Aziende in crisi: a pagare sono sempre i lavoratori, padri e madri di famiglia!

Forse pochi cittadini/lavoratori sapranno che mentre con una mano si da alla  mamma 80 euro (lordi..) con l’altra manda di fatto disoccupato per sempre il papà. Vediamo come….

Una sentenza della Corte Costituzionale ha deciso di rendere ancora più neri i destini di migliaia di lavoratori di aziende in crisi in Italia. Essi perderanno di fatto in concreto la possibilità di incassare gli stipendi arretrati ed il Tfr se la loro azienda (come  la maggioranza di quelle in crisi)  non ha provveduto a versare l’Iva e le ritenute (cosa molto probabile nelle aziende in crisi!).

Per effetto di questa sentenza il credito iva e quello per ritenute effettuate e non versate assume un livello di tutela superiore rispetto al livello di tutela dei lavoratori (leggasi padri e madri di famiglia) statuiti dal codice civile, i quali sono messi in secondo piano. Ma a chi importa? C’è qualche politico oggi che si occupi dei lavoratori e delle loro famiglie? No! Anzi l’obiettivo finale oggi è la distruzione della famiglia, con ogni mezzo. Lo percepiscono i cattolici, con gli occhi della fede. In larghissima parte costoro sono “padri di menzogna” e “falsi maestri” che hanno perso ogni “dignità”. Ma prima di accusarli, per favore domandiamo a noi stessi di chi sia la responsabilità dell’ora presente e tanto grave. Se oggi siamo cosi allo sbando da fidarci ed affidarci a costoro e alle loro vane promesse. Per uscire dalla situazione attuale è necessaria una “moralizzazione” del Paese che deve necessariamente partire da ciascuno di noi e, prima prendiamo coscienza di ciò, prima si avvierà tale processo. Da dove partire? Riscopriamo chi siamo, da dove veniamo, quali sono i valori fondanti la nostra civiltà. Una civiltà Cattolica, piaccia o no al mondo attuale.

Dopo questa premessa/divagazione, vediamo ora i problemi concreti della sentenza:

1) i lavoratori  non percepiranno alcuna somma di denaro. Rischiano di non ricevere più nulla dai concordati di aziende in crisi che non hanno versato iva e contributi.

2) non si faranno più concordati in “continuità aziendale” con aziende indebitate per iva. Quale lavoratore deciderà di non ricevere nulla o quasi del suo  credito per rimanere a lavorare in una azienda in concordato in continuità?

3) anche i professionisti e gli artigiani percepiranno  poco o nulla. In recenti concordati di aziende che hanno debiti iva gli artigiani ed i professionisti anzichè avere un credito garantito al 100% hanno avuto circa il 7%. In questo modo gli artigiani ed i professionisti sono caldamente invitati ad abbandonare da subito le società già in crisi al loro destino.

4) ma il problema si pone anche nel caso di fallimento della  società! Facciamo un esempio: la società X è prossima al fallimento. I lavoratori  che nel frattempo hanno percepito delle somme dovranno restituirle nell’ipotesi di fallimento se tali importi saranno stati distribuiti senza aver pagato le pre-deduzioni.

Arturo Sermoneta

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