A proposito del Natale e della stampa “di destra”

di Enrico Galoppini

Tutti oramai sanno del “Natale abolito” dal preside di una scuola di Rozzano. Un comune italiano che per qualche giorno è diventato il centro d’Italia. Il centro di una disfida surreale, tutta mediatico-politica, frutto di una serie di equivoci più o meno correlati.

Mi chiedono di dire la mia anche su questo, ma fatico davvero a scrivere un commento conciso, perché effettivamente questa cosa meriterebbe un trattato. Un trattato di religione, di storia, di politica, di sociologia, di antropologia e, perché no, di psicopatologia. Un’opera ponderosa nella quale individuare il bandolo della matassa che tiene insieme tutta la cosiddetta “mentalità moderna”, nella specifica variante “di destra”.

Per prima cosa, partiamo dal concetto di “notiziabile”. Che cosa è una “notizia”? Ebbene sì, anche un fatto sinceramente irrilevante come questo. Ma siccome fa brodo per qualcuno, e cioè per una certa opinione pubblica che, come tutte le opinioni pubbliche, è estorta col martellamento mediatico (anche se fa leva su sentimenti di base in un certo senso sedimentati), il fattarello che al massimo poteva condire la polemica paesana diventa una notizia da prima pagina sulla quale ci vorrebbero distrarre e far scannare all’infinto.

Ciascun giornale – “di destra”, “di centro” o “di sinistra” che sia – gioca a questo ridicolo intrattenimento del “caso del giorno”. E le trasmissioni di cosiddetto “dibattito” ed “approfondimento” ci vanno a nozze. Ma sì, rivoltiamo all’infinito il calzino della scuola di Rozzano… come se non stesse per scoppiare una guerra mondiale.

“Il Giornale” – more solito – tira la volata all’islamofobia facile, ed ecco che questa faccenda del “Natale vietato” a scuola viene strumentalizzata per attaccare per la milionesima volta l’Islam. Una specie di “signor Islam”, come ho scritto da qualche altra parte.

Ma da dove provengono tutti questi scrupoli sul Natale a scuola? Non certo da presidi musulmani (non ce ne sono). Né da famiglie di alunni musulmani. No, provengono dalla mentalità atea e laicista diffusa perlopiù tra persone che si definiscono “di sinistra”. Unaforma mentis che, volenti o nolenti, è uno dei portati più nefasti dell’osannata “modernità”. Cioè la stessa ottimamente rappresentata dalle vignette del Charlie Hebdo e per la quale dovremmo tutti immolarci contro il “califfo”, al seguito dell’Armata del Bene occidentale guidata dalle avanguardie “destriste” seguite dalle retrovie “sinistrate”.

Ora, è vero che i laicisti estremisti strumentalizzano la presenza di stranieri con le loro tradizioni culturali e religiose per facilitare l’imposizione del laicismo stesso, e cioè dell’irreligiosità (o indifferentismo religioso). Una cosa astutamente camuffata per secoli da “agnosticismo” o “ateismo”: due posizioni “dignitose”, perché comunque comportano una riflessione filosofica, rispetto ad un “laicismo” che nei fatti corrisponde all’apologia dell’ignoranza imposta a tutti ed eletta a dogma.

Qui l’Islam ed i musulmani non c’entrano nulla. Infatti non si trovano frotte di musulmani favorevoli a scelte come quella del tal preside laicista. Se qualche musulmano lo è (e si tratta di qualche italiano “convertito” in dispregio alla sua religione d’origine), siamo di fronte ad un atteggiamento superficiale di chi non capisce che alla fine la tabula rasa delle tradizioni cristiane nuocerà anche alla pratica della religione islamica. E – sia detto per dovere d’informazione – in tutti i paesi a maggioranza musulmana che non siano le petromonarchie tanto care all’Armata del Bene moderna e occidentale il Natale è sempre stato celebrato in gran pompa, con soddisfazione anche dei non cristiani, che così hanno comunque l’occasione di godere di un piacevole clima di festa e scambi di auguri. Ed aggiungiamo pure che i musulmani rispettano profondamente sia Gesù che la Vergine Maria, tante volte questa cosa fosse sfuggita ai redattori del “Giornale”.

Detto questo, una posizione sbracata come quella del quotidiano diretto da Sallusti e di proprietà della famiglia Berlusconi mette in moto anche la solita contrapposizione fasulla fra “tolleranti” ed “intolleranti”, quando tutti alla fine convergono solidalmente nell’unico risultato gradito alla “modernità”, che è l’aver espunto la religione da ogni ambito, scuole comprese.

Poi c’è la particolare questione della “destra”, rappresentata anche dal “Giornale”. Una “destra” poco incline alla Tradizione con la T maiuscola, e molto innamorata dell’America. Una “destra” di cowboy all’amatriciana col santino d’Israele in tasca. Come si fa ad essere “paladini” del Natale ed abbracciare entusiasticamente il cosiddetto “libero mercato”? Non si rendono conto che tutta la deregolamentazione del mondo del lavoro, che passa come un bulldozer sulle feste comandate, va in contrasto con una vita che rispetti i tempi ed i modi della religiosità? Ma che dico, contrasta con la minima concezione di una famiglia che non voglia sfasciarsi in men che non si dica, tra le tempeste del “precariato” e dei debiti contratti con le loro care banche! Vogliamo poi parlare dell’ammirazione incondizionata del Sionismo e del trattamento riservato ai luoghi più sacri della tradizione cristiana dai “fondamentalisti” ebraici? Sputi sulle porte delle chiese e persino addosso ai religiosi cristiani in processione: ma per questi lestofanti esiste solo il “Natale chiuso per Islam” (prima pagina del 28/11/2015)!

