l’erosione dei valori dell’Illuminismo” .

“Piangere per la perdita di vite umane da entrambe le parti è già un atto sovversivo, tradimento”, ha detto al quotidiano Haaretz. Mr. Sternhell ha sperimentato la violenza estremista ebrea in prima persona ,nel 2008infatti un colono lancio’ una bomba nella sua casa che lo ha ferito.

Gli israeliani sembrano sempre meno disposti ad ascoltare le critiche, anche quando provengono dall’interno della propria famiglia. Non solo non sono disposti ad ascoltare, ma cercano di mettere a tacere le critiche prima di essere espresse.

Mairav ​​Zonszein, scrittore, traduttore e redattore israelo-americano

Traduzione Redazione Appunti Italiani

Fonte New York Times

http://mobile.nytimes.com/2014/09/27/opinion/how-israel-silences-dissent.html?_r=1&referrer=