Basta alla tassazione iniqua ed inutile

Riteniamo che oggi diffondere la conoscenza, a qualsiasi livello sociale, sulla truffa e l’incostituzionalità del sistema euro sia davvero un’opera importante, fondamentale. Occorre certamente fare lo sforzo iniziale di parlarne in maniera volutamente divulgativa in quanto è un argomento complesso articolato e per alcuni aspetti oggettivamente di difficile comprensione. Al lettore chiediamo la pazienza e l’impegno a cercare di arrivare fino in fondo.

Partiamo dicendo che ci sono numerosi professori, studiosi ed economisti, più o meno noti, che hanno dimostrato, numeri alla mano, come sia matematicamente impossibile ripagare gli interessi sull’Euro che ci viene prestato. Pertanto è una spudorata menzogna che tasse e austerità servano a ripagare il debito e a risolvere i problemi delle nostre economie. Cosa pensare pertanto di quei politici (senza distinzioni di colore) e/o tecnici prestati alla politica, finanche professoroni, che continuano a ripeterci il “mantra” che le tasse, sono “belle”, sono “giuste” e soprattutto che servono a ripagare il debito?

Diciamo subito che bisogna “vaccinarsi” entrando in uno stato di “autodifesa mentale” per non permettere che tali idee ci avvelenino ripetendo a noi stessi, ogni volta che sentiamo tali affermazioni, che stanno mentendo sapendo di mentire. Forse una volta tali affermazioni erronee venivano fatte per “ignoranza”.

Oggi è lecito pensare, quando esse provengono addirittura da professori di prestigiose università italiane ed europee, che siano rese in mala fede e che costoro siano dei traditori del “popolo italiano” e della loro patria, e la storia prima o poi li identificherà come tali. E’ nostra convinzione infatti, e più avanti spiegheremo perché, che le tasse (nel sistema monetario attuale) vanno infatti a sottrarre, “rubandole”, risorse dall’economia reale al “popolo” per ripagare il debito pubblico alle banche detentrici dei titoli di Stato. Un prelievo fiscale “usurante” e “usuraio” dovuto a leggi ratificate per accontentare i voleri dei soci della BCE e i soci privati (di seguito elencati) delle Banche Centrali (“private”).

I SOCI DELLA BANCA D’ITALIA

Gruppo Intesa (27,2%), BNL (2,83%)
Gruppo San Paolo (17,23%) Monte dei Paschi di Siena (2,50%)
Gruppo Capitalia (11,15%) Gruppo La Fondiaria (2%)
Gruppo Unicredito (10,97%) Gruppo Premafin (2%)
Assicurazioni Generali (6,33%) Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%)
INPS (5%) RAS (1,33%)
Banca Carige (3,96%) privati (5,65%)

I SOCI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE)

Banca Nazionale del Belgio (2,83%) Banca centrale del Lussemburgo (0,17%)
Banca Nazionale della Danimarca (1,72%) Banca d’Olanda (4,43%)
Banca Nazionale della Germania (23,40%) Banca nazionale d’Austria (2,30%)
Banca della Grecia (2,16%) Banca del Portogallo (2,01%)
Banca della Spagna (8,78%) Banca di Finlandia (1,43%)
Banca della Francia (16,52%) Banca Centrale di Svezia (2,66%)
Banca Centrale d’Irlanda (1,03%) Banca d’Inghilterra (15,98%)  (Non ha l’euro)
Banca d’Italia (14,57%)

I SOCI DELLA FEDERAL RESERVE U.S.A.

Rothschild Bank di Londra Kuhn Loeb Bank di New York
Warburg Bank di Amburgo Israel Moses Seif Banks d’Italia
Rothschild Bank di Berlino Goldman, Sachs di New York
Lehman Brothers di New York Warburg Bank di Amsterdam
Lazard Brothers di Parigi Chase Manhattan Bank di New York

Interessante al riguardo del sistema delle banche centrali mondiali ascoltare cosa dice Karen Hudes, ex Senior Counsel della Banca Mondiale (vi ha lavorato per 20 anni). Hudes dice che il sistema finanziario globale è dominato da un piccolo gruppo di figure corrotte, assetate di potere le quali ruotano attorno alla FED e ha confermato che le famiglie dei banchieri centrali possiedono e controllano il mondo.

