Alcune riflessioni sulle cattedrali gotiche

Tutte le manifestazioni dell’umano risentono inevitabilmente della cultura da cui si sviluppano. La letteratura risente del suo tempo, così la musica, così anche le arti figurative. E’ un fatto che non si può negare.

Da qui si capisce perché la cosiddetta arte dei nostri tempi non solo è tutto fuorché arte, ma è anche brutta. Non basta definirla incomprensibile (perché tale è), è anche inguardabile; e, nei casi limite, è perfino disgustante. Chi solitamente mi legge si ricorderà ciò che scrissi in qualche mio articolo di apologetica artistica sull’arte contemporanea e sul perché si è arrivati ad “opere” come La fontana di Duschamp (un orinatoio!) come M(…) di artista di Piero Manzoni (scatole di latta piene – a detta dell’autore- delle sue feci). Nulla di sorprendente: in un tempo di negazione di qualsiasi ordine valoriale (nichilismo), anche l’arte deve essere negazione di qualsiasi virtù e di qualsiasi bellezza. E se non c’è più un criterio per distinguere il vero dal falso e il bene dal male, allora non solo non c’è un criterio per distinguere il bello dal brutto, ma anche le azioni nobili da quelle sconvenienti e perfino volgari. Tutto diventa rappresentabile, un gesto eroico così come un atto di defecazione.

Dunque ogni epoca si merita la sua arte. Ed ecco perché l’arte medioevale è profondamente diversa da quella dei nostri tempi. Prendiamo l’architettura gotica e analizziamola non tanto nelle sue caratteristiche fondamentali di cui si parla abbastanza su qualsiasi testo di storia dell’arte, quanto di quelle più taciute, ma che forse sono le più importanti per capire il senso più profondo di questa architettura.

La levità

Ciò che immediatamente colpisce delle cattedrali gotiche è la levità. Si sa che il marmo è un materiale durissimo e solidissimo, tant’è che quando idiomaticamente si vuole intendere qualcosa di estremamente solido e robusto si dice: sembra marmo! Il marmo per la sua solidità tende al basso, tende cioè a solidificarsi e a fondersi con la terra, offrendo inequivocabilmente l’idea della stabilità. Ma ciò che esprime la cattedrale gotica è una dinamica che sembra impossibile, eppure si manifesta chiaramente dinanzi allo sguardo: la durezza e la pesantezza del marmo si trasforma in un’impossibile leggerezza tendendo verso l’alto come la fiammella di una candela che si fa sottile-sottile allungandosi in su. La cattedrale gotica è una massa di marmo che, osservata verso il basso, mostra tutta la sua saldezza e il suo radicamento; ma, guardata verso l’alto, sembra fiamma leggerissima che leggiadramente si orienta verso l’alto. Insomma, la cattedrale gotica volutamente esprime un’apparente contraddizione: da una parte, la solidità e l’ancoraggio alla terra; dall’altra, la tensione verso il cielo. Si tratta di quello che è il mistero dell’uomo. Da una parte questi deve ancorarsi alla concretezza del reale e della vita; dall’altra tale concretezza non è fine a se stessa ma tutta orientata verso la salvezza della propria anima e quindi verso la conquista del Paradiso. Si tratta di ciò che deve fare la cultura umana, che, pur orientata verso il progresso, deve sempre radicarsi nella conservazione della tradizione e quindi nella convinzione che la Verità non muta e che questa deve sempre giudicare il divenire storico.

I gargoyles

Ma c’è un altro elemento che rende caratteristiche le cattedrali gotiche, un elemento che non sempre viene sottolineato, ma che è tutt’altro che trascurabile. Mi riferisco alla presenza all’esterno di queste cattedrali di sculture che raffigurano esseri mostruosi, i cosiddetti gargoyles. C’è chi ha parlato di funzione apotropaica di queste figure, come dire: il male che scaccia il male, il brutto che scaccia il brutto, il demoniaco che scaccia il demoniaco. Spiegazione che non regge. Il senso è invece ben altro. Tali figure stanno a significare che la cattedrale veniva considerata dall’uomo medioevale come la presenza dell’eterno nel tempo e dell’infinito nello spazio. Entrare nella cattedrale voleva dire entrare nella dimensione paradisiaca, dove il male è stato definitamente scacciato e sconfitto. Fuori c’è ancora (ecco perché raffigurazioni mostruose all’esterno), ma dentro no, non c’è più. D’altronde questa idea secondo cui l’interno della chiesa sia prefigurazione della vita eterna era già abbondantemente presente prima dell’architettura gotica. Le chiese alto-medievali costruite a forma ottagonale rappresentano la dimensione dell’ “ottavo” giorno. I giorni del tempo sono sette, l’ “ottavo” è ciò che è dopo il tempo, è la dimensione dell’eternità.

La penombra

Un’altra caratteristica ancora: la penombra. L’interno delle cattedrali gotiche (ma non solo di quelle gotiche) è immerso nella penombra. C’è chi ha detto che tale semi-oscurità servisse affinché potesse meglio risaltare il contrasto cromatico delle ricche e numerose vetrate (si pensi a quelle stupende di Chartres). In realtà questa spiegazione è vera ma non è sufficiente. L’uomo medievale, forte della sua indole spiccatamente realista e pratica, sapeva bene quanto i colori, le forme e la luce possano influenzare la psiche. Sapeva bene, pertanto, che l’uomo si concentra meglio nella preghiera quando la luce non è né intensissima né completamente assente, bensì quando è smorzata. Una penombra che in quei tempi diveniva ancora più incisiva perché la luce votiva non era fatta di banalissime e fredde luci elettriche ma dalla calda e suggestiva fiamma delle candele.
Potremmo ancora dilungarci, ma andremmo ben oltre l’articolo. Ci basti pensare quanto queste piccole-grandi caratteristiche delle cattedrali gotiche siano un segno plastico di un’epoca in cui l’uomo era ben consapevole di quale fosse il suo vero posto nel reale; un uomo che sapeva bene di poter cogliere se stesso solo nella dimensione della creaturalità e quindi nell’affidamento al divino.

C. Gnerre

Corrado Gnerre insegna antropologia filosofica presso l'Università Europea di Roma. E' inoltre scrittore e fondatore de "Il Cammino dei Tre Sentieri".