Burqa_FlagA questi mestatori professionisti nell’aizzare la plebe, la religione cristiana interessa solo come elemento identitario (che ha un suo perché, per carità), da brandire però contro il musulmano in nome di una Crociata indetta dall’America e dai suoi lustrascarpe. Il Cristianesimo, o meglio un Cattolicesimo protestantizzato (cioè quello degli “atei devoti” Spaghetticons), diventa così uno dei due elementi delle fantasiose “radici giudaico-cristiane” dell’Europa. Il che, tradotto in parole povere, significa l’Occidente (cioè l’Europa fagocitata nel modello americano) più Israele (l’avamposto occidentale nel Levante e “l’unica democrazia del Medio Oriente”) contro l’Islam ed i musulmani da sterminare in blocco con “una bella atomica e non se ne parla più”.

Ma c’è anche un altro grave equivoco in questa stessa stampa “di destra”, evidenziato dalla pubblicità del libro di De Felice su Mussolini nella prima pagina summenzionata. Uno studio, peraltro, quello dello storico reatino, pubblicato a suo tempo dalla Einaudi, in mezzo a polemiche pretestuose e faziose mai sopitesi, ma che come tutto ciò che non trasuda “pregiudiziale antifascista” è finito, in questo consunto ed eterodiretto gioco delle parti italiota post-bellico, tra gli indispensabili orpelli della “destra culturale”, sempre che si possa parlare di cultura al riguardo di certi individui. Un equivoco grande come una montagna che non è in alcun modo in mio potere far cessare, tali e tanti sono i condizionamenti d’ogni genere inoculati negli italiani nel corso di questi settant’anni che han fatto seguito alla nostra sconfitta militare e alla successiva occupazione della nostra terra nonché delle nostre coscienze.

Questa stampa “di destra” – a differenza di quella “di sinistra” – si mostra dunque volentieri rispettosa verso il Fascismo, in quanto lo riducono idealmente ad un mero “regime d’ordine” (saltandone tutta la portata rivoluzionaria, all’interno e all’esterno). Tuttavia ciò ingenera l’equivoco (soprattutto tra la gente “di sinistra”) che si abbia a che fare con dei “fascisti”, o comunque ambienti e modi di vedere che hanno qualcosa a che fare col Fascismo (1922-1945). Ergo, l’islamofobia è “fascista”. E, conseguenza ancor più deleteria e catastrofica, il Fascismo finisce per equivalere a “destra”. Addirittura al peggio della “destra” filo-americana!

Bene, nulla di più falso, perché basta conoscere la storia delle relazioni tra l’Italia del “Ventennio” ed il mondo islamico per rendersi conto dell’abissale differenza con tutta “la destra” possibile ed immaginabile in regime democratico e per giunta sotto occupazione straniera.

fascismoeislamSono tuttavia consapevole che in questo ragionamento verrò seguito da una sparuta rappresentanza dei già miei pochi lettori. Lettori pochi ma buoni, che sapranno che diversi anni fa ho pubblicato un libro significativamente intitolato Il Fascismo e l’Islam, nel quale, prima dei solidi e documentati studi di Stefano Fabei, davo conto dei rapporti invero “sorprendenti” tra l’Italia durante il regime fascista ed ampi e rappresentativi ambienti del mondo arabo-musulmano. Per chi vuole sapere e capire, le informazioni e gli spunti di riflessione dunque non mancano.

Quale poteva essere, per esempio, il terreno comune di un’azione, non solo meramente “politica”, tra il Fascismo – che all’epoca, non lo dimentichiamo, emergeva come un’autentica “rivoluzione conservatrice” al di là di Capitalismo e Bolscevismo – ed i rappresentanti della tradizione islamica? I soliti pappagalli post-1945 risponderanno: l’antisemitismo! Come se tutto ruotasse intorno a quello, di cui hanno un disperato bisogno. Si ragioni, piuttosto, e non si ci si faccia abbindolare dalle mode, più o meno durature, del mondo delle idee.

Oggi che i nodi vengono al pettine, e il nulla della cosiddetta “modernità” c’interroga nel profondo delle coscienze, emerge quanto mai attuale ed impellente quell’intesa e, a tratti, alleanza fattiva, che portò sia “noi” che “loro” a combattere nel momento della verità, sulla stessa barricata, contro il nemico comune “occidentale”. Lo stesso di oggi, nel quale – in quanto è la punta avanzata della “modernità” – proliferano tutte le false opposizioni utili ad abbindolare e traviare, per imbarcarlo in una “causa” non sua, il povero e sprovveduto lettore di questa stampa “di destra” che, mentre si ritiene pure simpatizzante del Fascismo, non si pone nemmeno il problema di che cosa sia stato il rapporto tra il Fascismo stesso ed il mondo arabo-musulmano.

Fonte: “Il Discrimine”