Secondo la donna i banchieri sono anche disposti ad usare la legge marziale per difendere il loro monopolio fraudolento sul credito (come non pensare per esempio a cosa preveda al riguardo, anche per l’Europa, il trattato di Lisbona)  e la guerra al terrorismo è ovviamente un pretesto per introdurre e rafforzare progressivamente leggi liberticide.

Ha anche spiegato che questa rete ha preso il controllo dei mezzi di comunicazione per coprire i suoi crimini. In un’intervista con il New American, la Hudes ha affermato che, quando cercò di portare alla luce i vari problemi della Banca Mondiale, fu licenziata. Citando un esplosivo studio svizzero del 2011 pubblicato sulla rivista PLoS ONE riguardo la “rete di controllo corporativo globale”, la Hudes ha sottolineato che un piccolo gruppo di soggetti – per lo più composto da istituzioni finanziarie e in particolare da banche centrali – esercita una massiccia quantità di influenza sull’economia internazionale da dietro le quinte.

“Ciò che sta realmente accadendo è che le risorse mondiali sono controllate da questo gruppo” ha spiegato, aggiungendo che tali “corrotti” hanno anche il controllo sui media.

Al centro della rete, secondo la Hudes, vi sono 147 istituzioni finanziarie e banche centrali – in particolare la Federal Reserve, che è stata creata dal Congresso, ma è di proprietà di un cartello di banche private. “Questa è la storia di come il sistema finanziario internazionale è stato segretamente truffato, soprattutto da parte delle banche centrali”, ha spiegato.

La Fed, in particolare, è al centro della rete e dell’insabbiamento, ha continuato la Hudes, citando una politica e un organo di controllo che include alti funzionari del governo e della FED. I banchieri centrali hanno anche manipolato i prezzi dell’oro, ha aggiunto, facendo eco alle diffuse preoccupazioni del The New American.

La poco conosciuta ma immensamente potente Banca dei Regolamenti Internazionali funge da “club” per questi banchieri centrali privati, ha continuato la Hudes. “Ora, la gente continuerà a voler pagare interessi sui debiti del loro paese quando scopriranno i “giochi di prestigio” fatti da quel gruppo? Non dimentichiamo come si sono arricchiti prendendo i soldi dei contribuenti.”

Impossibile poter rispettare il pareggio di bilancio dello Stato con l’attuale sistema Euro. Però tutti i nostri politici e “politicanti” e “professoroni” ci dicono il contrario. Ma dove è la menzogna più grande? La menzogna più grande sta nel parlare ancora oggi di “Stato sovrano”, parlando a nome e per conto del “popolo” di uno “Stato sovrano” senza che di fatto la comunità sociale rappresentata sia “sovrana” a tutti gli effetti e pertanto capace di soddisfare i fabbisogni della propria economia. Cosa è che impedisce ad esempio all’Italia (di oggi non quella precedente il 12 febbraio 1981) di soddisfare i propri bisogni? di determinare autonomamente la propria politica monetaria per svolgere funzioni primarie sociali, di sicurezza, sanitarie, educative e di servizi? L’impedimento è rappresentato dal fatto che l’Italia è stata privata, proprio dal 1981, degli strumenti di politica monetaria e conseguentemente della propria “sovranità”. Per effetto di questo già da molto tempo lo Stato Italiano ha cessato di essere uno stato sovrano e tutti i politici che si sono avvicendati fino ad oggi alla guida del governo italiano hanno, più o meno consapevolmente, “tradito” il popolo italiano. Uno Stato non può definirsi tale se non ha la proprietà della sua moneta e non ha il potere di “battere moneta” per svolgere le sue funzioni.

Brevi cenni di storia economica recente: L’origine del debito pubblico italiano, la “congiura” ai danni dell’Italia

Pochi ancora sanno tra la popolazione italiana che l’attuale stock di debito pubblico si è formato negli anni ’80 esclusivamente in conseguenza di un evento storico ancora poco conosciuto, ma di fondamentale importanza nella storia economica e politica dell’Italia unitaria: il famigerato “divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro” (per un’analisi divulgativa ed avvincente, della storia economica italiana dal dopo guerra ad oggi e su chi ha “tradito” e l’Italia con l’obiettivo di “deindustrializzarla” invitiamo alla visione su internet dei video del Prof. Nino Galloni (chi ha tradito l’economia italiana, 1947-ACCORDI DI YALTA-SERV. SEGR. MORO – URSS-USA, come ci hanno deindustrializzato, vi racconto come è nato l’euro, etc.. e per maggiori approfondimenti alcuni suoi libri).

Dobbiamo imprimere nella nostra memoria che, fino al 1981, l’Italia godeva di una piena sovranità monetaria garantita dalla proprietà pubblica dell’istituto di emissione, “ente di diritto pubblico” ai sensi della legge bancaria del 1936, controllato dallo Stato per il tramite delle “banche di interesse nazionale” e degli “istituti di credito di diritto pubblico”. Dal 1975 la Banca d’Italia si era impegnata ad acquistare tutti i titoli non collocati presso gli investitori privati. Tale sistema garantiva il finanziamento della spesa pubblica e la creazione della base monetaria, nonché la crescita dell’economia reale.

Lo Stato poteva attingere, fino al 1993, a un’anticipazione di tesoreria presso la Banca d’Italia per il 14% delle spese iscritte in bilancio e deteneva, fino al 1992, il potere formale di modificare il tasso di sconto. E’ peraltro degno di nota che fino al 1981, contrariamente al luogo comune che la vorrebbe “spendacciona” e finanziariamente poco virtuosa, l’Italia aveva la quota di spesa pubblica in rapporto al PIL più bassa tra gli Stati Europei: il 41,1% contro il 41,2% della Repubblica Federale Tedesca, il 42,2% del Regno Unito, il 43,1% della Francia, il 48,1% del Belgio e il 54,6% dei Paesi Bassi. Il rapporto tra debito pubblico e PIL era fermo nel 1980 al 56,86%.

Il 12 febbraio 1981 il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta scrisse al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi una lettera che sancì, di fatto a causa delle facoltà riconosciute a Ciampi, il “divorzio” tra le due istituzioni.

Il provvedimento, formalmente giustificato dall’intento del controllo delle dinamiche inflattive generatesi a partire dallo shock petrolifero del 1973 e susseguente all’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo (SME), ebbe effetti devastanti sulla politica economica italiana.

Dopo il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, lo Stato dovette collocare i titoli del debito pubblico sul mercato finanziario privato a tassi d’interesse sensibilmente più alti. In conseguenza di ciò, durante gli anni ’80 si assistette a una vera e propria esplosione della spesa per interessi passivi. Se alla fine degli anni ’60 essa si assestava poco sopra il 5%, nel 1995 aveva raggiunto circa il 25%. Il tasso di crescita della spesa per interessi tra il 1975 e il 1995 fu del 4000%. In valori assoluti, la spesa per interessi passivi, sostanzialmente stazionaria fino a quell’anno, passò dai 28,7 miliardi di Lire del 1981 ai 39 dell’anno successivo, fino ai 147 del 1991. Negli anni ‘80 il rapporto tra spesa pubblica e crescita del PIL fu praticamente stabile. Il deficit salì invece, proprio nell’anno del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro (1981), al 10,87 % rispetto al 6,97% del 1980, mantenendosi su tale valore per tutto il decennio successivo.

La crescita del deficit annuo rispetto al PIL, derivante dalla spesa per interessi passivi, portò in pochi anni il rapporto debito/PIL dal 56,86 del 1980 al 94,65% del 1990, fino al 105,20% del 1992. Tale rapporto, nonostante le politiche di austerità degli ultimi 20 anni, non è diminuito ma è rimasto stabile fino alla crisi finanziaria del 2008.

I dati macroeconomici della crescita del deficit e del debito rispetto al PIL, non dipendendo da aumenti della spesa corrente o per investimenti; essi sono interamente imputabili alla spesa per interessi passivi esplosa in conseguenza del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, il cui ruolo nella crescita dello stock di debito pubblico fu ammesso dallo stesso Andreatta nel 1981: “Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale. Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta più difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato”.

Una “Congiura”, la fine della sovranità. L’origine della nuova erronea concezione di politica economica

Come riconosciuto da Andreatta, il divorzio nacque come “congiura aperta” tra Ministro del Tesoro e Governatore della Banca d’Italia, “nel presupposto che a cose fatte, sia poi troppo costoso tornare indietro”. Esso segnò una tappa importante in quel processo “eversivo” della nostra Costituzione economica, iniziato nel 1979 e culminato tra il 1992 e il 2002 con la firma del Trattato di Maastricht e la definitiva introduzione dell’Euro.

Una nuova concezione della politica economica non più indirizzata verso i valori sociali fondamentali del moderno Stato nazionale sovrano, ovvero la tutela della sovranità nazionale, la piena occupazione e l’estensione della sicurezza sociale, ma unicamente verso principi quali: 1)  L’indipendenza delle banche centrali; 2) La “stabilità dei prezzi”; 3) Il “pareggio di bilancio”; 4)  La “banca universale” dedita simultaneamente all’attività di deposito e risparmio da un lato, e di speculazione finanziaria dall’altro (sulla per ulteriori approfondimenti si rinvia al sito Movisol e alle teorie che da decenni Lyndon LaRouche continua a ripetere al mondo intero).

Una concezione economica in cui il ruolo centrale non è più quello dello Stato Nazionale Sovrano, ma quello delle banche, ormai titolari incontrastate del controllo della leva monetaria in un sistema in cui la “moneta bancaria” soppianta la “moneta statale” e in cui la speculazione finanziaria muove un giro d’affari pari a molte volte il PIL delle principali Nazioni del mondo. Nell’anno del fallimento di Lehman Brothers e dell’inizio della più devastante crisi economica della nostra storia, il rapporto debito/PIL italiano era al 106,09%, per poi superare in pochi anni il 130%. La crisi ebbe origine nell’espansione abnorme del mercato dei derivati, dei mutui immobiliari e della finanza speculativa privata, ormai affrancata dai vincoli che sotto il regime dell’abrogato “Glass-Steagall Act” americano e della legge bancaria italiana del 1936, vietavano l’esercizio congiunto dell’attività bancaria di deposito e risparmio da un lato e di speculazione finanziaria dall’altro. Immancabile fu il conseguente contagio nei confronti della finanza pubblica, indotto da un triplice ordine di fattori: la decisione dei governi occidentali e del Giappone di impiegare, a spese dei contribuenti, l’enorme somma di 30.000 miliardi di dollari per il salvataggio delle banche private; l’effetto “spread” sui titoli di Stato nei paesi periferici dell’eurozona, in conseguenza del c.d. “ciclo di Frenkel” generatosi a seguito dei differenziali inflattivi interni all’area valutaria non ottimale dell’Eurozona; i contraccolpi negativi delle politiche di austerità, con conseguente riduzione del PIL, della base imponibile e del gettito fiscale.

Gli stati sovrani falliscono, le famiglie vengono ridotte in miseria, ma si salvano le banche

Si osservi per inciso che mentre ai Governi è preclusa ogni forma di spesa a deficit, in nome del controllo dell’inflazione e della stabilità dei prezzi, sull’altare del salvataggio delle banche si bruciano somme pari a diverse volte il valore del PIL di una grande Nazione industriale, senza che peraltro questo comporti spirali inflattive di sorta. Ed è opportuno rammentare che il controllo dell’inflazione fu il pretesto usato per il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro nel 1981, benché fosse già allora chiaro che non è l’offerta di moneta a generare inflazione, almeno nella misura in cui l’incremento della base monetaria va a finanziare spese di investimento e a movimentare risorse economiche reali non utilizzate, ma è la crescita dei prezzi dovuta a fattori esogeni (negli anni ’70, lo shock petrolifero del 1973 e la nuova politica dell’OPEC) a generare una crescita della base monetaria. Senza tenere conto che un’inflazione non elevata, ma più alta di quella attuale consente allo Stato di finanziarsi in regime di “repressione finanziaria”, ovvero a un tasso più basso di quello di inflazione.

Gli Italiani devono prendere coscienza, come cittadini e come nazione, che tutti i giudizi sommari e incompetenti sulla storia economica italiana recente, regolarmente propinati da stampa, televisione e politici alla popolazione, sono completamente smentiti dai reali dati storici e dalle statistiche macroeconomiche.

Dalla fondazione della Repubblica al Trattato di Maastricht, l’Italia fu per quasi cinquant’anni il primo Stato al mondo per crescita economica, diventando negli anni Ottanta la quinta potenza economica mondiale per Prodotto Interno Lordo in valori assoluti (sul tema si rinvia agli interventi divulgativi del Prof. Nino Galloni, liberamente disponibili su internet). Ciò avvenne grazie alla proficua sinergia tra l’iniziativa imprenditoriale privata e gli investimenti pubblici nelle industrie a partecipazione statale, nelle grandi infrastrutture nazionali e nello stato sociale.

Ma la chiave di volta del miracolo italiano fu il pieno controllo della “leva monetaria” e della Banca d’Italia da parte del Ministero del Tesoro, nel quadro della normativa dettata dalla legge bancaria del 1936. Un sistema destinato a sgretolarsi nel trentennio successivo alla famosa lettera di Andreatta del 1981, con i drammatici risultati che oggi noi constatiamo.

Pertanto dal 1981 in poi, grazie ad Andreatta e Ciampi e a tutti coloro che nel tempo hanno legittimato il sistema, (da destra e da sinistra) la massa monetaria in circolazione è diventata “debito” per gli Stati e per i Popoli ed il debito significa “Schiavitù”, “controllo”, “dominio”, “perdita di sovranità”, “ricatto”. Diceva il compianto Prof. Giacinto Auriti: “Pagare un debito di moneta con altra moneta è impossibile: a lungo andare si paga con i propri beni o con il proprio lavoro non retribuito e quindi con la schiavitù”. In altri termini questo significa ed è dimostrato matematicamente, che non c’e’ sufficiente massa monetaria in circolazione fisicamente per pagare l’ammontare degli interessi sul debito, che cresce esponenzialmente, e quindi il debito comprensivo degli interessi cumulati non potrà mai essere ripagato se non con l’espropriazione dei beni che garantiscono i titoli di stato, ossia, con il nostro valore produttivo ed umano e con i nostri beni immobili. Ma saremmo comunque ancora in debito. Ed ancora, il Prof. Auriti ci interrogava come “Popolo” e come “Nazione”: “Ma voi volete essere proprietari o debitori della moneta che avete in tasca? Questa è la domanda che dovete porvi se volete cambiare lo stato di cose”. Questa classe politica, di destra e di sinistra, indifferentemente, che ancora oggi, in nome del risanamento di bilancio dello Stato e del mantenimento dello “status quo”, sopra denunziato nel suo “peccato originario”, continua con menzogne a terrorizzare psicologicamente il popolo circa le conseguenze nefaste dell’eventuale fuoriuscita dall’Euro e del conseguente riacquisto della piena sovranità monetaria (e fiscale, persa di recente), dimentica che la libertà non ha prezzo e che in diverse epoche della storia molti sono morti a difesa della libertà. E molti sono morti per la conquista di quei diritti in campo sociale che oggi sempre più vengono minacciati e compressi.

Concludendo, il sistema bancario privato (avendo fatto approvare segretamente da politici “portaborse dei banchieri” leggi inique e contro il popolo), oggi crea lui moneta dal nulla (al posto degli Stati sovrani) e la presta agli Stati “non più sovrani”, e poi si riappropria dei soldi prestati allo Stato, maggiorati degli interessi, attraverso le tasse inique e “anticostituzionali” in quanto palesemente contrarie al bene del “popolo sovrano” e volte all’arricchimento di pochi a danno di molti. Lo Stato dal canto suo, con il pareggio di bilancio, deve imporre sempre nuove e maggiori tasse per cercare di aumentare il gettito fiscale volto a ripagare il Debito Pubblico in mano delle banche private. Così facendo tuttavia lo Stato adotta politiche fiscali restrittive che penalizzano l’economia reale e gli investimenti produttivi e sia lo Stato sia i cittadini a lungo andare non avranno più i soldi per far funzionare l’economia. I cittadini a loro volta saranno costretti a chiedere prestiti alle banche private per pagare le tasse e non per fare investimenti e al tempo stesso saranno costretti a ridurre i loro consumi con conseguenti effetti recessivi. In tal modo si trasferisce progressivamente il Debito Pubblico al settore privato.

Quante volte i vari professori e politici e “tecnici prestati alla politica” ci hanno detto che: “digerite questa medicina amara oggi ma vi garantiamo che domani starete meglio”. Cambiano le facce, ma la “cantilena è sempre la stessa”. Eppure ogni anno si rinvia all’anno successivo ma dovrebbe essere evidente ormai che si tratta di menzogne. Non si sono visti ne si vedono infatti all’orizzonte i segni della ripresa promessa, né ce ne saranno né potranno esserci. Non fino a quando perdurerà questo sistema monetario e questo stato di cose.  Come si può infatti crescere e competere, uscire da questa spirale di recessione se si è costretti a fare debiti per pagare altri debiti?

Appare dunque chiaro che, in questo sistema monetario, chi ci dice che le tasse sono una medicina amara ma giusta da ingoiare per poi stare meglio mente sapendo di mentire ed è un “traditore” della patria, del popolo della nazione, di qualunque colore e partito politico egli sia, qualsiasi carica istituzionale egli ricopra. In tale sistema attuale dobbiamo sapere che le tasse sono una “espropriazione” perché non vanno allo Stato per svolgere le sue funzioni primarie che sono, come abbiamo visto sopra, sociali, di sicurezza, sanitarie, educative e di servizi e che non deve essere uniformato ai principi attuali quali: l’indipendenza delle banche centrali, la “stabilità dei prezzi”, il “pareggio di bilancio”, la “banca universale” dedita simultaneamente all’attività di deposito e risparmio da un lato, e di speculazione finanziaria dall’altro.

Abbiamo visto sopra cosa diceva il Prof. Giacinto Auriti. Rileggiamolo! Ripetiamolo! Mandiamolo a memoria! “Pagare un debito di moneta con altra moneta è impossibile a lungo andare si paga con i propri beni o con il proprio lavoro non retribuito e quindi con la schiavitù”.

“Schiavitù”. Ecco il fine ultimo al quale tutto il sistema attuale è proteso e che le menzogne di politici corrotti e traditori tenta di nascondere. E per fare questo, per sopprimere anche quei flebili moti di libertà, quei sussulti di orgoglio nazionale e di presa di coscienza che si intravedono oggi da più parti e che rappresentano un rischio per il sistema, temo che saranno anche disposti ad instaurare uno stato di polizia. I segnali di questo ci sono e sono evidenti, per chi vuole e sa coglierli. Ma ancora nulla è perduto e la situazione si può ribaltare. Abbiamo il dovere di provare a ribaltarla, come cittadini, come persone libere, che vogliono rimanere libere e aspirano a consegnare ai propri figli un mondo libero. Noi cattolici inoltre abbiamo un obbligo ulteriore in quanto dobbiamo lottare per la realizzazione del Regno Sociale di Cristo. Con gli occhi della fede non può certo sfuggire che tale progetto di asservimento delle nazioni e dei popoli, è un progetto di matrice “anticristica” (come altri di attualità), contrario all’uomo e alla realizzazione del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Forse le vicende che stiamo vivendo sono espressione e segni dell’ultima epoca già in atto, non lo sappiamo. Tuttavia dobbiamo avere pazienza e fiducia in quanto siamo certi come cattolici che “l’aurora di pace” sorgerà. Già Pio IX, pervaso dal senso di “un’attesa della fine” (dove la gloria della Chiesa e di Cristo sarebbe giunta dopo giorni di patimento e la crisi stessa della Chiesa che stiamo vivendo), esortava i fedeli ad avere pazienza e fiducia. Sono frequenti le sue dichiarazioni in tal senso: “Che l’aurora di pace debba sorgere è certo. Se presto non lo so” affermava ad esempio in un’udienza del febbraio 1871. Nell’attesa dell’aurora di pace tuttavia, non è lecito stare con le mani in mano. In primo luogo è necessario fare formazione ed informazione, studiare, approfondire, condividere ridestare le coscienze assopite. Poi, solo poi, si potrà combattere. Senza la formazione non vi è consapevolezza ed informazione e non si può combattere, nè diversamente si può capire contro chi combattere. E’ per questo che noi oggi desideriamo avviare questa piccola rubrica di formazione ed informazione di tematiche economiche, ma non solo, chiedendo alla Santissima Vergine Maria la Sua amorevole protezione.

Arturo Sermoneta